Premio Impatto: intervista a Marina Fiorino​

Premio Impatto: intervista a Marina Fiorino​

In occasione della 10° edizione il Salone ha lanciato il Premio Impatto per portare l’attenzione sull’importanza di misurare e valutare l’impatto generato da progetti che intendono contribuire al percorso verso lo sviluppo sostenibile.  Abbiamo intervistato Marina Fiorino, Project Manager di Jointly il welfare condiviso, una delle 6 organizzazioni vincitrici.

Il tuo progetto ha vinto la prima edizione del Premio Impatto. Ce ne puoi parlare?

Professione Genitori è un programma di People Caring rivolto alle aziende che vogliono supportare i propri collaboratori genitori nella crescita di un/a figlio/a, in ottica di una migliore work-life integration. I genitori hanno accesso a 4 diversi moduli per affrontare con successo le principali sfide della genitorialità, nelle fasi critiche della crescita del figlio: 1. SOS Genitori: rivolto a genitori con figli da 0 a 18 anni, per supportarli nello sviluppo di competenze utili nel ruolo di adulto e di genitore; 2. Genitori digitali: rivolto a genitori con figli di 5-15 anni, per educarsi al corretto uso del digitale; 3.Push to Open Junior: rivolto a genitori con figli di 12-13 anni, per supportarli e orientare i ragazzi nella scelta della scuola superiore; 4. Push to Open Diplomandi: rivolto a genitori con figli di 17-18 anni e ai loro figli, per aiutarli a scegliere consapevolmente cosa fare al termine del ciclo scolastico. I percorsi vengono avviati in momenti diversi dell’anno per fornire numerose occasioni di dialogo ai genitori, per affiancarli nei momenti specifici rispetto alle scelte di vita dei ragazzi e per aprire il confronto tra genitori di diverse aziende e comunità. Il programma, infatti, è erogato in modalità interaziendale e permette lo scambio delle esperienze, oltre che la “contaminazione” e la promozione di una consapevolezza condivisa. Per raggiungere tutti su tutto il territorio nazionale, l’erogazione dei corsi avviene da remoto, in orario non lavorativo, attraverso una piattaforma di community based learning, che permette di accedere ai seminari, realizzati sempre in live streaming, e visualizzare i contenuti registrati anche in differita, interagire online con gli esperti e confrontarsi con gli altri genitori e studenti nella community, accedere a contenuti on demand e approfondimenti suggeriti dai docenti senza vincoli di orario e secondo la propria disponibilità di tempo.

Le organizzazioni decidono di intraprendere un percorso di misurazione dell’impatto per poter rendicontare il proprio impegno. In che modo è stato utile anche per migliorare i progetti e la gestione della tua organizzazione? 

L’analisi di impatto ci insegna che il cuore di questo esercizio di misurazione è basato su alcune semplici domande: “perché misurare” e “a chi interessano queste informazioni e che uso può farne”?.
Il purpose di ogni progetto va cercato in queste risposte e determina, di conseguenza, l’uso di misurazioni e di metodologie evolute per decidere e monitorare una scelta che ha sempre delle conseguenze. La metodologica di valutazione d’impatto, avviata con Professione Genitori e ora estesa ad altre soluzioni Jointly, ci ha permesso di individuare più chiaramente il modo per migliorare il dialogo con tutti gli stakeholder, fornendo informazioni utili sugli effetti e le esternalità positive delle iniziative di Welfare. Questo approccio trasparente ci ha permesso, inoltre, di chiarire gli ambiti di impatto che Jointly riconosce come driver strategici e di ragionare sulla conseguente (ed eventuale) evoluzione dei progetti in ottica di continuous improvement, massimizzando l’efficacia nella distribuzione delle risorse e attivandone di nuove, in risposta ai diversi e nuovi bisogni delle persone. Da quest’anno, infine, siamo diventati società Benefit e puntiamo, quindi, a consolidare la rendicontazione d’impatto del nostro operato; questo impatto andrà misurato secondo la normativa e comunicato in modo trasparente in linea con quanto fino ad oggi realizzato per il progetto “Professione Genitori”, ma esteso a tutto il perimetro di attività di Jointly.

