La società longeva

13 maggio 2026 | ore 17.30
Libreria Egea (Sala Lettura), v.le Bligny 22, Milano
Evento in presenza

Presentazione del libro di Stefania Bandini e Paolo Manfredi

L’Italia invecchia più rapidamente del resto del mondo e i suoi territori si spopolano.
La politica rinvia le decisioni e la società si aggrappa a modelli del passato.
In un saggio che va oltre la diagnosi per proporre una visione concreta e operativa del cambiamento, gli autori identificano tre ambiti fondamentali su cui intervenire: il ripensamento del lavoro in un’epoca di carriere più lunghe e meno lineari, la valorizzazione dei territori come luoghi di nuove possibilità esistenziali, l’utilizzo consapevole della tecnologia come strumento di inclusione e sostegno alla longevità. Non un manifesto utopico, ma un progetto di innovazione sociale che sollecita ciascuno a fare la propria parte.

Coordina
Rossella Sobrero, Gruppo promotore Il Salone della CSR

intervengono
Francesco Billari, Rettore Università Bocconi
Stefania Bandini, Autrice
Paolo Manfredi, Autore

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   Salone del Libro Torino

Economia civile: più sinergia per un impatto positivo

29 aprile 2026 | ore 18
CAM, Corso Garibaldi 27, Milano
Evento in presenza

Sebbene si possa fa risalire l’idea di economia civile al lontano umanesimo settecentesco, è ai giorni nostri che questo paradigma si propone come alternativa per riformulare l’agire economico integrando nel mercato principi di reciprocità, fiducia e gratuità. L’obiettivo, naturalmente condiviso con l’economia sociale, è il “bene comune”, ma chi sono i soggetti chiamati a realizzarlo? E con quali modalità? Quali sono i risultati attesi? L’incontro è l’occasione per approfondire aspetti sociali, relazionali e culturali di un approccio che coinvolge imprese, istituzioni e cittadini che credono in un’economia capace di generare valore condiviso.

Coordina
Elena Inversetti, Giornalista Ma che Razza di Umani

introduce
Valerio Pedroni, Presidente Commissione Economia Civile Comune di Milano

intervengono
Massimo Minelli, Presidente Fondazione Triulza
Marco Noseda, Chief Impact and Strategy Officer Cariplo Factory
Cristiana Rogate, Presidente Refe

conclude
Rossella Sobrero, Gruppo promotore Il Salone della CSR

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Misurare il cambiamento: l’esperienza del Salone della CSR

22 aprile 2026 | ore 17.30
Webinar

Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale è un percorso in continua evoluzione, orientato a generare valore concreto per i territori e le comunità. Ma come si misura davvero questo impatto? Durante il webinar verrà approfondito il passaggio da una logica di misurazione basata sugli output a un approccio orientato agli outcome, per cogliere i cambiamenti reali generati. Verrà presentata inoltre la metodologia adottata, ispirata allo SDG Compass, il valore di una gestione sostenibile certificata ISO 20121 e i risultati raggiunti nei sei percorsi tematici che hanno caratterizzato l’edizione 2025.

Introduce
Valentina Langella, Presidente Social Value Italia

coordina
Rossella Sobrero, Gruppo promotore Il Salone della CSR

in dialogo con
Federico Mento, Segretario generale Social Value Italia
Alessandra Barlini, Imprenditrice operàri

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Logo Social Value Italia

ETS e Onlus al bivio

14 aprile 2026 | ore 17.30
Libreria Egea (Sala Lettura), v.le Bligny 22, Milano
Evento in presenza

Presentazione del libro di Stefania Boffano e Paola Cella

La piena entrata in vigore del Codice del Terzo Settore segna un passaggio decisivo per gli enti non profit chiamati a compiere scelte strategiche che incidono sulla governance, sull’operatività e sulla fiscalità. In particolare, essi dovranno valutare se diventare Enti del Terzo Settore e quale qualifica assumere tra le diverse tipologie previste dalla riforma.

