La voce dei protagonisti – Intervista a Educational Goal Festival

La voce dei protagonisti – Intervista a Educational Goal Festival

Abbiamo intervistato Antonio Garofano, Presidente Educational Goal Festival

Antonio Garofano foto

Dal 24 al 29 novembre si svolgerà la prima edizione dell’Educational Goal Festival. Di cosa si tratta? Chi sono i soggetti che lo promuovono?

È il primo festival nazionale dedicato all’educazione alla sostenibilità in Italia, promosso da Educational Goal. Un evento che vedrà la partecipazione di tutti gli stakeholders che operano nel settore: scuole, enti, imprese, associazioni, professionisti, terzo settore. Abbiamo immaginato un cammino collettivo, fatto di incontri, esperienze, emozioni. La nostra mission è aggregare la comunità attiva che riconosce l’educazione ambientale come motore di cambiamento sociale. Il Festival è patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, ASviS – Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, INDIRE – Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa, CONAI — il Consorzio nazionale Imballaggi, FERPI – Federazione Italiana Relazioni Pubbliche, Università degli Studi di Salerno, la Commissione Nazionale italiana per l’UNESCO. Vogliamo segnalare e ringraziare i partner territoriali, il Comune di Salerno in primis, Salerno Pulita, Gori e i patrocini giunti da Anci Campania, Ordine dei Commercialisti di Salerno.

Il Festival è anche un evento “Diffuso”, cosa significa? Chi può partecipare?

Scuole, comuni, aziende e associazioni di tutta Italia potranno essere co-protagonisti del Festival realizzando eventi e iniziative locali, basandosi su un set di proposte e linee guida che sono a disposizione sul sito del Festival (qui). L’evento clou del festival, invece, si terrà il 26 novembre a Salerno (qui il programma), che per un giorno diventerà simbolicamente capitale italiana dell’educazione alla sostenibilità. A Palazzo di Città saranno organizzati panel tematici, talk ispirazionali e attività di edutainment, incontri e confronti per la comunità educante (scuole, enti, aziende, associazioni, divulgatori e formatori) insieme a speaker esperti, operatori del settore e personaggi di rilievo del mondo della sostenibilità, con l’obiettivo di illustrare best practice e proporre soluzioni per l’educazione ambientale.

Il Festival prevede anche un premio: l’Educational Goal Award, a chi è destinato? Come ci si può candidare?

È una delle iniziative a cui teniamo di più: Educational Goal Award ha l’obiettivo di far emergere i migliori progetti di educazione alla sostenibilità organizzati dalle aziende, in tutta Italia, in ogni settore, destinati a scuole di ogni ordine e grado. Ci sono tantissimi progetti innovativi, dall’alto valore culturale e divulgativo, che spesso restano “nascosti” all’interno dei report ESG. Con Educational Goal Award intendiamo far emergere e premiare le best practices. Candidarsi è semplicissimo: basta compilare il modulo presente sul sito (qui il form). La valutazione dei progetti sarà a cura del Comitato Tecnico Scientifico e la premiazione del miglior progetto ci sarà nel corso della Conference del prossimo 24 novembre a Roma.

La voce dei protagonisti – Intervista ad Alpitour World

La voce dei protagonisti – Intervista ad Alpitour World

Abbiamo intervistato Francesca Grandi, Chief Human Resources Officer Alpitour World

 

Francesca GrandiCon il 73% della forza lavoro composto da donne e il 49% delle posizioni di responsabilità occupate da figure femminili, come intendete promuovere la crescita professionale delle donne e affrontare eventuali bias di genere ancora presenti?

Alpitour World promuove la crescita professionale delle donne attraverso diverse iniziative: crea un ambiente di lavoro inclusivo garantendo pari opportunità in tutto il ciclo di gestione delle risorse umane, attraverso anche percorsi di coaching, mentoring e leadership, sostiene l’empowerment femminile favorendo lo sviluppo di competenze manageriali e facilitando la mobilità interna e la successione in ruoli di responsabilità. Il Gruppo investe, inoltre, in programmi di sensibilizzazione per superare bias e stereotipi di genere, collaborando con organizzazioni specializzate, come Valore D e Una Nessuna Centomila, per promuovere una cultura aziendale più inclusiva, consapevole e attenta al benessere di tutte e tutti.

Formazione, benessere organizzativo e nuovi traguardi per i prossimi tre anni. Quali sono le prossime sfide per rafforzare la parità di genere nel settore turistico?

La responsabilità sociale e la parità di genere sono pilastri della mission di Alpitour World, che considera la recente certificazione come uno stimolo per continuare a migliorare e fissare nuovi obiettivi. L’azienda promuove la diversity con il messaggio “Alpitour. Equal not less” e punta, nei prossimi tre anni, a rendere la parità di genere un valore concreto e misurabile nelle politiche di assunzione, crescita e leadership.
La sfida più grande sarà mantenere un percorso di miglioramento continuo, coinvolgendo tutto il nostro personale e creando una cultura aziendale che riconosca e valorizzi il talento di ciascuno, contribuendo così a un settore turistico più equo, accessibile e sostenibile per tutti grazie anche all’avvio di nuovi progetti formativi per sviluppare soft skills e favorire l’apertura al confronto interculturale, grazie a un forte investimento nella formazione come strumento essenziale per l’innovazione nel settore.