Le voci dei protagonisti: intervista a Eurotech

Le voci dei protagonisti: intervista a Eurotech

Intervista a Federica Maion, Corporate Communication Manager Eurotech

Eurotech sviluppa e fornisce soluzioni hardware e software per Internet of Things e Edge AI. In che modo i vostri servizi possono aiutare le aziende nel percorso di sviluppo sostenibile?

In Eurotech, contribuiamo ad accrescere il potenziale dell’edge, ossia la periferia della rete, dove i dati vengono generati e raccolti: dando maggiore efficienza nei diversi settori di applicazione, utilizzando l’IoT per creare servizi più facilmente accessibili, ridurre gli spechi e costruire processi sempre più efficienti ed integrando l’Edge AI (intelligenza artificiale implementata sul campo, ad esempio a bordo macchina) nei dispositivi industriali favorendo la trasformazione da automatico ad autonomo.
I nostri prodotti e soluzioni vengono applicati in settori ad alta complessità con l’obiettivo di garantire supporto a lungo termine, ridurre i consumi energetici e rendere il processo non solo digitale, ma anche sostenibile.

Quali sono invece gli obiettivi di sostenibilità perseguiti dalla vostra organizzazione?

Nel corso dell’ultimo anno, i nostri progetti e iniziative hanno avuto un impatto su 5 dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile ideata dalle Nazioni Unite: salute e benessere, istruzione di qualità, parità di genere, lotta contro il cambiamento climatico e partnership per gli obiettivi.
Sul lato delle emissioni, abbiamo in progetto di ridurre l’impatto ambientale – cosa che gradualmente sta avvenendo già negli ultimi anni, in particolare nelle sedi dove sono presenti stabilimenti produttivi (Giappone) – utilizzando sempre di più fonti di energia alternativa e rinnovabili.

Eurotech insieme a WaterView ha introdotto una soluzione che permette di trasformare le telecamere presenti sul territorio per rilevare i primi segnali di emergenza meteorologica. Ci racconti del progetto.

La partnership con WaterView – siglata a dicembre 2021 – ci riporta all’ultimo obiettivo dell’Agenda. La startup torinese è specializzata in soluzioni di computer vision basate su AI (intelligenza artificiale) in ambito meteorologico, idrologico e della modellistica ambientale.
Tali soluzioni di AI possono essere facilmente integrate e implementate su infrastrutture già esistenti di telecamere per trasformarle in sensori intelligenti per rilevare i primi segnali e valutare i danni di forti piogge, neve, inondazioni e incendi. Alcuni esempi includono quelle installate su edifici, semafori, tralicci, torri di telecomunicazioni, strade e autostrade, binari o a bordo di veicoli e treni.
Dall’aggiornamento del software dei dispositivi fino alla completa configurazione e gestione da remoto, il nostro hardware e software integrato ha consentito l’implementazione dell’applicazione in modo semplice, riducendo gli effort di integrazione e consentendo inoltre la gestione remota e in sicurezza dell’intera infrastruttura già esistente.

Premio Impatto: intervista a Giovanni Bruno

Premio Impatto: intervista a Giovanni Bruno

In occasione della 10° edizione il Salone ha lanciato il Premio Impatto per portare l’attenzione sull’importanza di misurare e valutare l’impatto generato da progetti che intendono contribuire al percorso verso lo sviluppo sostenibile.  Abbiamo intervistato Giovanni Bruno, Presidente di Fondazione Banco Alimentare ONLUS, una delle 6 organizzazioni vincitrici.

Il tuo progetto ha vinto la prima edizione del Premio Impatto. Ce ne puoi parlare?

