FUTURO AL CUBO – Contributo di Simone Rattenni, CSRnative

FUTURO AL CUBO – Contributo di Simone Rattenni, CSRnative

Contributo di Simone Rattenni, CSRnative

I valori dello sport come agente di cambiamento per la crescita personale e lo sviluppo sociale

Parlare di valori legati allo sport senza perdersi nel pescoso mare di quanto si trova già non è facile, eppure esistono direzioni che possiamo prendere nell’affrontare questo argomento che restano sempre interessanti e preziose. Il cambiamento che questi valori favoriscono, in ottica di crescita personale e sociale, è decisamente una direzione fertile.

Tra i valori più rilevanti dello sport c’è la sua capacità di far mettere in gioco chi lo pratica. In questo senso, nelle vesti di antidoto alla sedentarietà – non solo fisica, ma anche mentale e relazionale – lo sport è per definizione un agente di cambiamento. In aggiunta, nessuno è davvero obbligato a praticare sport, ed è proprio questa assenza di obbligo a renderlo importante: la pratica sportiva è il frutto di una volontà personale. E questa volontà è da tenere ben stretta quando il contesto offre una vasta disponibilità di attività alternative con cui distrarsi o intrattenersi, almeno altrettanto seducenti e talvolta anche a più basso costo. Ma andiamo con ordine.

In età infantile lo sport è principalmente gioco, pertanto si arricchisce di tutti i suoi valori, li condivide. Sotto questa lente rivela la sua importanza quando, anche da adulti, ci troviamo di fronte a efficaci strumenti di apprendimento che funzionano attraverso meccanismi di gamification. Il coinvolgimento emotivo, e la motivazione che si ottiene praticando sport, mostrano come esso costituisca un ambiente di apprendimento davvero efficace. Ed è attraverso l’apprendimento e conseguentemente ad esso che avviene un cambiamento.

Nel mettersi in gioco attraverso lo sport si creano inoltre le condizioni per la scoperta di un talento, che non coincide necessariamente con l’eccellenza in una specifica disciplina. Il talento può emergere anche negli ambiti collaterali alla pratica di un’attività: la preparazione atletica, la psicologia dello sport, la comunicazione o altri campi ancora. Molti percorsi professionali della sport industry, e non solo, nascono proprio dopo una carriera da atleta/sportivo, o comunque grazie ad essa. Alcuni percorsi procedono poi contemporaneamente, fino a sfociare in figure ibride ad alta specializzazione o addirittura in quella dei super coach.

Tuttavia, il valore dello sport non si esaurisce nella sua potenziale professionalizzazione. Anzi, un valore realmente peculiare dello sport è quello di non coincidere, in origine, con il lavoro. In questo modo, introduce una relazione diversa con il tempo, con la fatica e con l’identità personale. Più che escludere l’impegno lavorativo intenso, lo sport tende a interrompere la coincidenza totale tra identità e ruolo professionale, portando equilibrio all’interno della routine settimanale o quotidiana. È interessante notare come questa dinamica emerga anche in ambiti tradizionalmente orientati alla massima performance lavorativa, come quello finanziario. E così non è raro ormai vedere agenti di borsa esibire la borsa della palestra al posto della classica ventiquattrore. In questa prospettiva si riduce il rischio di iper-identificazione professionale, e si afferma l’idea che si possa essere un agente di borsa o uno scrittore (come Haruki Murakami) e un maratoneta allo stesso tempo, o un medico chirurgo e un nuotatore olimpionico, come dimostrano alcune evidenze ben riuscite di dual career in Italia.

Riprendendo l’argomento dei valori come agenti di cambiamento, lo sport ne richiede e ne sviluppa due che sono particolarmente attuali e discussi, entrambi indispensabili per la crescita personale e di una società: capacità di concentrazione e perseveranza. A fronte di comprovate indagini sul calo della capacità di concentrazione in tutte le fasce d’età, la pratica di un’attività sportiva ci restituisce una finestra temporale in cui stiamo lontani dalle principali fonti di distrazione: cellulare e televisione su tutti. Sulla perseveranza, credo che in un contesto di benessere in cui la disponibilità immediata di beni e servizi ci abitua all’aspettativa del “tutto e subito”, la pratica sportiva ci ricorda e ci dà evidenza che i risultati sono il frutto di investimenti di tempo e di energie protratti nel tempo. In questo senso, lo sport diventa un esercizio più ampio che coinvolge la capacità di dedicarsi a qualcosa senza che vi sia sempre una gratificazione immediata. Il cambiamento avviene a piccoli passi, e questi due valori lo rendono possibile.