La campagna di Employer Branding di Alpitour World ruota attorno al messaggio “Il tuo viaggio. La nostra meta.” Come si riflette questo approccio nella valorizzazione del talento femminile e nel creare un ambiente inclusivo, anche nei percorsi di crescita?

Il messaggio “Il tuo viaggio. La nostra meta” che abbiamo scelto per la campagna di Employer Branding guida non solo il rapporto con i clienti, ma anche la valorizzazione del talento interno.
Alpitour World pone come obiettivo primario la formazione e la crescita delle proprie risorse, accomunate dal bisogno di scoperta e da un forte spirito di squadra e curiosità verso il futuro. Quando parliamo di valorizzare il talento femminile e di creare un ambiente inclusivo, intendiamo promuovere un percorso di crescita che sia autenticamente equo e aperto a tutte le persone, indipendentemente dal genere.
La nostra meta, ovvero l’obiettivo di essere un’azienda sempre più inclusiva e sostenibile, si raggiunge riconoscendo e valorizzando le differenze di ciascuno, creando un ambiente in cui ogni talento può esprimersi al massimo.

La voce dei protagonisti – Intervista a Intesa Sanpaolo Assicurazioni

La voce dei protagonisti – Intervista a Intesa Sanpaolo Assicurazioni

Abbiamo intervistato Lauretta Filangieri, Responsabile Sostenibilità Intesa Sanpaolo Assicurazioni 

 

Lauretta Filangieri

In Action Esg CLIMATE sostiene la transizione ecologica supportando l’imprenditoria italiana: di cosa si tratta esattamente?

In Action Esg CLIMATE nasce nel 2022 per supportare, grazie ad un contributo in denaro, le giovani imprese italiane nella realizzazione di progetti che abbiano un impatto misurabile sull’ambiente. L’iniziativa ha l’obiettivo di promuovere l’imprenditoria giovanile e l’innovazione sostenibile con azioni concrete, e di contribuire alla transizione ecologica, promuovendo l’individuazione di nuove tecnologie e modelli di business, soluzioni che spesso arrivano dalle nuove imprese.
Grazie a In Action Esg CLIMATE le start-up con progetti con un impatto positivo misurabile sull’ambiente possono ricevere un contributo a fondo perduto per realizzarle. Negli anni abbiamo visto le giovani imprese portare sul mercato le loro soluzioni, grazie anche al nostro sostegno, crescere in rinomanza, fatturato e dipendenti, e generare un impatto positivo non solo sull’ambiente, ma anche sul territorio e le persone che lo abitano.
L’iniziativa fa parte dell’insieme di programmi per il supporto all’economia reale e al mondo dei giovani e dei fragili lanciato in occasione del piano di impresa 2022-25 e che ci vede impegnati come Gruppo Intesa Sanpaolo Assicurazioni da diversi anni.
Nelle prime tre edizioni abbiamo erogato complessivamente 1,75 milioni di euro contribuendo alla realizzazione di 11 progetti di impatto ambientale, alcuni dei quali ancora alla fase prototipale. Il monitoraggio fatto in questi anni ha mostrato come aver dato “fiducia” a queste giovani imprese ha consentito loro non solo di realizzare i progetti nel cassetto ma anche di aumentarne la visibilità verso clienti e investitori, ottenendo una raccolta complessiva di capitale pari 8,520 milioni di euro (dati a marzo 2025).
L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo Innovation Center, che ci affianca nel selezionare, supportare e monitorare le imprese.

Quali sono le novità dell’edizione 2025?

Da quest’anno, per la prima volta, In Action Esg CLIMATE si unisce ad Up2Stars, programma di Intesa Sanpaolo di valorizzazione e accelerazione delle startup: in questo modo dedichiamo alle imprese innovative una proposta unica di Gruppo, offrendo loro un percorso più ampio e strutturato, che potenzialmente comprende sia il supporto dell’acceleratore partner che la possibilità di ricevere il nostro contributo economico. Grazie a questa sinergia, inoltre, In Action Esg CLIMATE si moltiplica, prevedendo ben quattro call asincrone, che avranno luogo tra il 2025 e il 2026, su altrettanti diversi settori: Nuovi Materiali, Robotica, Aerospace e Design Tech. Pensiamo che in questo modo potremo accompagnare e supportare la loro crescita in modo più completo e ancora più concreto.

In Action Esg CLIMATE si inserisce quindi tra le vostre iniziative a supporto del territorio e della comunità: avete dei ritorni sull’impatto generato in questi anni?

Oltre che su In Action Esg CLIMATE, gli ultimi anni hanno visto il nostro impegno anche su altre iniziative a supporto del territorio e della comunità. Cito, ad esempio, quelle realizzate per diffondere il valore della protezione e sviluppare la cultura assicurativa tra i giovani, attraverso l’utilizzo di strumenti e linguaggi innovativi, e il programma In Action Esg NEET, dedicato alla promozione e inclusione nel mondo del lavoro di giovani e donne che vivono situazioni di disagio sociale economico o familiare, contribuendone alla formazione e qualificazione professionale.
Dal 2023, inoltre, monitoriamo attentamente i risultati di queste iniziative, e ne valutiamo l’impatto utilizzando la metrica dello SROI (Social Return On Investment), perché è per noi fondamentale capire come migliorare sempre di più l’efficacia delle nostre attività. Questo ci ha consentito sia di modificare nel tempo il nostro approccio, sia di diffondere la conoscenza di queste iniziative e sviluppare un mindset interno in grado di individuare, fin dalla fase di selezione, le future iniziative a maggiore impatto potenziale in termini di sostenibilità. L’analisi SROI ha consentito di identificare anche gli ambiti in cui poter aumentare, attraverso specifici interventi, il beneficio per la collettività, configurandosi quindi come una leva trasformativa permanente, capace di orientare le strategie ESG aziendali in ottica di impatto, accountability e miglioramento continuo.