Non pensavamo di poter ricevere un riconoscimento così significativo alla prima edizione del nostro lavoro. E’ un riconoscimento dello sforzo fatto, con il sostegno e la guida di Altis, di misurare l’effetto, l’efficacia dell’operatività quotidiana di tante realtà diverse che collaborano da una sponda all’altra di quel ponte ideale che è Banco Alimentare: aziende alimentari, grande distribuzione, donatori in genere da un lato e rete delle 7.600 strutture caritative convenzionate con le 21 realtà di Banco Alimentare su tutto il territorio nazionale. Il premio per noi rappresenta dunque uno sprone a continuare in questo lavoro cercando di affinarlo per considerare sempre più e meglio le tante diverse implicazioni.

Le organizzazioni decidono di intraprendere un percorso di misurazione dell’impatto per poter rendicontare il proprio impegno. In che modo è stato utile anche per migliorare i progetti e la gestione della tua organizzazione? 

Come detto, operiamo nel recupero, stoccaggio e distribuzione di alimenti (oltre 120mila tonnellate lo scorso anno) a 7600 strutture caritative a vantaggio di oltre 1.700.000 persone in povertà alimentare. Per noi è di fondamentale importanza valutare l’impatto sociale, non solo in termini di accountability per gli stakeholder che ci sostengono, ma anche e soprattutto per più e meglio renderci conto dei tanti aspetti della nostra attività che possono diventare una leva di ulteriore miglioramento e di maggior efficacia.
Con i consulenti di ALTIS abbiamo misurato l’impatto di Banco Alimentare sui nostri
stakeholders chiave: personale dipendente e volontario, le aziende agro-alimentari, la
grande distribuzione e le strutture caritative che ricevono gratuitamente da noi e
altrettanto gratuitamente sostengono tante persone in difficoltà. Complessa dunque ma estremamente utile la valutazione, sia nel suo insieme sia con riferimento alle diverse implicazioni degli altri soggetti che con noi interagiscono direttamente e indirettamente.
Importante per cercare di individuare e privilegiare poi progetti sempre più adeguati ed efficaci. Rivolgendoci a stakeholders così diversi tra loro, siamo chiamati ad avere
un’operatività e una sensibilità adeguata a ciascuno. Misurare quello che facciamo,
dunque, ci aiuta in un servizio migliore e spinge ad una professionalità crescente.
Alla valutazione sociale dell’impatto sociale abbiamo accostato la valutazione d’impatto ambientale, avendo la nostra operatività una forte componente logistica basata su automezzi, celle frigo, elettricità, carburante ecc. Nel calcolo del nostro impatto ambientale 2021 emerge che il cibo salvato dallo spreco ci ha permesso di evitare l’emissione di oltre 97.000 tonnellate di Co2 equivalente e ci ha confermato nella scelta di progressiva sostituzione dei mezzi obsoleti con mezzi a basso impatto ambientale.

 

Premio Impatto: intervista a Sara Santori

Premio Impatto: intervista a Sara Santori

In occasione della 10° edizione il Salone ha lanciato il Premio Impatto per portare l’attenzione sull’importanza di misurare e valutare l’impatto generato da progetti che intendono contribuire al percorso verso lo sviluppo sostenibile.  Abbiamo intervistato Sara Santori,  CEO e CSR Manager di Conceria Nuvolari, una delle 6 organizzazioni vincitrici.

Il tuo progetto ha vinto la prima edizione del Premio Impatto. Ce ne puoi parlare?

Sono molto onorata per questo importante riconoscimento che premia gli sforzi che da anni stiamo facendo per rendere la pelle sempre più sostenibile. Infatti nel 2015 decidemmo di riposizionare Conceria Nuvolari, fondata 6 anni prima, sul mercato e rilanciarla: essendo una piccola pmi la necessità era di trovare un volano importante, solido, e la decisione fu quella di investire seriamente sul tema della sostenibilità. Tutto ciò quando la sostenibilità non era ancora diventata un tema mainstream. Iniziò così una ricerca sui processi e sui prodotti che nel corso degli anni ha portato l’azienda a mettere a punto una ricetta di concia metal free, in modo da ottenere nel 2018 una pelle biodegradabile e compostabile e contestualmente durabile, in linea con le caratteristiche della pelle conciata tradizionalmente.

