Intervista a Silvia Arlanch, Presidente Dolomiti Energia

Quali sono i più sfidanti obiettivi con impatto positivo sull’ambiente che vi siete posti per i prossimi anni?
La sfida più ambiziosa è contribuire alla transizione energetica con un approccio integrato, che coniughi crescita industriale, rinnovabili, resilienza del sistema elettrico e sviluppo dei territori. Il nostro Piano Strategico al 2030 prevede 2,2 miliardi di euro di investimenti destinati alla crescita delle rinnovabili, al rafforzamento delle reti e allo sviluppo di soluzioni di flessibilità energetica. Puntiamo a superare i 2 GW complessivi di potenza installata e a diversificare ulteriormente il mix energetico con eolico e fotovoltaico. La sfida è aumentare la capacità produttiva di energia da fonti rinnovabili e mettere le infrastrutture nelle condizioni di integrarla in modo efficiente e sicuro, contribuendo alla riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili e alla transizione energetica del Paese. Infine, abbiamo integrato la nostra strategia con un Piano di Sostenibilità, che mette nero su bianco una rotta tracciata non solo in base ai megawatt installati, ma anche nella capacità di creare valore duraturo per persone, imprese e territori.
Avete da poco ottenuto la certificazione Top Employer Italia 2026: quali sono gli aspetti più rilevanti della strategia people della vostra azienda?
Uno dei pilastri del nostro Piano Strategico al 2030 prevede di superare le 2.000 persone. In un’azienda che cerca talenti per sviluppare nuove competenze – abbiamo assunto 164 persone solo nel 2025 – e che ha un fortissimo legame con il proprio territorio d’origine, l’ambizione industriale ha senso solo se procede insieme alla crescita delle persone. La nostra People Strategy mette al centro qualità dell’ambiente di lavoro, diversità e inclusione, parità di genere, equilibrio vita-lavoro grazie a programmi completi di welfare, crescita delle competenze, supporto alle famiglie e a chi sceglie la mobilità sostenibile. La certificazione Top Employer Italia 2026 riconosce che i nostri progetti HR rendono concreto un principio che riteniamo basilare: prendersi cura delle persone è la condizione essenziale per permettere loro di dare il meglio e sentirsi valorizzate, responsabilizzate e coinvolte nel raggiungimento degli obiettivi.
In che cosa consiste il progetto Hydrotour Dolomiti e come ne misurate l’impatto?
Con Hydrotour Dolomiti abbiamo aperto al pubblico i nostri impianti idroelettrici, trasformandoli in spazi di conoscenza, sempre nell’ottica di fare sinergia con i territori e generare valore per la comunità. Entrare in una centrale o in una diga significa comprendere come l’acqua diventa energia, ma anche conoscere il ruolo, la storia e le responsabilità che legano gli impianti al territorio. La nostra unità di misura principale è il coinvolgimento del pubblico: dall’avvio nel 2014 a oggi abbiamo accolto circa 140 mila visitatori. Nei primi otto mesi del 2026 abbiamo già avuto 6.700 partecipanti, tra studenti in visita guidata, intere famiglie, turisti e curiosi. Sono numeri che raccontano un interesse reale e ci spingono a migliorare ancora la qualità dell’esperienza per sensibilizzare alla transizione energetica, lavorando in relazione con scuole, realtà culturali e operatori locali.
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