La voce dei protagonisti – Intervista a Culligan

La voce dei protagonisti – Intervista a Culligan

Abbiamo intervistato Francesco Lalli, HSE-ESG Specialist Culligan

 

Francesco Lalli

Sostenibilità e innovazione sono tra le caratteristiche che hanno fatto crescere Culligan negli ultimi anni. Come si è sviluppato l’impegno su queste due direttrici e con quali obiettivi?

Culligan è leader globale nei servizi e soluzioni per la filtrazione dell’acqua e lavora ogni giorno per ridurre l’utilizzo delle bottiglie di plastica grazie a innovazioni che rendono l’idratazione più accessibile e sostenibile con soluzioni alternative.
La sostenibilità è uno dei valori di Culligan, confermato dai dati emersi dal Report ESG 2024: Culligan ha infatti ottenuto la prestigiosa certificazione WAVE che riconosce l’impegno per l’uso responsabile dell’acqua e punta a ridurre del 40% le proprie emissioni relative agli Scope 1 e 2 entro il 2035 rendendo le sue attività sempre più rispettose dell’ambiente.
Scienziati, chimici e tecnici sviluppano prodotti innovativi e migliorano quelli già esistenti. Un esempio tutto italiano è il Goccione™ Culligan: il nostro boccione multiuso, un prodotto iconico, nato molto tempo fa e ancora scelto da molti italiani specialmente nel segmento business, può essere considerato un esempio di sostenibilità, soprattutto se confrontato con il consumo di bottiglie di plastica monouso. Il Goccione™ Culligan è un prodotto BPA free in PET e viene riutilizzato/riempito molteplici volte prima di essere smaltito. Culligan si occupa infatti del ritiro “porta a porta” del Goccione™ e del controllo, lavaggio e sanificazione prima del successivo riempimento. Questo approccio riduce significativamente la quantità di plastica destinata allo smaltimento; inoltre, quando il boccione arriva a fine vita viene interamente riciclato.

Ridurre l’inquinamento da plastica è uno degli obiettivi più importanti per Culligan. Quali sono le più recenti iniziative portate avanti in occasione del Plastic Free July?

A luglio, Culligan ha aderito alla campagna internazionale Plastic Free July, promossa dalla Plastic Free Foundation per favorire azioni concrete che uniscono azienda e territorio. Già nel 2024 i team Culligan nel mondo hanno dedicato oltre 500 ore di volontariato per la causa, eliminando 362 kg di rifiuti plastici. Quest’anno, sono stati invitati a lanciare sfide sostenibili, ispirate al meccanismo virale dell’Ice Bucket Challenge. A Bologna, hub strategico dell’azienda inaugurato lo scorso anno, sabato 26 luglio i dipendenti e le loro famiglie si sono ritrovati al Giardino Lunetta Gamberini per una giornata di raccolta rifiuti che ha lasciato un segno tangibile in uno dei principali spazi verdi della città.
Nel 2025 abbiamo deciso anche di promuovere alcuni eventi sul territorio prime fra tutte le maratone. Dopo la maratona di Chicago Culligan è stata Water Partner della Termal Bologna Marathon, dove sono stati distribuiti nelle corse competitive e non oltre 19.000 litri di acqua filtrata e a km0 agli oltre 10.000 atleti e 40.000 visitatori, risparmiando oltre 80.000 bottigliette di plastica.

Dall’interessante ESG Report 2024 emerge un impegno a 360 gradi, non solo sul piano ambientale. Quali sono gli obiettivi ambientali al 2030 e le iniziative più interessanti messe in campo per le persone?

Entro il 2030 Culligan si è posta degli obiettivi chiave: fornire 55 miliardi di litri di acqua pulita e sicura; evitare 1 miliardo di kg di plastica monouso; ridurre le emissioni di CO₂ di 10 miliardi di kg; valutare il 100% delle nuove soluzioni secondo criteri ESG.
Culligan supporta inoltre le comunità di tutto il mondo in situazioni di crisi, fornendo acqua più pulita e sicura. Nel 2024, ci eravamo prefissati di donare 7,5 milioni di litri di acqua più pulita e sicura. Abbiamo superato il nostro obiettivo, consegnando quasi 9 milioni di litri alle comunità di tutto il mondo tramite donazioni. Quest’anno puntiamo ancora più in alto: ci impegniamo a donare 10 milioni di litri di acqua attraverso i nostri partner e le nostre soluzioni. Collaborando con organizzazioni locali in tutto il mondo, identifichiamo le comunità bisognose (centri comunitari, associazioni di volontariato, ONG) e forniamo soluzioni sostenibili per l’idratazione.
Inoltre, Culligan ha dimostrato di essere un’azienda attenta alla parità di genere: circa il 35% delle donne impiegate ricopre posizioni di global leadership.
Tra le iniziative dedicate alle persone in Italia, Culligan sta per lanciare a settembre nuovi programmi di welfare aziendale. Tra questi un innovativo servizio di virtual primary care (telemedicina), autorizzato dal Servizio Sanitario Nazionale come ambulatorio virtuale di medicina generale in regime privato. Attraverso questa piattaforma, i nostri dipendenti potranno accedere gratuitamente a prestazioni sanitarie da remoto, seguiti da un team di medici altamente qualificati e sempre reperibili, con la garanzia del massimo standard di qualità e con il supporto di un’app semplice e intuitiva.
Questa iniziativa si inserisce in una visione più ampia: per Culligan, prendersi cura delle persone significa mettere la loro salute e il loro benessere al centro, con la stessa attenzione e responsabilità con cui ci impegniamo ogni giorno per l’ambiente.

