FUTURO AL CUBO – Contributo di Giuseppe Addamo, VAIA

VAIA, DALLA TEMPESTA ALLA RINASCITA

Contributo di Giuseppe Addamo, Founder VAIA

Giuseppe Addamo, uno dei fondatori della B-Corp VAIA, racconta come l’economia circolare possa giocare un ruolo importante nella rigenerazione ambientale.

Nel 2018, nel cuore delle Dolomiti, si abbatte una tempesta devastante che cambia per sempre il paesaggio e la vita delle persone che abitano questa terra. Abbattendo più di 40 milioni di alberi in una sola notte, Vaia ha causato danni incalcolabili, candidandosi ad essere ricordato come un evento climatico senza precedenti. I segni lasciati dalla catastrofe sul tessuto sociale delle comunità locali sono tuttora indelebili. Come spesso accade però, dalla distruzione può nascere una nuova speranza.

Io e il mio team ci siamo impegnati per dare concretezza a questa speranza, trasformandola in un modello d’impresa. Il modello d’impresa fondato da VAIA – l’azienda che ho fondato con Federico Stefani, Paolo Milan e Alessandro Dietre – si basa su quattro pilastri: circolarità, artigianato, design e give back. Oggi vogliamo approfondire proprio il concetto della circolarità.

La circolarità è un concetto che esiste in Natura, tant’è che il “rifiuto” in realtà è legato a un’attività trasformativa dell’essere umano. Soprattutto in ambito aziendale, gli scarti sono un tema non solo rilevante in termini di costi, ma anche in termini strategici. Indicatori come MCI e LCA sono ormai fondamentali nella strategia di sostenibilità aziendale. Tuttavia, oggi non voglio parlare di tecnicismi. Voglio raccontare una storia di economia circolare un po’ diversa, che riguarda proprio VAIA.

Ogni oggetto VAIA è realizzato con un legno prezioso, l’abete rosso. I boschi delle Dolomiti, ricchi di abeti, sono sempre stati una fonte di sostentamento per le comunità locali e le persone che lì abitavano. Questa tipologia di legno così particolare veniva impiegata, per tradizione, nella costruzione di case, mobili e strumenti musicali, soprattutto i violini. Non solo: l’abete rosso è naturalmente predisposto per la realizzazione di strumenti musicali. Mirabili esempi sono gli Stradivari, famosi in tutto il mondo per l’unicità del suono propagato dalla loro cassa armonica.

Noi in VAIA abbiamo scelto non solo di valorizzare il legno d’abete – che altrimenti, dopo la tempesta, sarebbe stato svenduto, come in parte è successo purtroppo – lavorandolo qui in Italia con artigiani locali. Abbiamo fatto di più: abbiamo anche ridato una storia a quel legno, esaltando proprio il suo valore simbolico. Creare oggetti di questo tipo è una metafora potente, amplifica un messaggio, quello della speranza ma anche della consapevolezza riguardo alle crisi che il mondo si trova costretto ad affrontare, da quella climatica a quella geopolitica.

Perciò, la mia riflessione sull’economia circolare è che bisogna avere una storia, un’anima. In questo modo, la circolarità può raggiungere il cuore delle persone, acquisire importanza e diventare un esempio replicabile per altri. E, a proposito di replicabilità, il modello VAIA uscirà presto fuori dai confini trentini per espandersi anche in Puglia, dove un’altra piaga come quella della Xylella, continua a fare strage di olivi. Presto racconteremo altro, ma per restare aggiornati è possibile visitare il nostro sito oppure scriverci a info@vaia.eu.