Coordina
Rossella Sobrero, Gruppo promotore Il Salone della CSR

intervengono
Giorgio Fiorentini, Professore di Management delle Imprese Sociali Università Bocconi
Stefania Boffano, Autrice
Paola Cella, Autrice

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   Salone del Libro Torino

Il volo della biodiversità

27 marzo 2026 | ore 10.30
Bosco CSR – Nova Milanese (MB)
Evento in presenza 

Un momento speciale dedicato al lancio delle coccinelle nel Bosco della CSR di Nova Milanese, un gesto simbolico ma concreto (le coccinelle sono infatti “insetti utili” per la salute degli alberi) per celebrare la natura e l’impegno per la tutela della biodiversità.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Salone della CSR, Rete Clima e AWorld, avviata in occasione della 13° edizione del Salone della CSR e dell’innovazione sociale, con l’obiettivo di stimolare l’adozione di azioni positive di sostenibilità da parte dei partecipanti. Il traguardo delle oltre 500 azioni è stato raggiunto e trova oggi il suo “premio” tangibile nella liberazione di 1.000 coccinelle nel Bosco della CSR.

10.30 – Ritrovo e accoglienza presso il Bosco della CSR di Nova Milanese
(Qui punto di ritrovo)

10.45 – Tour BioForest e lancio delle coccinelle

12.00 – Laboratorio di talee

12.30 – Chiusura dei lavori e saluti finali

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La formula della sostenibilità

10 marzo 2026 | ore 17.30
Libreria Egea (Sala Lettura), v.le Bligny 22, Milano
Evento in presenza

Presentazione del libro di Danilo Devigili

A trent’anni dall’avvio del dibattito sulla sostenibilità, le imprese devono affrontare una nuova fase: trasformare i modelli di business in chiave realmente sostenibile. Questo saggio ripercorre l’evoluzione del concetto dagli anni Novanta a oggi, per proporre la formula euristica S=(AIR)P: Purpose al centro, supportato da Alleanze trasformative, Innovazione, misurazione degli Impatti e Responsabilità. Ogni capitolo illustra un elemento della formula, seguito da un caso aziendale concreto, arricchito da testimonianze dirette e strumenti operativi. Attraverso schemi, esempi e aneddoti, l’autore offre un approccio pragmatico e strategico che aiuta manager, professionisti e imprenditori a integrare la sostenibilità nelle decisioni d’impresa, cogliendone i benefici competitivi e culturali.

Coordina
Rossella Sobrero, Gruppo promotore Il Salone della CSR

intervengono
Danilo Devigili, Partner Collectibus e autore
Licia Casamassima, Responsabile Partnership e Programmi Azione contro la Fame
Francesca Perrone, Head ESG & Start Lab Italy UniCredit
Stefania Farina, Responsabile sostenibilità Salone Internazionale del Libro di Torino

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   Salone del Libro Torino

FUTURO AL CUBO – Intervista ad Andrea Zanzini, Appenninol’Hub

FUTURO AL CUBO – Intervista ad Andrea Zanzini, Appenninol’Hub

Intervista ad Andrea ZanziniProject Leader Appenninol’Hub

Andrea Zanzini

Ri-generare comunità e territori: ci spieghi meglio l’attività messa in campo da Appenninol’Hub?
Rigenerare comunità e territori per noi significa lavorare contemporaneamente su impresa, capitale umano e infrastrutture sociali. Non facciamo “progetti calati dall’alto”, ma costruiamo, insieme a chi li abita, ecosistemi locali, capaci di stare sul mercato e di produrre valore e impatto nel tempo.
Non interveniamo solo sui singoli progetti, ma sull’ecosistema: impresa, competenze, relazioni, fiducia.
Lavoriamo per trasformare fragilità – spopolamento, rarefazione dei servizi, marginalità economica – in leve di riattivazione. Lo facciamo suggerendo quel tanto di innovazione necessaria e fondamentale, accompagnando la nascita e lo sviluppo di imprese radicate nei territori, ma con una visione aperta e contemporanea.
Rigenerare, quindi, non significa solo recuperare spazi fisici e beni materiali, non è un atto edilizio, ma un processo collettivo per riattivare fiducia, competenze e relazioni. Significa creare condizioni perché le persone possano scegliere di restare o tornare, costruendo opportunità concrete e sostenibili.
Sempre di più, inoltre, ogni azione è accompagnata da un’attenzione rigorosa alla misurabilità dei risultati: definiamo obiettivi chiari, indicatori di performance economica e sociale, metriche di impatto sul territorio. Perché la rigenerazione non può essere solo un racconto suggestivo; deve produrre evidenze, occupazione, cambiamento positivo, valore condiviso.
Un’impresa deve far capire quanto un progetto contribuisce realmente a rafforzare una comunità: quanti posti di lavoro genera, quante competenze attiva, quante relazioni consolida, quanta attrattività restituisce a un luogo, quali trasformazioni introduce.