FUTURO AL CUBO – Intervista a Francesco Pogliano, Studente

FUTURO AL CUBO – Intervista a Francesco Pogliano, Studente

Intervista a Francesco Pogliano, Studente Gestione ambientale e sviluppo sostenibile (GASS)

Francesco Pogliano

Dal tuo punto di vista, cosa significa oggi “trovare il proprio posto” nel mondo del lavoro?
Trovare il proprio posto nel mondo del lavoro, oggi, non coincide più con un ufficio, un titolo o una posizione formale. Significa piuttosto trovare un equilibrio tra ciò che si ama fare, l’impatto che si riesce a generare e la possibilità di crescere costantemente.
Non è il riconoscimento esterno a rendere autentico questo percorso, ma la sensazione interiore di coerenza. Sapere che il proprio impegno produce valore reale, anche se non immediatamente visibile, e che ciò che si fa risuona con i propri valori e identità.
Il lavoro è un un percorso che si trasforma insieme a noi. Sperimentare, cambiare prospettiva e continuare a imparare significa sentirsi davvero in movimento verso il proprio posto.
Alla fine, trovare il proprio spazio non è una collocazione fisica ma una condizione mentale ed emotiva: è il momento in cui ci si riconosce in ciò che si fa e si percepisce un senso di appartenenza, a sé stessi e agli altri.

Quali sono, secondo te, le frustrazioni e le speranze più forti che attraversano chi ha la tua età e si approccia al mondo del lavoro (oppure ci sta entrando)?
Una delle frustrazioni più sentite è la difficoltà di vedere riconosciuto il proprio impegno. Molti giovani arrivano al mondo del lavoro dopo anni di studio, ma si trovano di fronte a prospettive che non rispecchiano le competenze e le energie investite. Questo genera disillusione e porta qualcuno a rinunciare alla propria vocazione, non per mancanza di talento, ma perché non intravede condizioni che la rendano sostenibile.
A questo si aggiunge il senso di incertezza. Non tanto l’idea che il lavoro cambi, siamo consapevoli che il mondo evolve, quanto la sensazione che non ci sia un terreno solido su cui costruire progetti a lungo termine. È una precarietà che pesa, ma allo stesso tempo ci obbliga a sviluppare adattabilità e resilienza.
Le speranze guardano al riconoscimento e alla crescita. Non ci aspettiamo un percorso lineare, ma desideriamo che l’impegno venga valorizzato e che ci siano spazi reali per sviluppare talento, creatività e responsabilità. Non si tratta solo di “avere un lavoro”, ma di costruire un futuro passo dopo passo, in contesti che diano fiducia e aprano opportunità concrete.
Se dovessi descrivere lo stato d’animo della mia generazione rispetto al lavoro, userei una parola: bilico. Viviamo tra la paura di non trovare spazio e la determinazione a crearne uno nuovo.

Che consiglio daresti a chi nelle aziende disegna policy, ambienti, percorsi per le persone più giovani?
I giovani non cercano solo un contratto, ma la possibilità di sentirsi parte attiva di un progetto. Aprire spazi di confronto reale significa riconoscere che anche chi è all’inizio porta prospettive utili, capaci di arricchire il modo in cui l’azienda guarda al futuro.
Un altro elemento decisivo riguarda le opportunità di crescita. La mia generazione desidera sviluppare competenze, sperimentare ruoli diversi, mettersi alla prova. Politiche che investono in formazione continua, mentoring e responsabilità progressive non sono accessori, ma fattori che determinano se un giovane vede nell’azienda un futuro possibile o preferisce cercarlo altrove.
Infine, i giovani sono particolarmente sensibili alla distanza tra ciò che un’azienda dichiara e ciò che effettivamente realizza. Valori come sostenibilità, inclusione o rispetto delle persone non possono rimanere principi astratti: devono tradursi in pratiche quotidiane, visibili e credibili.
In sintesi, il consiglio che darei è di creare ambienti autentici, dove i giovani possano crescere e contribuire con le proprie idee senza sentirsi marginali. È in questo equilibrio tra ascolto, sviluppo e coerenza che un’azienda può diventare un luogo capace di attrarre e trattenere nuove energie.

