“Stop the clock”? Continuiamo a investire in competenze!
Contributo di Matteo Pedrini, Direttore ALTIS – Università Cattolica e Sustainability Makers

Nel momento in cui ci si avvicina ai temi della sostenibilità in azienda, con rapidità si riconosce la portata dei cambiamenti necessari per avviare un percorso che la porti ad avere un impatto neutro, se non positivo, sull’ambiente e sulla società. I cambiamenti richiesti sono talmente pervasivi da non poter essere realizzati senza la disponibilità e il contributo da parte degli stakeholder aziendali, sia interni sia esterni, e senza una base comune attorno alla sostenibilità, condivisa tra i soggetti coinvolti nel cambiamento. Senza cultura, conoscenze e competenze condivise non è possibile intraprendere un cambiamento verso modelli di business più sostenibili.
Lo sviluppo di conoscenze e competenze condivise non può avvenire in modo istantaneo, ma richiede il tempo necessario alla raccolta di nozioni, alla loro organizzazione e alla loro interpretazione e adattamento al contesto aziendale. In questo senso, il cammino per dotarsi delle necessarie conoscenze e competenze dovrebbe avvenire con carattere anticipatorio rispetto al momento in cui si verifica la necessità in azienda di metterle in pratica. In aggiunta, l’investimento nello sviluppo di competenze non può essere limitato a una pratica spot, ma deve essere effettuato in modo continuativo, a maggior ragione in un contesto di complessità e rapida evoluzione. In estrema sintesi, per disporre di competenze adeguate bisogna partire con anticipo e bisogna assicurarne il continuo aggiornamento.
Le crescenti pressioni delle istituzioni e le attività normative attorno ai temi di sostenibilità, in particolare da parte dell’Unione Europea, negli ultimi anni hanno portato a un intensificarsi degli investimenti delle aziende in percorsi dedicati allo sviluppo di competenze e conoscenze in ambito di sostenibilità. Questi investimenti hanno permesso un importante avanzamento da parte di manager e imprenditori mossi dal tentativo di attrezzarsi per intraprendere percorsi di cambiamento aziendale verso modelli sempre più sostenibili e di fornire risposte adeguate e credibili alle crescenti attese degli stakeholder. Di fronte ai recenti interventi dell’Unione Europea che hanno allentato gli obblighi normativi attorno alla sostenibilità in capo alle aziende (i c.d. “Pacchetti omnibus” e “Stop the clock”), il rischio è di vedere un progressivo rallentamento del loro impegno in questo ambito. Questo è un rischio da evitare per differenti ragioni. Innanzitutto, l’allentarsi di normative Europee non significa che le sfide epocali per lo sviluppo di un’economia più attenta all’ambiente naturale e alla società non siano più rilevanti o addirittura sorpassate. Per fare solo qualche esempio, i problemi connessi al riscaldamento globale, alla crescente iniquità sociale e alle problematiche connesse al rispetto dei diritti umani a livello globale rimangono ancora ampiamente aperti e chiedono alle aziende di interrogarsi su quale possa essere il loro contributo in merito. In seconda battuta, il rallentamento dell’entrata in vigore delle normative Europee ha l’obiettivo di permettere alle aziende di avere il tempo necessario allo sviluppo delle conoscenze e competenze necessarie. Serve quindi continuare a investire oggi in formazione attorno ai temi della sostenibilità per anticipare l’esigenza di competenze che si manifesterà con maggiore intensità nei prossimi anni. Questo è ancor più vero con riferimento alla sostenibilità aziendale che chiede di sviluppare e combinare un’ampia varietà di competenze.
Oggi più che mai è importante che ai rallentamenti apportati ad alcune normative attorno ai temi di sostenibilità non corrisponda un analogo rallentamento nei processi di formazione di manager e imprenditori attorno agli stessi temi. A riguardo, particolare attenzione deve essere dedicata a favorire i percorsi di formazione delle aziende di piccole e medie dimensioni le quali, più di altre, rischiano di interrompere eventuali percorsi di sviluppo di competenze in ambito di sostenibilità già avviati. Se le grandi organizzazioni si sono infatti da tempo strutturate, è proprio nelle piccole e medie aziende che rimangono delle sacche di parziale o totale mancanza di competenze attorno alla gestione della sostenibilità in azienda.