Intervista a Vincenzo Baccari, Coordinatore CSRnatives

Difendere mari e oceani, che rappresentano il più importante ecosistema del pianeta, deve essere un impegno di tutti. Quale ruolo possono avere i giovani per sensibilizzare maggiormente le persone e le comunità?
La sostenibilità è un campo nel quale i giovani possono e devono dire sempre di più la loro, per vari motivi.
Uno di questi è generazionale: hanno assimilato i valori etici e l’importanza della salvaguardia dell’ambiente fin dall’inizio del loro percorso di vita e di educazione, ne comprendono importanza e urgenza. Questa cultura rende loro maggiormente sensibili e credibili quando si parla di questi temi.
I giovani però, oltre a parlare hanno varie modalità per poter provare a fare qualcosa di concreto.
Come consumatori del presente e soprattutto del futuro, per far leva soprattutto sul settore privato e sulle aziende che producono beni con un alto impatto sull’ambiente e in particolare sugli ecosistemi marini.
Come cittadini-attivisti, partecipando al discorso pubblico, manifestando, agendo in modo pratico attraverso iniziative concrete o di supporto ad organizzazioni non profit che operano in ambiti legati alla salvaguardia delle acque.
E, infine, come divulgatori di buone pratiche. Qui mi riferisco sì ai CSRnatives, network di giovani appassionati di sostenibilità che coordino, ma soprattutto ai giovani green influencer che possono veicolare messaggi e “contaminare” sempre più persone della loro generazione per creare una maggiore consapevolezza sui temi della salvaguardia ambientale e degli ecosistemi.
In questi anni sono state avviate diverse iniziative educative nelle scuole. Ci fai un esempio di attività che a tuo parere può essere efficace per coinvolgere i bambini e i ragazzi più giovani?
Lo strumento più efficace per cercare di ingaggiare studenti e studentesse, soprattutto se molto giovani, su questi temi credo sia il gaming. Per fare un esempio di iniziativa, quella che conosco meglio è “Mi Curo di Te”: il programma di educazione ambientale promosso da WWF Italia e Regina (Gruppo Sofidel) per far conoscere e proteggere il nostro Pianeta a partire da semplici gesti quotidiani. All’interno del progetto rivolto alle scuole primarie d’Italia, che ha l’obiettivo di educare le giovani generazioni a impegnarsi nella cura e nel rispetto della natura, vi è anche una parte dedicata proprio alla tutela della risorsa idrica.
È fondamentale abituare sin da piccole le nuove generazioni a familiarizzare con questi temi per far sì che li rendano propri e li condividano con i loro pari. Partire dall’educazione nelle scuole primarie, seppur con un certo grado di semplificazione dei temi attraverso l’edutainment, è in questo senso utilissimo.
Come detto sopra, i giovanissimi di oggi sono il capitale di cittadini-consumatori del nostro futuro, e per puntare su un futuro più sostenibile bisogna dare loro gli strumenti conoscitivi per tradurre tutto ciò in azioni concrete.
Il mondo della ricerca, in particolare universitaria, può dare un contributo significativo alla soluzione dei problemi legati all’inquinamento e al riscaldamento degli oceani. Puoi indicare qualche iniziativa che ti ha colpito e che reputi particolarmente interessante?
L’ambito della ricerca scientifica su questi temi è fondamentale per dare risposte e fornire dati e informazioni certe, anche per aiutare le organizzazioni a intervenire per limitare o evitare impatti negativi. In questo senso realtà come l’IPCC o il CNR ISMAR svolgono un ruolo importante. Un’iniziativa interessante della quale sono venuto a conoscenza di recente è quella portata avanti dall’Università IUAV di Venezia insieme al Venice Water Lab, think tank internazionale che riunisce istituzioni, università e centri di ricerca per sviluppare soluzioni innovative legate all’aumento delle temperature e all’inquinamento degli oceani. L’Università IUAV ha recentemente ampliato, in collaborazione appunto con il Venice Water Lab, i propri corsi magistrali introducendone di nuovi, questo per approfondire le varie sfaccettature legate all’acqua e alla sostenibilità del ciclo idrico. Un progetto che mira a formare competenze sempre più specializzate (dalla pianificazione marittima, all’ingegneria energetica rinnovabile per ambienti costieri) in grado di dare risposte per contrastare inquinamento e riscaldamento degli oceani.