FUTURO AL CUBO – Intervista a Micol Burighel, Amapola

FUTURO AL CUBO – Intervista a Micol Burighel, Amapola

Intervista a Micol Burighel, Responsabile comunicazione e Consigliera d’impatto Amapola

Micol Burighel

Amapola ha scelto di istituire un Consiglio d’impatto composto per statuto solo da under 36. Perché questa scelta, e cosa ha significato portare davvero dentro l’organizzazione la voce delle nuove generazioni?
È il nostro modo di mettere le nuove generazioni in una posizione concreta di responsabilità, non solo di ascolto. La risposta più sincera al perché sarebbe: perché no? Spesso si dice che il futuro è delle persone giovani, ma poi si continua a escluderle dai luoghi in cui si prendono le decisioni. Noi crediamo che le persone più giovani debbano avere anche il potere di incidere, non solo di sperare o proporre.
Il Consiglio d’impatto è composto da 3 a 7 membri – persone interne o esterne – e si occupa della gestione delle attività benefit e della valutazione del nostro impatto sociale e ambientale. È un organo di indirizzo, ma anche di presidio.
Abbiamo immaginato una governance duale, in cui il Consiglio direttivo e quello d’impatto collaborano nel guidare l’organizzazione. Per noi è il modo più concreto di alimentare il dialogo tra generazioni e far evolvere la cultura aziendale: non basta parlare di intergenerazionalità, bisogna strutturarla.

Nelle vostre riunioni, tra le proposte e gli scambi, quali sono i temi che tornano con più forza? Quali valori, priorità e visioni emergono dal confronto generazionale?
Uno dei tratti che più ci accomuna è il valore attribuito alla sostenibilità, non solo come ambito di lavoro ma come scelta di vita. Su questo in Amapola c’è un allineamento molto forte, a prescindere dall’età.
Ciò che cambia, in parte, è l’approccio al lavoro e la relazione con la vita privata. In Amapola c’è da sempre attenzione al benessere delle persone, ma chi appartiene alle generazioni più giovani tende a porre con ancora maggiore decisione la questione dell’equilibrio e della coerenza tra valori personali e ambiente professionale. Non si tratta di voler “lavorare meno”, ma di dare senso al tempo del lavoro, rendendolo parte di un percorso coerente con ciò in cui si crede.
Il confronto intergenerazionale è molto vivo. Non si limita a una condivisione di compiti, ma diventa scambio di saperi e strumenti: chi ha più esperienza trasmette un patrimonio costruito nel tempo, chi è più giovane introduce linguaggi, tecnologie, pratiche nuove. A volte le visioni divergono, ma ciò che ci unisce è la voglia di dialogo e confronto vero. Ed è da lì che nasce l’evoluzione.

Meet the CSR Leaders nasce per costruire uno spazio di orientamento e dialogo tra generazioni, favorendo il confronto tra chi è già nel mondo della sostenibilità e chi ci si affaccia oggi. Quali bisogni ha intercettato questo progetto?
Meet the CSR Leaders è nato da un bisogno concreto: fare chiarezza. Chi si avvicina oggi al mondo della sostenibilità si confronta con percorsi poco codificati, professioni non sempre ben definite, aspettative alte e richieste diversificate. Anche se i corsi universitari sono aumentati, manca ancora un quadro organico su ruoli, competenze e opportunità.
Il progetto ha voluto rispondere a questa incertezza, mettendo in dialogo generazioni diverse: giovani che vogliono orientarsi e professioniste e professionisti che sentono l’urgenza di trasmettere strumenti utili. È stato sorprendente vedere quanto questo confronto fosse desiderato da entrambe le parti.
Da un lato, c’è fame di ascolto, confronto, ispirazione. Dall’altro, emerge spesso un consiglio ricorrente: non trascurare le competenze trasversali. Comunicare, gestire conflitti, leggere i contesti: sono queste, oltre al bagaglio tecnico, le capacità più richieste oggi.
In fondo, Meet the CSR Leaders ha intercettato un bisogno semplice ma profondo, cioè sentirsi parte di una comunità che cambia, dove si può imparare, sbagliare, contribuire. Insieme.

FUTURO AL CUBO – Intervista a Maria Finadri, Fastweb Digital Academy

FUTURO AL CUBO – Intervista a Maria Finadri, Fastweb Digital Academy

Intervista a Maria Finadri, Manager Fastweb Digital Academy

Maria Finadri

Le nuove generazioni chiedono al lavoro senso, crescita e impatto. Come vi state attrezzando, come azienda, per rispondere a queste aspettative?
In Fastweb+Vodafone lavoriamo attivamente per creare un ambiente che risponda a queste esigenze.
In un contesto lavorativo in continua trasformazione, contribuiamo alla creazione di percorsi che consentono di acquisire competenze digitali e trasversali sia attraverso la nostra Fastweb Digital Academy (FDA) gratuita e aperta a tutti, sia collaborando direttamente con le università.
Organizziamo e contribuiamo ad eventi e project work dedicati all’innovazione tecnologica, includendo anche temi come la Gender Equity e la promozione delle donne nelle materie STEM, in cui i nostri manager condividono la loro esperienza con gli studenti, offrendo stimoli e prospettive per la crescita professionale.
Forniamo borse di studio in partnership con diversi atenei e partecipiamo attivamente anche a progetti di PCTO.
Investiamo in tecnologie all’avanguardia come l’AI e in azienda promuoviamo un ambiente di lavoro collaborativo e inclusivo, dove le idee innovative sono valorizzate. Investiamo costantemente sulle persone affiancandole lungo tutto il percorso in azienda. Lo sviluppo continuo delle potenzialità, dei talenti e delle competenze è infatti l’obiettivo al centro di un ricco programma di formazione a disposizione di tutti i dipendenti.