Le organizzazioni decidono di intraprendere un percorso di misurazione dell’impatto per poter rendicontare il proprio impegno. In che modo è stato utile anche per migliorare i progetti e la gestione della tua organizzazione? 

La misurazione degli impatti in Conceria Nuvolari ha avuto inizio nel 2019 quando abbiamo deciso di commissionare al Politecnico di Milano uno studio LCA PEF compliant per i nostri articoli Nature-L® metal free e biodegradabili. L’obiettivo era proprio quello di quantificare gli impatti generati dalla lavorazione della pelle, da quando entra come materia prima grezza a quando esce come prodotto finito, con la finalità di compensare successivamente le emissioni prodotte. Da allora Conceria Nuvolari porta avanti in maniera sistematica azioni volte a neutralizzare l’impronta di carbonio dei propri prodotti, e ci siamo indirizzati verso processi produttivi sempre più sostenibili e circolari. Per esempio, in questa direzione si stanno concentrando i nostri sforzi per il futuro, con un’attenzione particolare alla diminuzione degli impatti anche attraverso il recupero degli scarti di produzione.

 

Le voci dei protagonisti: intervista a Fondazione Rava

Le voci dei protagonisti: intervista a Fondazione Rava

Intervista a Emanuela Ambreck, Responsabile progetti sanitari e campagna In Farmacia per I bambini Fondazione Rava

La Fondazione Francesca Rava quest’anno celebra un importante traguardo: dieci anni di “In farmacia con i bambini”, l’iniziativa nazionale dedicata alla sensibilizzazione dei diritti dei bambini e alla raccolta di farmaci e prodotti pediatrici per i minori in povertà sanitaria. Quali sono i risultati raggiunti?

In Farmacia per i bambini: iniziativa nazionale realizzata dalla Fondazione Francesca Rava NPH Italia Onlus insieme al Network KPMG, si svolgerà dal 18 al 25 novembre (in concomitanza con la Giornata Mondiale dei diritti dell’infanzia), in oltre 2.500 farmacie aderenti in tutta Italia. L’obiettivo dell’iniziativa è la sensibilizzazione dei diritti dei bambini e la raccolta di farmaci e prodotti baby-care per i minori in povertà sanitaria. Partner istituzionali Federfarma e Cosmofarma, con il Patrocinio del Ministero della Salute, FOFI, Farmindustria, Assosalute e Egualia, della Regione Lombardia, dei Comuni di Milano e Verona. Grazie a In Farmacia per i bambini, in 10 anni sono stati raccolti oltre 1 milione e mezzo di prodotti donati a 4.000 enti beneficiari in Italia e all’ospedale pediatrico Saint Damien in Haiti. Sono stati aiutati più di 212.000 minori in povertà sanitaria, grazie alla preziosa collaborazione di 12.000 farmacie aderenti in tutta Italia e al supporto di 22.000 volontari.

 “One planet, one health” è il tema di questa edizione dell’iniziativa. Qual è il messaggio che volete trasmettere?

Quest’anno il tema cardine è “One Planet, One Health” perché puntiamo alla sostenibilità sociale e ambientale, favorendo l’attivazione di tutti gli anelli che gravitano attorno ai bambini a partire dalla farmacia, anello centrale in quanto servizio di prossimità per eccellenza e promotrice di iniziative a sostegno della prevenzione e del benessere.

Il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità richiede la cooperazione di tutti. In che modo i volontari e le aziende possono essere coinvolte nei vostri progetti?

