DE&I: creare spazi in cui le persone possano davvero contribuire
Intervista a Lucia Speranza, CSRnative

Che cosa significa per te lavorare in un ambiente davvero inclusivo?
Per me un ambiente davvero inclusivo è un luogo in cui le persone non devono conformarsi a un modello per essere ascoltate. È un contesto in cui ciascuno può contribuire con il proprio punto di vista e sentirsi legittimato a farlo.
Nel mio percorso professionale, tra FMCG, consumer healthcare e pharma, ho lavorato con team internazionali, funzioni aziendali diverse e persone appartenenti a generazioni e culture differenti. Questa esperienza mi ha insegnato che i risultati migliori non nascono dall’uniformità, ma dalla capacità di mettere a confronto prospettive diverse attorno a un obiettivo comune.
Inclusione, però, non significa assenza di attriti. Significa creare un contesto in cui le differenze possano trasformarsi in confronto costruttivo anziché in barriere. Per questo credo che la vera inclusione si misuri quando le persone non sono semplicemente presenti, ma quando hanno la possibilità di influenzare le decisioni, contribuire alle idee e generare impatto. È lì che la diversità smette di essere una caratteristica e diventa un vantaggio competitivo.
Quali sono oggi le aspettative delle nuove generazioni nei confronti delle aziende quando si parla di tematiche DE&I?
Credo che le nuove generazioni abbiano contribuito a portare un cambiamento importante: si aspettano maggiore coerenza tra i valori dichiarati dalle aziende e ciò che accade concretamente nella vita organizzativa.
Oggi non basta affermare di credere nella diversità o nell’inclusione. Le persone osservano come questi principi si riflettano nelle opportunità di crescita, nei processi di selezione, nello sviluppo delle carriere e nella cultura aziendale.
Cercano inoltre contesti in cui il confronto sia autentico e il rispetto reciproco rappresenti la norma. Ambienti in cui sia possibile esprimere il proprio punto di vista e in cui il dialogo tra generazioni, esperienze e sensibilità diverse venga considerato una risorsa.
In uno scenario sempre più complesso e in continua evoluzione, questa apertura non ha solo una valenza culturale. La capacità di ascoltare prospettive diverse aiuta le organizzazioni a comprendere meglio i cambiamenti, prendere decisioni più consapevoli e innovare con maggiore efficacia.
Qual è la priorità su cui le aziende dovrebbero concentrarsi per trasformare questi valori in pratiche concrete?
Se dovessi identificare una priorità, parlerei di cultura aziendale.
Troppo spesso la DE&I viene affrontata come un insieme di iniziative o progetti specifici. In realtà il cambiamento avviene quando questi valori entrano nelle decisioni quotidiane, nei comportamenti dei leader e nel modo in cui le persone collaborano tra loro.
Nel mio percorso ho cercato di promuovere questi principi non solo all’interno delle organizzazioni, ma anche attraverso i brand che ho gestito. Credo infatti che i brand possano contribuire a generare consapevolezza e diffondere una cultura più inclusiva anche al di fuori dell’azienda.
Un’esperienza particolarmente significativa è stata il progetto RigenerAzione, sviluppato in Guatemala. L’intero impianto strategico dell’iniziativa si fondava sul rispetto delle diversità culturali, sociali e territoriali delle comunità coinvolte. Lavorare a un progetto che metteva al centro l’ascolto e il dialogo con realtà molto diverse tra loro mi ha insegnato quanto sia importante evitare di imporre una visione unica e costruire invece percorsi capaci di accogliere e valorizzare prospettive differenti.
Questo approccio è stato riconosciuto anche all’esterno dell’azienda, attraverso premi e riconoscimenti legati al suo impatto sociale e culturale. Il progetto ha inoltre contribuito a far emergere il brand come esempio virtuoso nell’ambito del Diversity Brand Summit, dimostrando come un marchio possa andare oltre il proprio ruolo commerciale e contribuire concretamente a diffondere valori di inclusione, rispetto e partecipazione.
Quell’esperienza mi ha confermato che la diversità non è solo un valore etico, ma anche una leva di innovazione. Per questo credo che la vera priorità oggi sia costruire una cultura dell’inclusione fatta di comportamenti concreti, ascolto e leadership. Non è sempre semplice: il confronto tra punti di vista diversi può generare attriti, ma è proprio lì che nascono le idee migliori e il cambiamento più duraturo.
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