Per l’individuo praticante, un valore che matura nel tempo è quello del rispetto di sé e del fisico. Quando poi, acquisendo maggiore consapevolezza del proprio corpo e delle proprie esigenze, aumenta la tendenza a fare scelte coerenti e a adottare abitudini di vita sane, ecco emergere un ulteriore vettore di cambiamento. Da questo punto di vista, quindi, è lecito attendersi che un investimento dall’alto nell’incremento della pratica sportiva, anche con strumenti nudge e quindi a basso costo, produca ritorni di grande portata, ad esempio in campo sanitario.

Prima di concludere, tornando ad un livello più ampio di discussione, vi sono altri valori di fondo dello sport con risvolti a elevato impatto: l’inclusione e la coesione sociale. Un’esperienza di gruppo, la condivisione della fatica e dei risultati, la cooperazione ripetuta tra individui che possono avere età, orientamenti o estrazioni sociali diverse, accorcia le distanze e porta a smontare assunti di base e stereotipi. In questo senso, soprattutto in età infantile e adolescenziale, l’attività sportiva introduce un ulteriore tassello alla base della crescita consapevole, non attraverso dichiarazioni di principio, ma attraverso la quantità e qualità delle relazioni che rende possibili. Per esempio, a parità di contesto educativo, è plausibile ipotizzare che uno strumento come l’Implicit Association Test su un determinato argomento restituisca risultati differenti tra gruppi di pari età che praticano sport e gruppi che non lo fanno, e risultati ancora diversi fra gruppi di praticanti in contesti a più elevata eterogeneità sociale (come una grande città) rispetto a gruppi più definiti. In questo caso il cambiamento avviene non tanto per effetto diretto dello sport in sé, quanto per la diversa configurazione delle interazioni sociali che esso favorisce.

Ultimo valore agente del cambiamento è la partecipazione. Dove c’è partecipazione si crea un contesto privilegiato per la sperimentazione, e di conseguenza per il cambiamento. Vale in campo tecnologico, come in campo ambientale. Basti pensare allo sviluppo di attrezzatura sportiva e di strumenti per la sicurezza nel primo caso (es. airbag indossabili), e prodotti alimentari nel secondo caso. Penso alle capsule edibili ripiene d’acqua o integratori salini distribuite in alcune maratone per l’idratazione degli atleti al posto di bottiglie o bicchieri monouso. In quest’ottica lo sport funge da acceleratore per l’adozione di nuove soluzioni.

In conclusione, lo sport è un sistema che ricalca sistemi di più ampia scala, con dinamiche e valori trasversali a molte discipline. Per questo, rappresenta un ambiente decisamente fertile per studiare e coltivare il cambiamento che vogliamo.

FUTURO AL CUBO – Intervista a Giacomo Legnani, International Olympic Committee

FUTURO AL CUBO – Intervista a Giacomo Legnani, International Olympic Committee

Intervista a Giacomo Legnani, Communications Manager International Olympic Committee

Il binomio “sport e sostenibilità” viene citato spesso soprattutto in concomitanza con grandi eventi sportivi internazionali, quale può essere il ruolo dello sport per diffondere la cultura della sostenibilità?
Lo sport e la sostenibilità sono profondamente interconnessi, e i grandi eventi sportivi possono svolgere un ruolo decisivo nel rafforzare una cultura della sostenibilità. Eventi di ampia portata, come i Giochi Olimpici, offrono un palcoscenico globale per mostrare pratiche sostenibili a milioni di persone.

Nel contesto olimpico, la sostenibilità è integrata in ogni aspetto: dalla massimizzazione dell’uso delle sedi esistenti alla garanzia di costruzioni responsabili, dalla gestione della mobilità alla riduzione delle emissioni e all’approvvigionamento energetico efficiente. Questa integrazione olistica è in linea con la strategia di sostenibilità del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), che incorpora la sostenibilità all’interno dell’organizzazione, dei Giochi Olimpici e dell’intero Movimento Olimpico.

Una parte cruciale dell’impegno del CIO consiste nel garantire che la sostenibilità venga affrontata in modo strategico insieme alle città ospitanti dei Giochi Olimpici. I requisiti di sostenibilità sono formalmente inclusi nel Contratto della Città Ospitante, rendendo i Giochi Olimpici un catalizzatore per lo sviluppo sostenibile a livello locale e regionale.

Ugualmente importante è il principio della legacy. La pianificazione delle sedi e la progettazione degli eventi devono considerare i benefici a lungo termine per le comunità, assicurando che l’impatto positivo continui ben oltre la conclusione dei Giochi.

In questo modo, lo sport diventa un potente motore di cultura sostenibile, influenzando non solo gli organizzatori e gli atleti, ma intere città e comunità.

Cosa è olympism365 e quali sono i suoi obiettivi?
Olympism365 è la strategia del CIO per rafforzare il ruolo dello sport come importante fattore per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite.