I progetti della Fondazione contribuiscono al raggiungimento dei Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (UNSDG), lavorando anche al fianco delle aziende e della società civile. In Farmacia per i bambini è una grande squadra con al centro la figura dei farmacisti, al loro fianco ci sono i volontari che accolgono i clienti invitandoli a partecipare alla raccolta e le aziende amiche, che partecipano all’iniziativa anche con un’azione di volontariato aziendale. Il volontariato aziendale è, infatti, una grandissima forza motrice da sempre al fianco dei progetti della Fondazione Francesca Rava in aiuto ai minori in condizioni di disagio in Italia, in Haiti e nel mondo, tra cui: SOS Spesa – La spesa per chi ha bisogno, i campus di volontariato nell’ambito del progetto Palla al Centro che prevede percorsi di rinascita per i giovani detenuti presso l’IPM Cesare Beccaria di Milano; Borse del Cuore grazie al quale la Fondazione sostiene  concretamente molti giovani, aiutandoli nel reinserimento sociale, con percorsi di studio e formazione professionale e, naturalmente, In Farmacia per i bambini di cui i volontari aziendali rappresentato il 10% di tutti i volontari dell’iniziativa.
Sostenendo i progetti della Fondazione Francesca Rava, tutte le Aziende possono diventare ambasciatrici dei diritti dei bambini!

Le voci dei protagonisti: intervista a Isolkappa

Le voci dei protagonisti: intervista a Isolkappa

Intervista a Giuseppe Rinaldi, CEO Isolkappa

Isolkappa è considerata un modello di eco-efficienza ed economia circolare. Qual è il vostro core business e in che modo rispetta i principi dello sviluppo sostenibile?

Isolkappa è la società-simbolo in Italia della lavorazione dell’isolante eco efficiente per eccellenza, l’EPS – polistirene espanso sinterizzato.
Composto dal 98% d’aria, 100% riciclabile, atossico e con caratteristiche ottimali, l’EPS dura nel tempo ed è in grado di garantire comfort abitativo, risparmio energetico, riduzione delle emissioni di Co2; riferimento ottimale sia per la costruzione di nuovi edifici energeticamente sostenibili, sia per la riqualificazione delle strutture già esistenti.
Contribuire al miglioramento della qualità della vita attraverso un modello di business sostenibile, capace di coniugare innovazione, produttività, competitività, rispetto dell’ambiente è la missione di un’azienda che fa del capitale umano il proprio punto di forza.
Certificazione del RINA per il pieno rispetto di tutti i requisiti di industria 4.0, autorizzazione al recupero dei rifiuti post-uso dell’EPS e il riconoscimento di piattaforma PEPS da parte di COREPLA, sono segni distintivi di una fabbrica intelligente che partecipa da protagonista alla più grande rivoluzione green in cui sviluppo sostenibile e responsabilità sociale rappresentano le scelte strategiche. Qualche dato:
– Isolkappa si affida a energie prodotte da fonti rinnovabili; infatti, gli impianti producono “energia green”. In questo modo, si evitano circa 220 ton di Co2/annui, che equivalgono a circa 7200 alberi piantati ogni anno.
– Gli isolanti Isolkappa rispettano, inoltre, i Criteri Ambientali Minimi (CAM), obbligatori per l’ottenimento del Superbonus del 110%.

La vostra azienda ha ottenuto il riconoscimento di piattaforma PEPS. In cosa consiste la collaborazione con il COREPLA?

Le soluzioni isolanti Isolkappa – utilizzate per la riqualificazione energetica degli edifici – nascono da un ciclo che rispetta i principi alla base della Circular Economy. Il 100% degli scarti industriali interni, attraverso un sistema di riciclo automatico, viene reimmesso integralmente nel processo produttivo.
Ciò significa che Isolkappa raccoglie, ricicla e trasforma i rifiuti in EPS, garantendogli una nuova vita. La società, dopo essersi sottoposta ad una procedura di accreditamento tesa ad accertare il possesso dei requisiti, ha ottenuto anche il riconoscimento di piattaforma PEPS, stipulando una convenzione con il COREPLA – Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo ed il Recupero degli Imballaggi in Plastica – e facendo salire a tre il numero degli impianti di recupero del Gruppo Rinaldi.
Le PEPS – reti di impianti diffuse sul territorio nazionale specializzate nel riciclo di imballaggi in polistirene espanso – ricevono e/o ritirano gratuitamente e nel rispetto di un vademecum, i rifiuti di imballaggi in EPS, che diventano di diritto testimoni privilegiati di una economia circolare da toccare con mano.

