FUTURO AL CUBO – Intervista a Micol Burighel, Amapola

Intervista a Micol Burighel, Responsabile comunicazione e Consigliera d’impatto Amapola

Micol Burighel

Amapola ha scelto di istituire un Consiglio d’impatto composto per statuto solo da under 36. Perché questa scelta, e cosa ha significato portare davvero dentro l’organizzazione la voce delle nuove generazioni?
È il nostro modo di mettere le nuove generazioni in una posizione concreta di responsabilità, non solo di ascolto. La risposta più sincera al perché sarebbe: perché no? Spesso si dice che il futuro è delle persone giovani, ma poi si continua a escluderle dai luoghi in cui si prendono le decisioni. Noi crediamo che le persone più giovani debbano avere anche il potere di incidere, non solo di sperare o proporre.
Il Consiglio d’impatto è composto da 3 a 7 membri – persone interne o esterne – e si occupa della gestione delle attività benefit e della valutazione del nostro impatto sociale e ambientale. È un organo di indirizzo, ma anche di presidio.
Abbiamo immaginato una governance duale, in cui il Consiglio direttivo e quello d’impatto collaborano nel guidare l’organizzazione. Per noi è il modo più concreto di alimentare il dialogo tra generazioni e far evolvere la cultura aziendale: non basta parlare di intergenerazionalità, bisogna strutturarla.

Nelle vostre riunioni, tra le proposte e gli scambi, quali sono i temi che tornano con più forza? Quali valori, priorità e visioni emergono dal confronto generazionale?
Uno dei tratti che più ci accomuna è il valore attribuito alla sostenibilità, non solo come ambito di lavoro ma come scelta di vita. Su questo in Amapola c’è un allineamento molto forte, a prescindere dall’età.
Ciò che cambia, in parte, è l’approccio al lavoro e la relazione con la vita privata. In Amapola c’è da sempre attenzione al benessere delle persone, ma chi appartiene alle generazioni più giovani tende a porre con ancora maggiore decisione la questione dell’equilibrio e della coerenza tra valori personali e ambiente professionale. Non si tratta di voler “lavorare meno”, ma di dare senso al tempo del lavoro, rendendolo parte di un percorso coerente con ciò in cui si crede.
Il confronto intergenerazionale è molto vivo. Non si limita a una condivisione di compiti, ma diventa scambio di saperi e strumenti: chi ha più esperienza trasmette un patrimonio costruito nel tempo, chi è più giovane introduce linguaggi, tecnologie, pratiche nuove. A volte le visioni divergono, ma ciò che ci unisce è la voglia di dialogo e confronto vero. Ed è da lì che nasce l’evoluzione.

Meet the CSR Leaders nasce per costruire uno spazio di orientamento e dialogo tra generazioni, favorendo il confronto tra chi è già nel mondo della sostenibilità e chi ci si affaccia oggi. Quali bisogni ha intercettato questo progetto?
Meet the CSR Leaders è nato da un bisogno concreto: fare chiarezza. Chi si avvicina oggi al mondo della sostenibilità si confronta con percorsi poco codificati, professioni non sempre ben definite, aspettative alte e richieste diversificate. Anche se i corsi universitari sono aumentati, manca ancora un quadro organico su ruoli, competenze e opportunità.
Il progetto ha voluto rispondere a questa incertezza, mettendo in dialogo generazioni diverse: giovani che vogliono orientarsi e professioniste e professionisti che sentono l’urgenza di trasmettere strumenti utili. È stato sorprendente vedere quanto questo confronto fosse desiderato da entrambe le parti.
Da un lato, c’è fame di ascolto, confronto, ispirazione. Dall’altro, emerge spesso un consiglio ricorrente: non trascurare le competenze trasversali. Comunicare, gestire conflitti, leggere i contesti: sono queste, oltre al bagaglio tecnico, le capacità più richieste oggi.
In fondo, Meet the CSR Leaders ha intercettato un bisogno semplice ma profondo, cioè sentirsi parte di una comunità che cambia, dove si può imparare, sbagliare, contribuire. Insieme.