Attraverso Olympism365, il CIO raggiunge decine di milioni di persone, migliorando la loro salute e il loro benessere, aumentando l’accesso all’istruzione e creando società più inclusive grazie allo sport. Lavorando a stretto contatto con un ampio numero di partner, il CIO supporta attualmente 550 programmi e iniziative a impatto sociale in 187 paesi.

Olympism365 rappresenta una collaborazione tra il movimento sportivo, il settore dello sviluppo sociale e le imprese orientate allo scopo sociale.

Nel giugno 2025 ho avuto il privilegio di essere coinvolto nell’organizzazione del primo Olympism365 Summit: Sport for a Better World, e in particolare nello sviluppo e nell’esecuzione del piano di comunicazione. È stato un evento di grande rilievo, che ha riunito oltre 250 rappresentanti di 100 organizzazioni appartenenti al Movimento Olimpico, alle agenzie delle Nazioni Unite, alle istituzioni di sviluppo e finanziamento, alla società civile, alle imprese profit, lavorando insieme per promuovere gli SDGs delle Nazioni Unite attraverso lo sport.

Quali sono le sfide più attuali legate alla gender equality nello sport? Quali le novità di Milano cortina 2026 a questo proposito?
Con Milano Cortina 2026 ormai alle porte, che mi riporterà nella mia città per qualche settimana, siamo tutti entusiasti di vedere più donne competere che in qualsiasi precedente edizione dei Giochi Olimpici Invernali. Dai numeri record nelle quote destinate alle atlete ai nuovi eventi femminili, fino a un programma in cui la maggior parte delle discipline sarà completamente equilibrata dal punto di vista di genere, Milano Cortina 2026 stabilirà numerosi traguardi per la parità di genere.

Le donne rappresenteranno il 47% degli atleti in un programma che comprende 50 eventi femminili – entrambi record per i Giochi Olimpici Invernali. 12 delle 16 discipline del programma di Milano Cortina 2026 presenteranno una piena parità di genere, un altro primato olimpico.

Lo sport ha il potere di trasformare vite e ispirare cambiamento. Tuttavia, molte donne in tutto il mondo continuano a incontrare barriere alla partecipazione e alla crescita nello sport. Ridurre il divario di genere, dentro e fuori dal campo di gara, è una priorità assoluta per il Movimento Olimpico. Questo impegno si riflette in due aree fondamentali: consolidare i Giochi Olimpici come una potente piattaforma globale per promuovere e accelerare l’uguaglianza di genere e favorire una rappresentanza significativa delle donne nella governance, nei ruoli di leadership e negli organi decisionali.

 

FUTURO AL CUBO – Intervista a Matteo Colle, Gruppo CAP

FUTURO AL CUBO – Intervista a Matteo Colle, Gruppo CAP

Intervista a Matteo ColleDirettore Relazioni esterne e Sostenibilità Gruppo CAP

Lo sport come palestra di futuro:
quando i valori scendono in campo

Matteo Colle foto 2026

“Valori in Campo” è il progetto di Gruppo CAP per fare la differenza attraverso lo sport. In cosa consiste? Quali sono i numeri delle prime 5 edizioni?
Valori in Campo nasce da un’idea semplice: lo sport è una scuola di cittadinanza. Per questo, da oltre dieci anni, lo mettiamo al centro come leva educativa per promuovere comportamenti responsabili, attenzione all’ambiente, inclusione e pari opportunità tra bambine, bambini e adolescenti. Lo facciamo sostenendo le società sportive del territorio, affiancando alle attività in campo anche percorsi educativi, una Carta dei Valori e iniziative legate anche all’uso consapevole dell’acqua.
I numeri raccontano l’evoluzione di un progetto che è diventato sempre più grande: dal 2016 a oggi, sono state coinvolte decine di migliaia di atleti e atlete nelle attività di Valori in Campo, e l’ultima edizione – la sesta – tuttora in corso ha visto lo stanziamento di 160mila euro in due anni per sostenere i progetti di 9 società sportive locali attive in diverse discipline, tra cui basket, lotta libera, pallavolo, rugby, calcio, ciclismo e atletica.

Per la sesta edizione del progetto sono state inserite tre nuove categorie: Sostenibilità, Inclusione, Diversità e Pari opportunità. Perché questa scelta?
Perché oggi promuovere un’idea di “sport responsabile” significa assumersi un impegno a 360 gradi: ridurre l’impatto ambientale delle attività sportive, abbattere le barriere – fisiche, sociali, culturali – e lavorare sul superamento degli stereotipi, a partire da quelli di genere. Le tre categorie aiutano le società a progettare meglio e a rendere più leggibile l’impatto: sostenibilità (meno plastica, più mobilità sostenibile, uso consapevole delle risorse), inclusione (accessibilità e sport integrato), diversità e pari opportunità (empowerment femminile e riduzione del gender gap).