Le voci dei protagonisti: intervista a La Fabbrica

Le voci dei protagonisti: intervista a La Fabbrica

Intervista a Angela Mencarelli, CEO La Fabbrica

Da oltre 35 anni la Fabbrica progetta e realizza programmi educativi per i giovani e le
famiglie, in collaborazione con le aziende, la scuola e le istituzioni. Che ruolo ha la
sostenibilità nei vostri percorsi formativi?

Grazie all’Agenda 2030, lo sviluppo sostenibile è un tema attuale e sentito, anche da bambine e bambini, ragazze e ragazzi. Ma non è un tema nuovo né per la scuola né per noi.
Da sempre lavoriamo con aziende, istituzioni e docenti per costruire una cultura basata sul rispetto di se stessi, degli altri e del nostro Pianeta. Dal 2019, grazie all’introduzione dell’Educazione civica nelle scuole come materia obbligatoria e valutata in pagella, fare educazione alla sostenibilità è diventata una responsabilità che ha bisogno di tanti protagonisti. Docenti e famiglie sono prioritari, ma anche le aziende giocano un ruolo essenziale e sempre più rilevante.

In che modo le aziende possono contribuire alla diffusione della cultura della
sostenibilità tra i giovani a scuola?

Abbiamo un contenitore – l’Educazione civica – ma servono i contenuti. Le aziende, con il loro esempio e le loro scelte, hanno la possibilità di stimolare nelle giovani generazioni la consapevolezza di essere parte attiva di una comunità che ha bisogno del contributo di tutti, a ogni livello e fin da piccoli.
Quello che consigliamo è di sviluppare progetti educativi agganciando il core business
aziendale alle discipline scolastiche per creare una relazione tra quello che le aziende fanno e quello che bambine e bambini, ragazze e ragazzi studiano. Anche perché non può esserci consapevolezza e attivazione, se prima non c’è informazione e conoscenza.

Come vengono coinvolti i docenti?

I docenti sono alleati preziosi per costruire una vera cultura della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Con loro abbiamo un dialogo quotidiano: li coinvolgiamo fin dalla fase di progettazione perché così i percorsi che sviluppiamo con e per le aziende rispondono alle esigenze della scuola. Al tempo stesso, li supportiamo nel loro lavoro attraverso la community Scuola.net che contiene tutte le nostre proposte educative.
La Fabbrica è anche ente formatore accreditato presso il Ministero dell’Istruzione: in
questa veste sviluppiamo percorsi formativi che aiutano i docenti a rimanere aggiornati sulle tematiche e le metodologie più attuali.

Come vengono coinvolti studenti e famiglie?

Con tutti i nostri progetti valorizziamo il protagonismo attivo degli studenti e la
condivisione del messaggio educativo con le famiglie. L’obiettivo è avviare un circolo
positivo che nasce a scuola, prosegue a casa e crea un dialogo e un’attenzione intorno ai temi e ai valori promossi dalle aziende.
Negli anni abbiamo messo a punto tante strategie di active learning per coinvolgere le
classi in maniera crossmediale e stabilire una connessione emotiva con loro. E, tramite loro, con le famiglie.
Progettiamo laboratori con attività hands on. Facciamo storytelling creando esperienze immersive. Organizziamo incontri con role model e testimonial. Usiamo la gamification.
In più, i nostri progetti prevedono un concorso finale che stimola a mettersi in gioco e
premia le azioni positive.

