Le voci dei protagonisti: Consorzio Vini DOC Delle Venezie

Intervista a Stefano Sequino, Direttore Consorzio Tutela Vini DOC delle Venezie

Stefano Sequino

Quale approccio adottate come Consorzio per affrontare i cambiamenti che investiranno la filiera nei prossimi anni?
Il nostro approccio parte dalla necessità di leggere per tempo le trasformazioni e costruire gli strumenti per governarle. Per questo mettiamo in relazione imprese, tecnici e mondo della ricerca, sviluppando sperimentazioni capaci di affrontare insieme evoluzione climatica, produttiva e dei consumi. Stiamo lavorando, ad esempio, sul Pinot Grigio a basso grado alcolico naturale, attraverso pratiche agronomiche ed enologiche, e sulle varietà resistenti alle malattie (c.d. PIWI), valutandone le potenzialità in termini di riduzione degli input e adattamento climatico. A questo affianchiamo l’analisi dei mercati e dei consumatori: innovare significa comprendere come produrremo domani, quale domanda saremo chiamati a soddisfare e come preservare nel tempo la competitività delle imprese, il lavoro e il valore generato nei territori.

In che modo coinvolgete i vostri stakeholder nelle riflessioni strategiche di sostenibilità?
Per una denominazione che coinvolge Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino, la sostenibilità deve necessariamente essere un percorso condiviso e inclusivo. Il Consorzio promuove il confronto tra produttori, istituzioni, organismi di controllo, tecnici e ricerca, affinché esigenze differenti possano tradursi in una visione comune. Ne è un esempio il Tavolo di lavoro interregionale del Pinot Grigio, che consente di condividere dati, fabbisogni e prospettive della filiera. Crediamo che sostenibilità significhi condividere conoscenza e responsabilità, ma anche considerare gli effetti delle scelte sulle imprese, sulle persone che vi lavorano e sulle comunità che vivono i territori della Denominazione.

Come traducete sostenibilità e innovazione in strumenti concreti?
La sostenibilità diventa concreta quando riesce a tenere insieme ambiente, economia e dimensione sociale. Le sperimentazioni sul basso grado naturale e sulle varietà resistenti rispondono a questa logica: ridurre gli input, adattarsi al clima e intercettare nuove esigenze del mercato preservando l’identità della DOC. Ma sostenibilità significa anche garantire equilibrio alla filiera: per questo adottiamo strumenti di governo dell’offerta e programmazione del potenziale produttivo, accompagnando la produzione alla domanda e alle esigenze di mercato. Un modello è realmente sostenibile se tutela le risorse naturali e, allo stesso tempo, consente alle imprese di investire, salvaguardare il lavoro e il valore per le persone e le comunità dei territori nel lungo periodo. In questa visione rientra anche la sostenibilità sociale, che contribuisce alla vitalità dei territori della denominazione, valorizzandone anche la dimensione enoturistica, e investe sulle nuove generazioni e sulle competenze di domani. Ne è un esempio la collaborazione con Re.N.Is.A. – Rete Nazionale degli Istituti Agrari, attraverso la quale il Consorzio rafforza il legame tra formazione e mondo del lavoro.

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