Nell’anno delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina cosa vi piacerebbe comunicare ai più giovani per diffondere la cultura dello sport responsabile?
Che il vero traguardo non è solo il risultato finale o la prestazione, ma il modo in cui ci si arriva. Vorremmo dire ai più giovani che si può “vincere” anche scegliendo di rispettare l’ambiente (riducendo sprechi e plastica), includere chi resta ai margini, fare squadra senza discriminazioni e vivere lo sport come spazio sicuro, educativo e aperto.
Se Milano-Cortina accende i riflettori sullo sport, Valori in Campo tiene accesa questa luce e la diffonde ogni giorno: nei quartieri, nelle palestre, nei campi dell’hinterland. Perché la sostenibilità, come lo sport, diventa cultura solo quando entra nelle abitudini quotidiane di ognuno e ognuna di noi.

FUTURO AL CUBO – Contributo di Dino Ruta, Università Bocconi di Milano

FUTURO AL CUBO – Contributo di Dino Ruta, Università Bocconi di Milano

Contributo di Dino RutaDelegato Rettorale per il Movimento Olimpico Università Bocconi e Professor of Practice di Leadership, Sports & Events Business SDA Bocconi School of Management

Lo sport fonte di sostenibilità, sviluppo e benessere

Dino RutaLo sport non è un’industria come le altre: è una competenza civica universale, capace di formare cittadini consapevoli, responsabili e solidali. Lo sport vuol dire tante dimensioni: dalla pratica alle competizioni, dagli impianti agli investimenti, dai valori ai grandi eventi. Infatti, i prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 non rappresentano soltanto uno dei principali appuntamenti sportivi internazionali, ma un vero fattore abilitante strategico — una scintilla — per il sistema sportivo italiano e un potente moltiplicatore di valore per l’economia, i territori e la cultura del Paese. È questo il messaggio che ci tenevo a condividere con “Colori Olimpici”, libro ufficiale di Milano Cortina 2026, edito da Egea, distribuito in allegato al Corriere della Sera e alla Gazzetta dello Sport fino a marzo e disponibile in tutte le librerie.
Il titolo Colori Olimpici richiama il simbolo più riconoscibile e universale dello sport: i cinque cerchi, cinque colori su fondo bianco. Su quel fondo si intrecciano i cerchi che rappresentano i continenti uniti dallo spirito Olimpico; i sei colori complessivi garantiscono che almeno uno sia presente in ogni bandiera del mondo, rafforzando il carattere globale e inclusivo dell’Olimpismo. Il libro propone una rilettura contemporanea di questi colori attraverso sei verbi, uno per ciascun capitolo: sei azioni che descrivono come lo sport possa incidere sul presente e orientare il futuro.
Blu è investire: lo sport come piattaforma economica e culturale, tra media, imprese, finanza, fondi di investimento ed entertainment globale. Rosso è partecipare: la passione dei tifosi e il tifo come fenomeno sociale, dalle curve alle community digitali. Verde è vincere: l’atleta al centro, con carriere lette come percorsi professionali tra performance, identità e futuro post-agonistico. Nero è costruire: impianti, distretti sportivi e luoghi dell’intrattenimento come infrastrutture abilitanti. Giallo è crescere: lo sport come metodo educativo, scuola di cittadinanza, benessere e relazioni. Bianco è impattare: il colore che connette tutti gli altri e racconta l’eredità duratura dei Giochi in termini culturali, sociali ed economici.
Nel loro insieme, i contributi compongono un mosaico che restituisce la complessità dello sport contemporaneo: non solo competizione o spettacolo, ma infrastruttura culturale, educativa e sociale. Colori Olimpici è così una mappa di significati e di possibilità, un invito a leggere i Giochi — e lo sport — come linguaggio di valori e leva di trasformazione collettiva.
Lo sport si basa sul concetto di atleta e sulle prestazioni, come fanno i professionisti, gli olimpionici, i giovani talenti e gli appassionati che ogni giorno praticano sport per benessere e socialità. Per immaginare una società più sostenibile occorre immaginarci tutti noi sempre più atleti, ogni giorno di più, per poter migliorare il nostro benessere psico-fisico, la socialità, sperimentare competizione e collaborazione, osservare e ammirare i grandi eventi che ispirano il domani.
Non siamo nati per rimanere seduti. Senza lo sport non si può immaginare il futuro, e con un movimento sportivo evoluto si può pensare ad una vita migliore.

Lavorare nella sostenibilità tra innovazione, opportunità e competenze

26 febbraio 2026 | ore 11
Social Innovation Campus in MIND
TALENTS 4 SOCIAL INNOVATION. LUOGHI DI FUTURO
Evento in presenza e online

In un mercato del lavoro in trasformazione cambiano le esigenze e le aspettative delle organizzazioni che vogliono attrarre nuovi talenti. Ai giovani vengono richieste non solo competenze specialistiche, ma anche soft skills relazionali e organizzative. Questi cambiamenti interessano tutte le professioni, in particolare quelle legate allo sviluppo sostenibile. L’incontro è un’occasione per esplorare le competenze più richieste, le opportunità messe a disposizione dalle imprese, le richieste delle nuove generazioni che si affacciano al mondo del lavoro.