Appenninol’Hub è il primo incubatore specializzato nello sviluppo d’impresa in aree interne ed economie fragili: ci fai qualche esempio dell’attività che progettate e gestite?
Siamo un incubatore, ma anche una piattaforma di sviluppo territoriale. Accompagniamo startup, imprese esistenti ed enti del Terzo Settore, con percorsi di mentoring, supporto strategico e di accesso a reti e strumenti finanziari. Lavoriamo su modelli di business solidi, perché senza sostenibilità economica non c’è impatto duraturo.
Supportiamo, ad esempio, imprese che innovano settori tradizionali – agroalimentare, turismo, manifattura – introducendo sostenibilità ambientale, digitalizzazione e aprendosi a nuovi mercati. Oppure realtà che riattivano spazi inutilizzati trasformandoli in luoghi produttivi, culturali o di servizio per la comunità.
Parallelamente, lavoriamo con enti locali, attori territoriali e istituzionali su percorsi di capacity building e pianificazione strategica, così come per formare nuovi attivatori locali, perché lo sviluppo non può dipendere solo dall’iniziativa privata: servono competenze diffuse non frammentate e una governance capace di accompagnare i processi.
La nostra specificità sta proprio qui: non importiamo modelli urbani nei territori fragili, ma abilitiamo le condizioni per il loro sviluppo, tenendo insieme sostenibilità economica e impatto sociale, visione e misurabilità.

Quali progetti avete per il futuro?
Il futuro, per noi, è una parola concreta. Significa consolidare e ampliare una rete nazionale di incubazione dedicata alle aree interne, attrarre talenti e nuove competenze, rafforzare filiere legate alla transizione ecologica e digitale, rafforzare e valorizzare il network di enti pubblici e privati con cui collaboriamo e accompagniamo comunità e territori.
Stiamo lavorando su tre direttrici principali: attrazione di talenti e nuove competenze nei territori fragili; sviluppo di filiere innovative legate alla transizione ecologica e digitale; rafforzamento di partnership pubblico-private capaci di mobilitare risorse e visione di lungo periodo.
Crediamo che la vera sfida dei prossimi anni sia passare dalla sperimentazione alla strutturalità: fare in modo che lo sviluppo delle aree interne non sia episodico o legato a bandi, ma diventi una politica industriale e sociale stabile.
Per noi il futuro è questo: dimostrare che i margini possono diventare nuovi centri di innovazione, se messi nelle condizioni di esprimere il loro valore.
Ma oggi ci stiamo ponendo anche l’obiettivo di “chiudere il cerchio” della rigenerazione.
Se l’impresa è il motore, le persone sono il cuore. Per questo stiamo sviluppando Ca’Co – Casa Coliving: uno spazio di coliving e coworking pensato per riabitare i territori in modo contemporaneo ed affrontare la carenza cronica di spazi per abitare nelle aree interne. Un luogo dove vivere, lavorare da remoto, costruire comunità e contaminare competenze.
Ca’Co, perciò non è solo ospitalità: è infrastruttura sociale. È uno strumento per attrarre nuovi abitanti, temporanei e stabili, professionisti, creativi, innovatori che possano integrarsi con la comunità locale e generare nuove opportunità. È il punto di incontro tra chi arriva e chi già c’è.
In questo modo la rigenerazione diventa circolare: incubiamo imprese e sogni nel cassetto, rafforziamo competenze, misuriamo l’impatto, offriamo spazi per abitare e lavorare, supportiamo le comunità.
La sfida dei prossimi anni è rendere strutturale questo modello: dimostrare, dati alla mano, che le aree interne possono essere laboratori avanzati di sostenibilità economica e sociale. Non periferie da sostenere, ma nuovi centri da cui ripartire.