Le voci dei protagonisti: intervista a Icam

Le voci dei protagonisti: intervista a Icam

Intervista a Sara Agostoni, Chief Sustainability Officer Icam 

Leader di mercato del cioccolato biologico, ICAM ha celebrato i 75 anni di attività con una nuova Corporate Identity. Qual è il messaggio che volete mandare ai vostri stakeholder?

La sostenibilità rappresenta per ICAM un fattore identitario e il nostro attuale posizionamento quale leader internazionale del mercato biologico posa proprio sul nostro essere “nativi sostenibili”.
In questa direzione, nel 2021 abbiamo scelto di strutturare la comunicazione dei nostri valori intorno a quattro temi, che corrispondono ai pilastri alla base del nostro impegno nel produrre cioccolato sostenibile: filiera, persone, ambiente e innovazione.
ICAM è una delle poche aziende al mondo a poter vantare il controllo totale sulla filiera e a disporre di uno stabilimento di produzione all’avanguardia in grado di anticipare e soddisfare le richieste di consumatori sempre più esigenti.  Il nostro impegno per la sostenibilità si esplicita lungo tutta la filiera: dalla piantagione fino all’incarto. Abbiamo perciò sviluppato con i nostri partner un innovativo incarto compostabile – cioè smaltibile con la frazione umida della raccolta differenziata – fatto con carta e un biopolimero brevettato ottenuto dal mais e da materie prime di origine rinnovabile.
La sostenibilità per l’azienda rappresenta, infatti, un percorso a tutto tondo, che coinvolge tutti i nostri stakeholder: dal coltivatore che sceglie di coltivare con metodi biologici al consumatore che gestisce il fine vita dell’incarto.

La produzione del cioccolato è strettamente legata alla coltivazione del cacao nei Paesi di origine. Come gestite le relazioni con i vostri fornitori e le comunità locali?

In ICAM condividiamo insieme ai nostri partner un codice etico e ci impegniamo a supportarli a livello finanziario e tecnico, con l’obiettivo di migliorare i metodi di lavorazione e la gestione del raccolto, la produttività, la diversificazione e la qualità del cacao. Il tutto a beneficio del reddito dei coltivatori e delle condizioni socioeconomiche delle loro famiglie, sempre nel rispetto dell’ambiente.
Un impegno che ha portato alla nascita di solidi e proficui rapporti di collaborazione con i coltivatori nei Paesi d’origine, in particolare in Repubblica Dominicana, Perù e Uganda. In Uganda, nello specifico, nel 2010 abbiamo fondato la società ICAM Uganda LTD: un progetto che è divenuto un volano per la crescita del territorio, lo sviluppo di competenze e la promozione dei diritti umani.
In Sud America, i contratti annuali di vendita ad ICAM consentono alle cooperative di ottenere più facilmente l’accesso al credito e, quindi, di investire ulteriormente nella propria attività, con evidenti benefici per tutta la comunità locale.

Qual è invece il vostro approccio nel rapporto con i dipendenti interni?

Ci impegniamo a creare un clima di lavoro positivo fondato su fiducia, sostegno reciproco e ascolto delle esigenze.
In particolare, nel 2021 abbiamo scelto di erogare ai nostri dipendenti – ai quali si sono aggiunti 44 nuovi assunti – 40 ore di formazione pro capite, per accrescere le competenze di tipo tecnico, contributi economici per le spese per l’istruzione dei figli o per la propria attività di volontariato, e una piattaforma di welfare. Per la conciliazione tra vita privata e lavorativa, l’azienda ha attivato contratti part time, smart working e orari di lavoro flessibili e una turnazione a ciclo continuo sistematico per il personale di produzione.
Altra importante novità è l’introduzione del nuovo elemento di professionalità: un programma destinato a tutti i dipendenti che premia il miglioramento delle competenze professionali con una integrazione in busta paga.
Nella nostra sede in Uganda, che impiega 149 persone locali, ci premuriamo che non vi siano casi di discriminazione tribale o di religione. A supporto delle difficoltà economiche della vita quotidiana, Icam offre un pasto completo e una somma aggiuntiva a coprire esigenze di assistenza e previdenza (es spese mediche e di istruzione primaria) i cui costi non sono coperti dal welfare statale; questo contributo
può arrivare fino al doppio dello stipendio per i ruoli operativi.