Fastweb Digital Academy nasce per offrire competenze ma anche per rendere accessibile un’idea diversa di futuro. In che modo questa esperienza rappresenta per voi un investimento sul cambiamento culturale, oltre che professionale?
FDA nasce nel 2016 con l’obiettivo di contribuire alla diffusione delle competenze digitali tra la popolazione. L’Academy offre corsi gratuiti sulle competenze digitali, dal livello base a quello avanzato, sia per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, sia per i professionisti che hanno bisogno di upskill o reskilling delle loro competenze. Fino ad oggi abbiamo avuto oltre 840.000 studenti.
Lo scorso anno l’Università Cattolica ha creato un modello per la misurazione dell’impatto sociale della attività di FDA, cioè per misurare gli effetti e i cambiamenti generati dall’iniziativa nella vita degli studenti. Il Report prodotto ha evidenziato che 80% degli intervistati ha acquisito competenze utili a migliorare/indirizzare meglio il proprio lavoro o che possono essere utilizzate nella propria vita quotidiana. In particolare, ha evidenziato un miglioramento del benessere psicologico anche nei detenuti che hanno seguito i corsi.
La nostra visione va oltre il trasferimento di competenze tecniche, rappresenta un investimento sul cambiamento culturale perché mira a democratizzare l’accesso alle competenze, creando un ponte verso un futuro più digitale, inclusivo e sostenibile. Quando offriamo formazione gratuita sui temi digitali e soft skills, non stiamo semplicemente insegnando a utilizzare strumenti o tecnologie, ma stiamo anche dicendo che il futuro digitale è un’opportunità aperta a tutti.

Che ruolo ha l’educazione continua in una società che cambia?
In una società caratterizzata da cambiamenti rapidi e profondi, in un’epoca in cui il ciclo di vita delle competenze si è drasticamente ridotto, l’educazione continua diventa la chiave per rimanere rilevanti professionalmente. In questo contesto FDA offre percorsi costantemente aggiornati, permettendo a professionisti di ogni età di acquisire nuove competenze o aggiornare quelle esistenti. Questa flessibilità formativa è essenziale in un mercato del lavoro dove molte professioni stanno scomparendo mentre altre emergono rapidamente.
I nostri corsi non si limitano a insegnare tecnologie specifiche, ma sviluppano anche meta-competenze come il pensiero critico, la capacità di imparare ad apprendere, la flessibilità cognitiva. Abilità che permettono alle persone di affrontare i cambiamenti non come minacce ma come opportunità, di adattarsi a scenari imprevisti e di reinventarsi quando necessario.
FDA lavora attivamente per colmare il digital divide tramite percorsi differenziati che partono dalle basi e arrivano fino a competenze avanzate, spiegando inoltre come valutare l’affidabilità delle fonti online, comprendere i meccanismi degli algoritmi che influenzano l’informazione che riceviamo e quali sono i propri diritti digitali. In questo modo formiamo persone che non sono solo consumatori passivi di tecnologia, ma cittadini digitali consapevoli, capaci di partecipare attivamente al dibattito pubblico sulla trasformazione digitale.

FUTURO AL CUBO – Intervista a Vincenzo Baccari, CSRnatives

FUTURO AL CUBO – Intervista a Vincenzo Baccari, CSRnatives

Intervista a Vincenzo Baccari, Coordinatore CSRnatives

Vincenzo Baccari

Difendere mari e oceani, che rappresentano il più importante ecosistema del pianeta, deve essere un impegno di tutti. Quale ruolo possono avere i giovani per sensibilizzare maggiormente le persone e le comunità?
La sostenibilità è un campo nel quale i giovani possono e devono dire sempre di più la loro, per vari motivi.
Uno di questi è generazionale: hanno assimilato i valori etici e l’importanza della salvaguardia dell’ambiente fin dall’inizio del loro percorso di vita e di educazione, ne comprendono importanza e urgenza. Questa cultura rende loro maggiormente sensibili e credibili quando si parla di questi temi.

I giovani però, oltre a parlare hanno varie modalità per poter provare a fare qualcosa di concreto.
Come consumatori del presente e soprattutto del futuro, per far leva soprattutto sul settore privato e sulle aziende che producono beni con un alto impatto sull’ambiente e in particolare sugli ecosistemi marini.
Come cittadini-attivisti, partecipando al discorso pubblico, manifestando, agendo in modo pratico attraverso iniziative concrete o di supporto ad organizzazioni non profit che operano in ambiti legati alla salvaguardia delle acque.
E, infine, come divulgatori di buone pratiche. Qui mi riferisco sì ai CSRnatives, network di giovani appassionati di sostenibilità che coordino, ma soprattutto ai giovani green influencer che possono veicolare messaggi e “contaminare” sempre più persone della loro generazione per creare una maggiore consapevolezza sui temi della salvaguardia ambientale e degli ecosistemi.