FUTURO AL CUBO – Contributo di Selina Xerra, Gruppo Iren

FUTURO AL CUBO – Contributo di Selina Xerra, Gruppo Iren

Contributo di Selina Xerra, Direttore CSR e Comitati Territoriali Gruppo Iren

L’energia della rete: costruire il futuro partendo dai territori

Gruppo Iren - ESG Challenge

Nel cuore della nostra missione di multiutility c’è una consapevolezza fondamentale: il territorio non è solo lo spazio fisico in cui eroghiamo servizi, ma un ecosistema vivo di relazioni, bisogni e aspirazioni. In un’epoca complessa come la nostra, la transizione sostenibile deve essere un percorso condiviso, radicato nelle comunità che vivono e trasformano ogni giorno gli spazi urbani.

In questa visione integrata, la strategia industriale e quella di sostenibilità del Gruppo procedono in modo coerente: il Piano Industriale 2025‑2030 delinea un percorso di crescita selettiva e di efficientamento basato sul rafforzamento dei servizi a rete, sul recupero energetico e sulle rinnovabili, sostenuto da 6,4 miliardi di investimenti previsti in arco piano. Questa piattaforma industriale dà forza al lavoro nei territori, perché infrastrutture più resilienti e servizi più efficienti permettono ai progetti locali di sostenibilità di generare impatti concreti e duraturi.

Dentro questo quadro, il nostro modo di “fare rete” assume un ruolo strategico e trasforma Iren da semplice fornitore a vero abilitatore di sviluppo sostenibile. I Comitati Territoriali ne sono il cuore pulsante: strutture stabili e inclusive, non semplici tavoli di consultazione, ma organismi nati per garantire un dialogo permanente con gli stakeholder locali. Attraverso una selezione “dal basso”, diamo voce a chi vive e interpreta il territorio — associazioni ambientali e a finalità sociale, consumatori, categorie economiche, enti del terzo settore, enti locali, mondo della formazione — offrendo loro la possibilità di proporre e realizzare progetti concreti.

Grazie a questo radicamento nascono iniziative come il bando “Idee in Azione”, una call che mobilita scuole, università, terzo settore e piccoli comuni nella presentazione di proposte a forte impatto ambientale e sociale. Il valore di questo strumento sta nella partecipazione attiva: Iren stimola partenariati locali che generano risultati tangibili nell’economia circolare, nell’educazione ambientale e nell’efficienza energetica, fornendo anche un supporto economico e operativo nella realizzazione dei progetti.

Fare rete, per noi, significa anche unire le generazioni. È lo spirito che anima l’ESG Challenge Iren, la cui nuova edizione è stata appena lanciata. Forte delle oltre 750 candidature arrivate nelle prime tre edizioni, l’iniziativa premia ogni anno dieci tesi sui temi ESG con un riconoscimento economico, coinvolgendo studentesse e studenti da tutta Italia. Il territorio e le università si confermano così giacimenti strategici di competenze: l’ESG Challenge diventa un momento di confronto intergenerazionale che unisce azienda, istituzioni, imprese, mondo della finanza e della ricerca, stimolando una cultura capace di anticipare i cambiamenti.

Queste iniziative raccontano un modo di operare che mette al centro il dialogo e la progettazione condivisa. Le sfide che abbiamo davanti sono complesse e nessun attore può affrontarle da solo. Fare rete significa accogliere la pluralità, mediare tra interessi diversi e costruire nuove sintesi che arricchiscano i territori. Ed è proprio da qui, dalla forza delle relazioni, che costruiamo ogni giorno il nostro futuro sostenibile.