 

Next Generation for Sustainability – La voce dei giovani

Next Generation for Sustainability – La voce dei giovani
Il Salone, in collaborazione con Wise Society e la Scuola di cinema Luchino Visconti, ha promosso il contest  Next Generation for Sustainability – La voce dei giovani.
Agli studenti della Scuola di cinema è stato chiesto di rispondere alla domanda “Sostenibilità: se tu potessi fare qualcosa… cosa faresti?” realizzando un cortometraggio.

I lavori migliori sono stati preselezionati da una giuria e possono essere votati online dalla community di Wise Society e dai visitatori del Salone.

Guarda i cortometraggi e vota il tuo preferito!

 

Le voci dei protagonisti: intervista a L – founders of loyalty Italy

Le voci dei protagonisti: intervista a L – founders of loyalty Italy

Intervista a Oscar Goffredi, Direttore Generale di L-founders of loyalty Italia

L-founders of loyalty è un’azienda che collabora con la GDO, un settore attento e attivo verso i temi della sostenibilità. Come agite rispetto a questi temi, all’interno della filiera?

Il settore della loyalty è un settore altamente “impattante sull’ambiente”. Produciamo grandi volumi di materiali che trasportiamo via nave e via aerea, da paesi lontani, ad esempio, come la Cina. L’impegno che ci siamo dati è quello di limitare il più possibile questi spostamenti. Infatti, stiamo individuando soluzioni produttive sostenibili (partner, materiali, fabbriche) nel rispetto di tutti i punti degli SDGs.  È un impegno che L – founders  of loyalty si è data per rispettare e contribuire proattivamente alla salvaguardia del nostro pianeta. Nel punto vendita, ad esempio, lavoriamo perché i progetti, i materiali e la comunicazione che sviluppiamo con i nostri clienti, siano il più possibile sostenibili.  Questi sono temi nei quali non solo crediamo fortemente ma in cui stiamo investendo, tanto da avere attivato azioni di formazione e engagement anche per i nostri talenti.

Nel vostro settore che ruolo giocano le connessioni al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità? E quali sono stati i cambiamenti più importanti affrontati negli ultimi anni?

Le connessioni sono fondamentali.  Insieme ai nostri partner, con le loro competenze e specificità, prendono forma i nostri progetti. Le partnership danno valore e ci aiutano a creare progetti veritieri che mettono al centro sempre l’individuo, diventando essi stessi, elemento di comunicazione che va ad affiancare la strategia dei nostri clienti, sostenendo realmente i bisogni e creando cultura. Ed è proprio sulla cultura che vediamo i cambiamenti più importanti di questi anni ed è il tema sul quale noi di L – founders of loyalty focalizziamo la nostra attenzione e impegno già di diverso tempo.

Parlando di iniziative e progetti, quali sono le vostre partnership più importanti?

Le partnership più importanti da noi avviate nell’ultimo anno sono senza dubbio con Rete Clima e con Aworld  in support of ActNow. Con entrambi i partner abbiamo avviato partnership non solo su progettualità specifiche per i retailer con cui collaboriamo ma anche progetti interni alla nostra società. Con Rete Clima, ad esempio, abbiamo avviato il progetto carbon footprint e il progetto Conad Leonardo. Con Aworld in support of ActNow invece, abbiamo aderito e sostenuto la campagna internazionale One Million Actions; e, successivamente, avviato una community interna per la formazione e l’engagement dei dipendenti. Infine, abbiamo stretto una partnership nell’ambito del progetto Conad Mandarina, il primo community per l’ambiente.