Introduce
Rossella Sobrero, Gruppo promotore Il Salone della CSR

Intervengono
Susanna Venisti, Corporate Sustainability Expert Agos
Elena Guarnone, Head of Sustainability Edison

Scarica il programma

 

Evento inserito nell’ambito della VI edizione di:

La sostenibilità secondo i giovani

Il Salone EXTRA – LIBRI
11 dicembre 2025 | ore 17.30
Evento online

Evento di presentazione dell’ebook a cura dei CSRnatives.

Quest’anno i CSRnatives hanno compiuto 10 anni: un traguardo importante che racconta il percorso di un network nato per dare voce alle nuove generazioni nel mondo della sostenibilità.

L’obiettivo di questo ebook sarà quello di offrire la prospettiva dei giovani ESG-addicted su alcuni dei temi più rilevanti che riguardano la sfera pubblica, oltre che quella aziendale. Attraverso riflessioni, visioni e contributi, i CSRnatives vogliono mostrare come le competenze e la sensibilità dei giovani possano guidare un cambiamento concreto.

 

 

Introduce:
Rossella Sobrero, Gruppo promotore Il Salone della CSR

Intervengono:
Vincenzo Baccari, Coordinatore CSRnatives
Enrico Elefante, Funzionario Agenzia Italiana per la Gioventù
Valentina Foschi, Co-founder e Director The Good Social
Valentina Imperato, Sustainability Consultant Movesion

Evento in diretta sul profilo LinkedIn e sul canale YouTube del Salone.

Scarica il programma

FUTURO AL CUBO – Intervista a Bianca Bargagliotti, Worldrise

FUTURO AL CUBO – Intervista a Bianca Bargagliotti, Worldrise

Intervista a Bianca Bargagliotti, Communication Manager Worldrise

Foto Bianca BargagliottiQual è stato il momento o l’esperienza che ti ha spinta a dedicarti alla tutela di mari e oceani?
Non c’è stato un unico istante rivelatore, ma un avvicinamento graduale. A partire dai miei studi in Scienze Naturali, a cui sono seguiti quelli in Global Change Ecology, ho scelto, quasi senza rendermene conto, un corso di divulgazione naturalistica che mi ha aperto un mondo. La mia docente era Mariasole Bianco, esperta di conservazione marina e Presidente di Worldrise. Quell’incontro, e tutto ciò che da allora ne è seguito, ha cambiato la mia prospettiva: ho capito che volevo che il mio impegno avesse un impatto concreto sul futuro dei nostri mari.
Oggi, continuando a collaborare con Worldrise, ho la possibilità di vedere ogni giorno quante forme possa assumere la conservazione marina efficace: dal dialogo con le comunità locali alla valorizzazione delle Aree Marine Protette, dalla comunicazione e divulgazione sui social alla formazione dei futuri custodi del Pianeta Blu. Il mare è un ecosistema fragile ma straordinariamente generoso: proteggerlo è quanto di più naturale possa venirmi in mente.

Nel tuo lavoro quotidiano, quali aspetti trovi più stimolanti e quali più difficili nella sensibilizzazione sulle tematiche legate all’acqua e agli ambienti marini?
La parte più stimolante del mio lavoro è osservare quante forme diverse possa assumere la sensibilizzazione sulle tematiche legate all’acqua e al mare. Trovare modi creativi per rendere centrale qualcosa che spesso viene percepito come distante rappresenta una sfida, ma anche una grande opportunità. La difficoltà maggiore sta proprio nel colmare la distanza emotiva che molte persone, soprattutto quelle che non vivono vicino alla costa, possono provare. Trasmettere che la conservazione marina riguarda tutti e che è una responsabilità condivisa richiede tempo, costanza e creatività. Un esempio concreto di questo sforzo è la campagna di Worldrise “Nel Profondo”, che riporta il Mar Mediterraneo al centro della nostra identità e azione collettiva attraverso un viaggio dentro e fuori ognuno di noi.

Quanto è importante il ruolo dei giovani nella tutela dell’acqua e degli ecosistemi marini, e come li coinvolgete nelle vostre attività?
I giovani sono centrali. Non solo perché saranno chiamati a custodire queste straordinarie risorse, ma anche perché portano un’energia nuova: vogliono partecipare, non solo ascoltare. In Worldrise li coinvolgiamo concretamente in diversi modi, ad esempio con il Campus AMP, un percorso formativo che ogni anno porta studenti e neolaureati all’interno delle Aree Marine Protette italiane, fornendo loro strumenti e competenze pratiche per diventare parte attiva della gestione efficace di questi tratti di mare tutelati in un’ottica di sviluppo sostenibile. Abbiamo voglia e capacità di metterci in gioco: trovare chi ci dà spazio e opportunità per farlo fa davvero la differenza.