In questi anni sono state avviate diverse iniziative educative nelle scuole. Ci fai un esempio di attività che a tuo parere può essere efficace per coinvolgere i bambini e i ragazzi più giovani?
Lo strumento più efficace per cercare di ingaggiare studenti e studentesse, soprattutto se molto giovani, su questi temi credo sia il gaming. Per fare un esempio di iniziativa, quella che conosco meglio è “Mi Curo di Te”: il programma di educazione ambientale promosso da WWF Italia e Regina (Gruppo Sofidel) per far conoscere e proteggere il nostro Pianeta a partire da semplici gesti quotidiani. All’interno del progetto rivolto alle scuole primarie d’Italia, che ha l’obiettivo di educare le giovani generazioni a impegnarsi nella cura e nel rispetto della natura, vi è anche una parte dedicata proprio alla tutela della risorsa idrica.
È fondamentale abituare sin da piccole le nuove generazioni a familiarizzare con questi temi per far sì che li rendano propri e li condividano con i loro pari. Partire dall’educazione nelle scuole primarie, seppur con un certo grado di semplificazione dei temi attraverso l’edutainment, è in questo senso utilissimo.
Come detto sopra, i giovanissimi di oggi sono il capitale di cittadini-consumatori del nostro futuro, e per puntare su un futuro più sostenibile bisogna dare loro gli strumenti conoscitivi per tradurre tutto ciò in azioni concrete.

Il mondo della ricerca, in particolare universitaria, può dare un contributo significativo alla soluzione dei problemi legati all’inquinamento e al riscaldamento degli oceani. Puoi indicare qualche iniziativa che ti ha colpito e che reputi particolarmente interessante?
L’ambito della ricerca scientifica su questi temi è fondamentale per dare risposte e fornire dati e informazioni certe, anche per aiutare le organizzazioni a intervenire per limitare o evitare impatti negativi. In questo senso realtà come l’IPCC o il CNR ISMAR svolgono un ruolo importante. Un’iniziativa interessante della quale sono venuto a conoscenza di recente è quella portata avanti dall’Università IUAV di Venezia insieme al Venice Water Lab, think tank internazionale che riunisce istituzioni, università e centri di ricerca per sviluppare soluzioni innovative legate all’aumento delle temperature e all’inquinamento degli oceani. L’Università IUAV ha recentemente ampliato, in collaborazione appunto con il Venice Water Lab, i propri corsi magistrali introducendone di nuovi, questo per approfondire le varie sfaccettature legate all’acqua e alla sostenibilità del ciclo idrico. Un progetto che mira a formare competenze sempre più specializzate (dalla pianificazione marittima, all’ingegneria energetica rinnovabile per ambienti costieri) in grado di dare risposte per contrastare inquinamento e riscaldamento degli oceani.

FUTURO AL CUBO – Intervista a Chiara Faenza, Coop Italia

FUTURO AL CUBO – Intervista a Chiara Faenza, Coop Italia

Intervista a Chiara Faenza, Responsabile Sostenibilità Coop Italia

CHIARA FAENZACoop da anni è impegnata nella tutela dell’ambiente e promuove azioni di sensibilizzazione che coinvolgono soci, fornitori e consumatori. Sono divere le azioni che avete realizzato in particolare in difesa di mari e oceani: quali sono le attività che ritenete più importanti?
Coop è da sempre impegnata nella tutela dell’ambiente, con progetti che coinvolgono soci, consumatori e fornitori lungo tutta la filiera. Tra le iniziative recenti più significative spicca “Foresta Blu”, campagna lanciata nel 2024 che ha l’ambizione di contribuire alla protezione e ripristino delle praterie di Posidonia oceanica, pianta marina endemica del Mediterraneo. Queste praterie producono ossigeno, assorbono CO₂ e ospitano il 25% della biodiversità marina locale, contribuendo a stabilizzare i fondali sabbiosi. Coop ha già riforestato 300 metri quadrati di fondali tra Bergeggi e l’Isola d’Elba, piantando oltre 6000 talee con un tasso di attecchimento del 76%. In parallelo, ha monitorato e sta monitorando cinque siti tra Tirreno e Adriatico, avviando azioni di sensibilizzazione contro le principali cause di regressione delle praterie: pesca illegale, ancoraggi invasivi e inquinamento da idrocarburi. Una delle innovazioni è l’installazione di campi boe ecologici che evitano danni da ancoraggio. Le azioni ambientali di Coop si integrano con attività educative e di cittadinanza attiva, rafforzando il suo ruolo come attore di cambiamento responsabile.

La nuova sfida di Coop è proteggere il “respiro del mare”. Come nasce la campagna “Foresta Blu?
“Foresta Blu” nasce dalla volontà di Coop di coniugare sostenibilità ambientale, attivismo del consumatore e rigore scientifico. È un esempio di brand activism che supera la comunicazione, trasformandosi in azione concreta, grazie alla partecipazione anche di soci e clienti. Coop ha scelto di agire per tutelare la Posidonia, vero e proprio “respiro del mare”, perché la sua conservazione è strategica per la salute dell’ecosistema marino. Questo è stato possibile anche grazie alle partnership nate con l’obiettivo di creare una rete per fornire un forte supporto scientifico e operativo. Il progetto coinvolge anche le nuove generazioni con percorsi educativi come “Sea Explorers”, a cui hanno partecipato oltre 400 ragazzi, formati come guide marine consapevoli. L’acquisto simbolico da parte dei clienti di piante come la Sanseveria ha contribuito a finanziare il progetto. Questa modalità rafforza la missione di Coop: promuovere azioni tangibili che generano impatto e coesione sociale, contrastando fenomeni come il greenwashing.