FUTURO AL CUBO – Contributo di Sara Cirone, Hub del Territorio ER

FUTURO AL CUBO – Contributo di Sara Cirone, Hub del Territorio ER

Contributo di Sara Cirone, Presidente Hub del Territorio 

Fare rete sul territorio: una questione di metodo

Ci sono territori che si limitano a convivere.

E territori che scelgono di costruire.

La differenza non sta soltanto nelle risorse disponibili, ma nella capacità di leggerle come parte di un sistema. Per molto tempo “fare rete” è stato inteso come collaborazione tra soggetti diversi. Ma la collaborazione, da sola, non garantisce sviluppo. Può generare iniziative; non necessariamente genera coerenza.

Fare rete sul territorio è, prima di tutto, un metodo di lettura.

Significa osservare le politiche, gli investimenti e i progetti non come interventi isolati, ma come fattori che incidono simultaneamente su più dimensioni: capitale umano, relazionale, economico, infrastrutturale, ambientale. Ogni scelta produce effetti diretti e indiretti, talvolta non immediatamente visibili. Quando questi effetti non vengono considerati insieme, il territorio cresce per addizioni successive, con inevitabili squilibri.

La rete, in questa prospettiva, diventa lo strumento attraverso cui si rendono leggibili le connessioni tra impatti. Non è un fine, ma un dispositivo di coordinamento.

Negli ultimi anni alcune amministrazioni hanno iniziato a collegare in modo più sistematico strategia, allocazione delle risorse, risultati e conseguenze sui diversi capitali territoriali. Questo approccio consente di individuare le esternalità – positive e negative – delle scelte pubbliche e di orientare le decisioni future in modo più consapevole. Il salto non è organizzativo, ma culturale: passare dalla gestione di funzioni alla regia degli effetti.

Fare rete, allora, significa creare le condizioni perché imprese, istituzioni, sistema formativo e società civile possano confrontarsi non solo sulle intenzioni, ma anche sugli impatti prodotti. Significa dotarsi di linguaggi comuni e criteri condivisi per valutare se le scelte rafforzano o indeboliscono l’equilibrio complessivo del territorio.

In questa direzione si colloca anche l’esperienza di Hub del Territorio, che presiedo. L’intento è favorire uno spazio di confronto stabile tra attori diversi, capace nel tempo di maturare una maggiore consapevolezza sistemica. Non un luogo di mera relazione, ma un laboratorio in evoluzione, orientato a interrogarsi su come le scelte incidano sull’insieme del territorio.

I territori che sviluppano questo tipo di consapevolezza diventano più resilienti. Non perché evitano i conflitti o le criticità, ma perché imparano a leggere le connessioni tra le proprie decisioni e a orientarle con maggiore coerenza.

Il futuro non dipende soltanto da quanto si investe.

Dipende dalla capacità di tenere insieme ciò che si fa.
E fare rete, quando è metodo e non semplice dichiarazione, diventa la struttura che rende questo possibile.

La sostenibilità cambia pelle?

10 febbraio 2026 | ore 12.30
Evento online

In un momento in cui la scelta per uno sviluppo sostenibile viene messa in discussione da alcune leadership politiche, le imprese possono diventare testimoni del valore della sostenibilità come scelta strategica? Non cambiare rotta e restare coerenti con gli impegni presi sarà sufficiente per creare futuri di valore? Rispondere alle sfide sociali e ambientali in modo lungimirante significa anche andare oltre la normativa, ripensare il modello di business, trovare il giusto equilibrio tra interesse economico e impegno per la comunità.

Intervengono
Enrico Giovannini, ASviS
Alessandro Beda, Fondazione Sodalitas
Rossella Sobrero, Koinètica
Marisa Parmigiani, Sustainability Makers
Daniela Bernacchi, UN Global Compact Network Italia
Tiziana Pompei, Unioncamere

Evento in diretta sul profilo LinkedIn e sul canale YouTube del Salone

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