Hai notato un cambiamento nel modo in cui i giovani percepiscono il rapporto con il mare negli ultimi anni?
Sì, ho notato un cambiamento evidente. Sempre più giovani mostrano una forte sensibilità ambientale e, soprattutto, la volontà di fare qualcosa di concreto per il futuro del mare e di tutti noi che dipendiamo dalla sua salute. Non vogliono essere spettatori, ma portatori di un cambiamento duraturo e sistemico. Durante le attività di Worldrise che li coinvolgono direttamente, percepiamo sempre di più il loro desiderio di connessione con la natura e con il mare, insieme alla necessità di strumenti e opportunità concrete. Proprio per questo, continuiamo a lavorare per offrire loro esperienze che permettano di trasformare entusiasmo e interesse in azioni reali per la tutela degli ecosistemi marini.

FUTURO AL CUBO – Intervista a Veronica Vismara, Acque Bresciane

FUTURO AL CUBO – Intervista a Veronica Vismara, Acque Bresciane

Intervista a Veronica Vismara, Responsabile Sostenibilità Acque Bresciane

Foto Veronica VismaraCosa sono i servizi ecosistemici e perché sono importanti?
La protezione della biodiversità rappresenta un elemento fondamentale non solo per la salvaguardia del pianeta, ma anche per la nostra vita quotidiana e per l’economia globale. Oltre metà del PIL mondiale – circa 40.000 miliardi di euro – dipende infatti direttamente dalle risorse naturali. Per questo motivo la tutela e valorizzazione della risorsa idrica costituisce per noi una priorità, strettamente connessa alla lotta contro il cambiamento climatico e alla conservazione dei servizi ecosistemici. Quando vengono mantenuti in salute, i sistemi naturali contribuiscono alla produzione di “servizi ecosistemici” da cui noi stessi siamo strettamente dipendenti per il nostro benessere e il nostro sviluppo, come ad esempio: depurazione delle acque, stoccaggio del carbonio, fertilizzazione del suolo, impollinazione, controllo biologico di specie dannose, rifornimento di materie prime e di biomasse, di ossigeno, protezione dal dissesto idrogeologico. In sostanza, ogni aspetto della nostra vita dipende, direttamente o indirettamente, dalla natura. Tutti i più importanti e recenti rapporti scientifici internazionali confermano la centralità della natura per garantire la salute, il benessere e lo sviluppo umano.

Acqua e finanza possono sembrare due mondi lontani, invece non è così. Cos’è il Sustainability Linked Loan e quali sono i suoi obiettivi?
A seguito della sottoscrizione nel 2021, 2022 e 2024 di tre Green Loan, finalizzati entrambi alla copertura degli investimenti green del piano industriale, Acque Bresciane – con un pool di banche coordinato da Intesa Sanpaolo in qualità di Sustainability Coordinator e composto da BNL BNP Paribas, Banco BPM e BPER – ha sottoscritto nel luglio 2024 una linea aggiuntiva di 55 milioni di euro a supporto dei propri progetti di sviluppo sostenibile ed economia circolare. La linea aggiuntiva di credito, finalizzata a coniugare sviluppo societario e sostenibilità ambientale, consente di attuare interventi in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 come la riqualificazione di impianti di collettamento e la depurazione delle acque reflue, ammodernamenti e nuove realizzazioni per il segmento acquedotti, il riuso dell’acqua depurata e la riduzione dei fanghi. Inoltre si caratterizza per essere un “Sustainability Linked Loan” con un meccanismo di pricing, in termini di riduzione dello spread applicato, legato al raggiungimento di specifici obiettivi annuali in ambito ESG, ossia la riduzione delle emissioni inquinanti e la diminuzione delle perdite idriche.

Come coinvolgete i vostri stakeholder? Cosa è e quale ruolo ha ABCommunity?
Fin dalla nostra costituzione, abbiamo scelto di rendicontare volontariamente il nostro impegno attraverso il Bilancio di sostenibilità, una scelta di trasparenza verso i cittadini e i nostri stakeholders.
In un’ottica di trasparenza, ascolto e sostenibilità – valori presenti nella nostra Carta dei Fondamenti – Acque Bresciane si impegna in attività di costante dialogo e interazione con i propri stakeholder al fine di comprenderne esigenze, interessi e aspettative in relazione ai progetti dell’azienda, siano essi industriali e/o in stretta connessione al tema della sostenibilità.
Con l’approvazione del Piano di Sostenibilità 2045 a ottobre 2020, è stato istituito ABCommunity, un tavolo multistakeholder permanente, composto da una selezione di stakeholder individuati secondo criteri di territorialità, competenza, conoscenza e relazione, che si pone due obiettivi principali:
1. Sviluppare azioni e progetti, conformi agli Obiettivi inseriti nel Piano di Sostenibilità al 2045, in co-creazione con gli stakeholder. Ad esempio, è stata ideata la Giornata Provinciale dell’Acqua, ormai diventata un appuntamento fisso.
2. Migliorare diversi aspetti relazionali con gli interlocutori principali dell’azienda, ampliando le opportunità di comunicazione e di approfondimento tra le parti, favorendo occasioni di dialogo con raccolta di pareri e di feedback costruttivi e proattivi, sviluppando percorsi di consultazione che conducano a scelte condivise, consolidando la definizione comune delle priorità strategiche aziendali (condivisione dei temi rilevanti nella rendicontazione annuale) e, infine, accogliendo suggerimenti e integrazioni utili a migliorare i progetti in corso.