Quali sono i partner che collaborano alla progettazione e alla realizzazione dell’iniziativa?
“Foresta Blu” è resa possibile da una solida rete di partnership. Il coordinamento scientifico è affidato a LifeGate, promotore della Water Defenders Alliance. Sul piano tecnico, l’ISSD (International School for Scientific Diving) e l’Università di Genova hanno sviluppato un metodo innovativo per la riforestazione della Posidonia, utilizzando biostuoie in fibra di cocco biodegradabile. Nell’Adriatico, Coop collabora con l’Università di Bari per il monitoraggio dei fondali e la valutazione della regressione delle praterie. La campagna coinvolge anche la barca da regata Anywave, simbolo di navigazione sostenibile, dotata oggi anche di un kit anti-sversamento brevettato che assorbe idrocarburi evitando l’inquinamento in mare. Coop ha inoltre avviato la realizzazione di campi boe ecologici, come quello installato all’Isola d’Elba, che consentono l’ormeggio sostenibile proteggendo le praterie grazie ad un sistema ancoraggio MANTA RAY ANCHORS con cui non si sollecita mai il fondale. L’intero progetto è un esempio virtuoso di alleanza tra impresa, ricerca e cittadini a favore dell’ambiente marino.

FUTURO AL CUBO – Contributo di Mariasole Bianco, Worldrise

FUTURO AL CUBO – Contributo di Mariasole Bianco, Worldrise

Nel Profondo, noi siamo mare

Contributo di Mariasole BiancoCo-Fondatrice e Presidente Worldrise 

Mariasole Bianco

Viviamo sul Pianeta Oceano. I mari e gli oceani ricoprono oltre il 70% della superficie del globo, regolano il clima, ci donano il 50% dell’ossigeno che respiriamo, assorbono un terzo dell’anidride carbonica da noi prodotta, sono fonte fondamentale di sostentamento per miliardi di persone e custodiscono una biodiversità incredibile, ancora in gran parte sconosciuta.
Il Mediterraneo non è solo un mare. È la culla delle nostre radici, il cuore pulsante della nostra storia, il respiro della nostra esistenza. È fonte di vita, cultura, benessere e ispirazione.

Abbiamo sempre considerato il mare così vasto da disporre di risorse infinite, come se fosse immune all’azione umana. Ma oggi sappiamo che non è così: il nostro mare si sta riscaldando troppo a causa della crisi climatica, le sue acque sono più acide e impoverite di ossigeno, mentre la biodiversità si riduce a causa della sovrapesca e l’inquinamento dilaga.

Serve un cambio di paradigma. Dobbiamo riconoscere il valore ecologico, sociale e culturale del mare, che si esprime nella sua capacità di sostenere la vita in tutte le sue forme, inclusa la nostra.

Non possiamo più permetterci di restare in superficie. È tempo di guardare al mare per ciò che realmente è: una parte vitale della nostra esistenza, un alleato potente, ma anche fragile. È tempo di andare nel profondo.

Per questo motivo, a livello globale, ci siamo dati un obiettivo chiaro: proteggere almeno il 30% del nostro mare entro il 2030. Un traguardo urgente e necessario, che può essere raggiunto solo attraverso azioni coordinate e il coinvolgimento di tutti: governi, imprese, comunità, cittadini e associazioni.
La conservazione marina non riguarda solo scienziati o politici, ma è un progetto collettivo che richiede conoscenza, partecipazione e volontà politica.

Abbiamo bisogno di investire nella scienza, ma anche nel racconto. In una cultura del mare che ci aiuti a sentirlo vicino, a comprenderne la complessità e a sentircene parte. Perché siamo davvero disposti a proteggere solo ciò che conosciamo e amiamo.

Con Worldrise, lavoriamo ogni giorno per costruire questa cultura. Lo facciamo coinvolgendo le giovani generazioni, dando loro strumenti per diventare protagoniste del cambiamento. Lo facciamo affiancando le imprese che scelgono la sostenibilità non come strategia di marketing, ma come percorso verso il cambiamento.
E lo facciamo anche attraverso linguaggi creativi e inclusivi, capaci di toccare le emozioni e stimolare la riflessione.

È con questa visione che abbiamo lanciato la campagna Nel profondo che, con il suo manifesto aperto alla firma di cittadini, organizzazioni, imprese e istituzioni, vuole generare un cambiamento concreto e duraturo, in cui il mare torni al centro della nostra identità e azione collettiva.
Ed è proprio nell’ambito di questa campagna che, insieme al Salone della CSR e dell’innovazione sociale, abbiamo dato vita al concorso di idee Nel profondo: creatività e sostenibilità per il mare. Un’occasione aperta a tutte e tutti, senza limiti di età, per esprimere attraverso illustrazioni, fotografie, video o parole la propria visione del rapporto tra essere umano e ambiente marino.

Perché nel profondo, noi siamo mare.
Ed è da lì che dobbiamo ripartire, per costruire un futuro più equo, resiliente e condiviso.