Intervista a Bianca Bargagliotti, Communication Manager Worldrise
Qual è stato il momento o l’esperienza che ti ha spinta a dedicarti alla tutela di mari e oceani?
Non c’è stato un unico istante rivelatore, ma un avvicinamento graduale. A partire dai miei studi in Scienze Naturali, a cui sono seguiti quelli in Global Change Ecology, ho scelto, quasi senza rendermene conto, un corso di divulgazione naturalistica che mi ha aperto un mondo. La mia docente era Mariasole Bianco, esperta di conservazione marina e Presidente di Worldrise. Quell’incontro, e tutto ciò che da allora ne è seguito, ha cambiato la mia prospettiva: ho capito che volevo che il mio impegno avesse un impatto concreto sul futuro dei nostri mari.
Oggi, continuando a collaborare con Worldrise, ho la possibilità di vedere ogni giorno quante forme possa assumere la conservazione marina efficace: dal dialogo con le comunità locali alla valorizzazione delle Aree Marine Protette, dalla comunicazione e divulgazione sui social alla formazione dei futuri custodi del Pianeta Blu. Il mare è un ecosistema fragile ma straordinariamente generoso: proteggerlo è quanto di più naturale possa venirmi in mente.
Nel tuo lavoro quotidiano, quali aspetti trovi più stimolanti e quali più difficili nella sensibilizzazione sulle tematiche legate all’acqua e agli ambienti marini?
La parte più stimolante del mio lavoro è osservare quante forme diverse possa assumere la sensibilizzazione sulle tematiche legate all’acqua e al mare. Trovare modi creativi per rendere centrale qualcosa che spesso viene percepito come distante rappresenta una sfida, ma anche una grande opportunità. La difficoltà maggiore sta proprio nel colmare la distanza emotiva che molte persone, soprattutto quelle che non vivono vicino alla costa, possono provare. Trasmettere che la conservazione marina riguarda tutti e che è una responsabilità condivisa richiede tempo, costanza e creatività. Un esempio concreto di questo sforzo è la campagna di Worldrise “Nel Profondo”, che riporta il Mar Mediterraneo al centro della nostra identità e azione collettiva attraverso un viaggio dentro e fuori ognuno di noi.
Quanto è importante il ruolo dei giovani nella tutela dell’acqua e degli ecosistemi marini, e come li coinvolgete nelle vostre attività?
I giovani sono centrali. Non solo perché saranno chiamati a custodire queste straordinarie risorse, ma anche perché portano un’energia nuova: vogliono partecipare, non solo ascoltare. In Worldrise li coinvolgiamo concretamente in diversi modi, ad esempio con il Campus AMP, un percorso formativo che ogni anno porta studenti e neolaureati all’interno delle Aree Marine Protette italiane, fornendo loro strumenti e competenze pratiche per diventare parte attiva della gestione efficace di questi tratti di mare tutelati in un’ottica di sviluppo sostenibile. Abbiamo voglia e capacità di metterci in gioco: trovare chi ci dà spazio e opportunità per farlo fa davvero la differenza.
Hai notato un cambiamento nel modo in cui i giovani percepiscono il rapporto con il mare negli ultimi anni?
Sì, ho notato un cambiamento evidente. Sempre più giovani mostrano una forte sensibilità ambientale e, soprattutto, la volontà di fare qualcosa di concreto per il futuro del mare e di tutti noi che dipendiamo dalla sua salute. Non vogliono essere spettatori, ma portatori di un cambiamento duraturo e sistemico. Durante le attività di Worldrise che li coinvolgono direttamente, percepiamo sempre di più il loro desiderio di connessione con la natura e con il mare, insieme alla necessità di strumenti e opportunità concrete. Proprio per questo, continuiamo a lavorare per offrire loro esperienze che permettano di trasformare entusiasmo e interesse in azioni reali per la tutela degli ecosistemi marini.