FUTURO AL CUBO – Intervista a Elizabeth A. Koch, Women in Water Diplomacy Network

FUTURO AL CUBO – Intervista a Elizabeth A. Koch, Women in Water Diplomacy Network

Intervista a Elizabeth A. Koch, Process Support Team Lead Women in Water Diplomacy Network a cura di Giorgio Kaldor, Giornalista Materia Rinnovabile

Foto Materia RinnovabileCosa significano in pratica una partecipazione e una rappresentanza efficace delle donne nella diplomazia dell’acqua? Quanto siamo lontani dall’ottenere un vero equilibrio di genere nei processi negoziali sull’acqua?
La rete è nata da una gamma di approcci diversi all’interno di questi spazi interconnessi, con l’idea che possiamo imparare da diversi ambiti tematici di expertise. La rete ritiene che l’approccio guidato dalle donne dell’agenda Women, Peace and Security [lanciata dalla Risoluzione 1.325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2000] privilegi diversi modi per aiutare le persone ad analizzare e comprendere i processi decisionali: qual è la situazione dei diritti dei diversi attori in un contesto nazionale o regionale, come vengono allocate le risorse per supportare diverse comunità e quali livelli di rappresentanza esistono. All’interno della Women in Water Diplomacy Network, promuoviamo miglioramenti come l’uso di dati disaggregati per sesso per comprendere meglio le diverse priorità di coinvolgimento delle nostre comunità, dai livelli decisionali, come il numero di persone esperte coinvolte nei dialoghi tra COP, al processo della stessa UNFCCC COP. Esiste qualcosa chiamato gender tracker, che ci aiuta a valutare come stiamo andando in termini di rappresentanza in quel processo.

Esiste un meccanismo simile per la Conferenza dell’acqua delle Nazioni Unite?
No. Sarebbe incredibilmente utile, a livello strategico, se la comunità dell’acqua desse priorità a questo tipo di raccolta dati. Questi temi di diritti, risorse e rappresentanza attraversano molte dimensioni della diplomazia idrica, da chi partecipa alle negoziazioni a quali questioni vengono discusse, a come il pubblico è coinvolto in questi processi. Una delle domande che ci poniamo sempre è: chi non è nella stanza? Chi manca? Questo tipo di riflessione aiuta a informare le decisioni, colmare le lacune e coinvolgere proattivamente le comunità che non sono ancora al tavolo.

Perché è così importante?
Perché i risultati di questi dialoghi tendono a durare più a lungo e sono meno soggetti a ricadute, soprattutto nelle aree che affrontano sfide idriche o sono sensibili ai conflitti. C’è una forte sovrapposizione con ciò che possiamo apprendere dai colleghi che lavorano nell’analisi dei conflitti, negli approcci preventivi e nello sviluppo sostenibile post conflitto. Sappiamo che i risultati sono più duraturi quando il processo decisionale include prospettive diverse. Molte delle regioni in cui operiamo sono volatili o soggette a ricadute, quindi qualsiasi cosa possiamo fare per prevenire nuovi conflitti è cruciale. Un passo chiave è garantire che le donne siano profondamente coinvolte nei processi di costruzione di pace e sviluppo, inclusi quelli legati all’acqua.

Quali sono le principali barriere che ancora impediscono alle donne di assumere un ruolo attivo e influente nella diplomazia dell’acqua?
Le donne della nostra comunità globale affrontano numerose barriere socioculturali e, per chi lavora come professionista dell’acqua, ci sono alcune sfide aggiuntive specifiche. Ovviamente, alcuni ostacoli riguardano tutti, come questioni politiche legate a visti, viaggi o al riconoscimento formale dell’expertise. Il finanziamento è un’altra barriera importante: molte delle nostre associate faticano a ottenere le risorse necessarie per contribuire attivamente con la propria conoscenza nei dialoghi idrici regionali o internazionali. Anche la lingua rappresenta una sfida significativa, poiché gran parte di questi dialoghi si svolge in più lingue. Questo diventa un ostacolo per chi desidera condividere la propria conoscenza nella propria lingua ma non ha gli strumenti per renderla accessibile agli altri. Poi ci sono ostacoli digitali: è sorprendente vedere quanto possa variare l’accesso online. Per me, seduta a Brooklyn, la connessione è stabile, ma, per altre persone, frequenti interruzioni elettriche e una scarsa infrastruttura internet compromettono seriamente la possibilità di partecipare a discussioni cruciali.

Alcune di queste barriere possono essere viste anche come opportunità?
Molte di queste sfide possono essere affrontate in modo diretto e specifico. Quando si parla di migliorare l’uguaglianza di genere, spesso si menziona il mainstreaming, cambiare il contesto istituzionale più ampio, che è certamente importante. Ma c’è anche un approccio complementare che non dovrebbe essere trascurato: mirare direttamente alle persone che vogliamo portare nella stanza. Ciò significa fornire loro le risorse necessarie per impegnarsi e permettere che avvenga un dialogo significativo. Nel nostro caso, la comunità comprende diverse centinaia di donne diplomate dell’acqua da tutto il mondo. Non ricordo il numero esatto, ma credo sia intorno alle 250 oggi, e siamo in fase di aggiornamento dei dati per la fine dell’anno.

Il prossimo UN World Water Development Report (WWDR) sarà dedicato a genere e acqua: cosa pensa di questa scelta? Crede che questo focus possa cambiare il modo in cui governi e agenzie internazionali affrontano la governance dell’acqua?
È incoraggiante vedere che questo tema è diventato centrale in diversi importanti forum. Il report è spesso legato a un tema specifico che molte conferenze e dialoghi chiave poi riprendono. Quest’anno, genere e inclusione, più ampiamente definiti, saranno il focus del prossimo report, che sarà pubblicato a marzo. Molti dei nostri colleghi, pari ed esperti che rispettiamo profondamente, hanno contribuito direttamente e non vedo l’ora di vedere i risultati. Ovviamente, nessun singolo report può da solo portare cambiamenti radicali. Al momento, stiamo assistendo a significativi cambiamenti politici che stanno rimodellando il modo in cui funziona la cooperazione multilaterale. La priorità al multilateralismo − e all’uguaglianza di genere al suo interno − è sotto pressione. Ci sono grandi regressioni e cambiamenti di politica che, in molti forum, stanno de-prioritizzando l’uguaglianza di genere. Ecco perché è particolarmente importante che il prossimo WWDR si concentri sull’uguaglianza di genere. Offre l’opportunità di contrastare queste regressioni e di sfidare noi stessi a comunicare più efficacemente il perché l’inclusione è essenziale per ottenere risultati sostenibili.

Il divario di dati di genere nel monitoraggio dell’acqua è una preoccupazione crescente. Come influisce sulle decisioni politiche e sui risultati? Da dove dovrebbero provenire finanziamenti e volontà politica per colmare questo divario?
Le ricerche hanno rilevato che le donne tendono a dare priorità a questioni che riguardano comunità e giovani, e che quando partecipano agli accordi di pace aumenta la probabilità di includere linguaggio sensibile al genere e temi rilevanti per le donne. Spesso sorprende constatare che questioni critiche come sanità e igiene raramente raggiungono i tavoli decisionali dei dialoghi politici idrici di alto livello, pur interessando milioni di persone. Questo mostra come le sfide idriche siano presenti in tutte le parti della società, ma le questioni idriche prioritarie per le élite politiche non riflettano sempre i bisogni delle comunità che dovrebbero servire. La partecipazione delle donne da sola non risolve tutti i problemi ma contribuisce a creare un ambiente abilitante, in cui una massa critica di prospettive diverse è inclusa nei processi decisionali legati all’acqua. Quando il WWDN è stato fondato nel 2017, le ricerche mostravano già che esistevano essenzialmente due principali percorsi per entrare nel campo della diplomazia idrica: uno attraverso le relazioni internazionali e la politica estera e un altro attraverso la gestione dell’acqua e l’ingegneria. Entrambi i percorsi educativi e professionali sono stati storicamente dominati dagli uomini. Questo sta cambiando, ma ci vuole tempo per costruire una massa critica di nuove prospettive nella stanza.

Il Salone attraverso le immagini

Il Salone attraverso le immagini

Grazie alla collaborazione dell’illustratrice Silvia Bairo di Yoonik e al contributo di SAEF, la 13° edizione del Salone è stata rappresentata graficamente.

L’illustrazione è composta da elementi naturali (montagna, sole, fonte, fiori) e non (casco, bicicletta, borraccia) che dialogano per rappresentare attraverso una serie di gesti quotidiani e concreti i valori di sicurezza, cura del territorio e consapevolezza che possono creare un impatto collettivo.

Disegno_Silvia Bairo