Contributo di Simone Rattenni, CSRnative
I valori dello sport come agente di cambiamento per la crescita personale e lo sviluppo sociale

Parlare di valori legati allo sport senza perdersi nel pescoso mare di quanto si trova già non è facile, eppure esistono direzioni che possiamo prendere nell’affrontare questo argomento che restano sempre interessanti e preziose. Il cambiamento che questi valori favoriscono, in ottica di crescita personale e sociale, è decisamente una direzione fertile.
Tra i valori più rilevanti dello sport c’è la sua capacità di far mettere in gioco chi lo pratica. In questo senso, nelle vesti di antidoto alla sedentarietà – non solo fisica, ma anche mentale e relazionale – lo sport è per definizione un agente di cambiamento. In aggiunta, nessuno è davvero obbligato a praticare sport, ed è proprio questa assenza di obbligo a renderlo importante: la pratica sportiva è il frutto di una volontà personale. E questa volontà è da tenere ben stretta quando il contesto offre una vasta disponibilità di attività alternative con cui distrarsi o intrattenersi, almeno altrettanto seducenti e talvolta anche a più basso costo. Ma andiamo con ordine.
In età infantile lo sport è principalmente gioco, pertanto si arricchisce di tutti i suoi valori, li condivide. Sotto questa lente rivela la sua importanza quando, anche da adulti, ci troviamo di fronte a efficaci strumenti di apprendimento che funzionano attraverso meccanismi di gamification. Il coinvolgimento emotivo, e la motivazione che si ottiene praticando sport, mostrano come esso costituisca un ambiente di apprendimento davvero efficace. Ed è attraverso l’apprendimento e conseguentemente ad esso che avviene un cambiamento.
Nel mettersi in gioco attraverso lo sport si creano inoltre le condizioni per la scoperta di un talento, che non coincide necessariamente con l’eccellenza in una specifica disciplina. Il talento può emergere anche negli ambiti collaterali alla pratica di un’attività: la preparazione atletica, la psicologia dello sport, la comunicazione o altri campi ancora. Molti percorsi professionali della sport industry, e non solo, nascono proprio dopo una carriera da atleta/sportivo, o comunque grazie ad essa. Alcuni percorsi procedono poi contemporaneamente, fino a sfociare in figure ibride ad alta specializzazione o addirittura in quella dei super coach.
Tuttavia, il valore dello sport non si esaurisce nella sua potenziale professionalizzazione. Anzi, un valore realmente peculiare dello sport è quello di non coincidere, in origine, con il lavoro. In questo modo, introduce una relazione diversa con il tempo, con la fatica e con l’identità personale. Più che escludere l’impegno lavorativo intenso, lo sport tende a interrompere la coincidenza totale tra identità e ruolo professionale, portando equilibrio all’interno della routine settimanale o quotidiana. È interessante notare come questa dinamica emerga anche in ambiti tradizionalmente orientati alla massima performance lavorativa, come quello finanziario. E così non è raro ormai vedere agenti di borsa esibire la borsa della palestra al posto della classica ventiquattrore. In questa prospettiva si riduce il rischio di iper-identificazione professionale, e si afferma l’idea che si possa essere un agente di borsa o uno scrittore (come Haruki Murakami) e un maratoneta allo stesso tempo, o un medico chirurgo e un nuotatore olimpionico, come dimostrano alcune evidenze ben riuscite di dual career in Italia.
Riprendendo l’argomento dei valori come agenti di cambiamento, lo sport ne richiede e ne sviluppa due che sono particolarmente attuali e discussi, entrambi indispensabili per la crescita personale e di una società: capacità di concentrazione e perseveranza. A fronte di comprovate indagini sul calo della capacità di concentrazione in tutte le fasce d’età, la pratica di un’attività sportiva ci restituisce una finestra temporale in cui stiamo lontani dalle principali fonti di distrazione: cellulare e televisione su tutti. Sulla perseveranza, credo che in un contesto di benessere in cui la disponibilità immediata di beni e servizi ci abitua all’aspettativa del “tutto e subito”, la pratica sportiva ci ricorda e ci dà evidenza che i risultati sono il frutto di investimenti di tempo e di energie protratti nel tempo. In questo senso, lo sport diventa un esercizio più ampio che coinvolge la capacità di dedicarsi a qualcosa senza che vi sia sempre una gratificazione immediata. Il cambiamento avviene a piccoli passi, e questi due valori lo rendono possibile.
Per l’individuo praticante, un valore che matura nel tempo è quello del rispetto di sé e del fisico. Quando poi, acquisendo maggiore consapevolezza del proprio corpo e delle proprie esigenze, aumenta la tendenza a fare scelte coerenti e a adottare abitudini di vita sane, ecco emergere un ulteriore vettore di cambiamento. Da questo punto di vista, quindi, è lecito attendersi che un investimento dall’alto nell’incremento della pratica sportiva, anche con strumenti nudge e quindi a basso costo, produca ritorni di grande portata, ad esempio in campo sanitario.
Prima di concludere, tornando ad un livello più ampio di discussione, vi sono altri valori di fondo dello sport con risvolti a elevato impatto: l’inclusione e la coesione sociale. Un’esperienza di gruppo, la condivisione della fatica e dei risultati, la cooperazione ripetuta tra individui che possono avere età, orientamenti o estrazioni sociali diverse, accorcia le distanze e porta a smontare assunti di base e stereotipi. In questo senso, soprattutto in età infantile e adolescenziale, l’attività sportiva introduce un ulteriore tassello alla base della crescita consapevole, non attraverso dichiarazioni di principio, ma attraverso la quantità e qualità delle relazioni che rende possibili. Per esempio, a parità di contesto educativo, è plausibile ipotizzare che uno strumento come l’Implicit Association Test su un determinato argomento restituisca risultati differenti tra gruppi di pari età che praticano sport e gruppi che non lo fanno, e risultati ancora diversi fra gruppi di praticanti in contesti a più elevata eterogeneità sociale (come una grande città) rispetto a gruppi più definiti. In questo caso il cambiamento avviene non tanto per effetto diretto dello sport in sé, quanto per la diversa configurazione delle interazioni sociali che esso favorisce.
Ultimo valore agente del cambiamento è la partecipazione. Dove c’è partecipazione si crea un contesto privilegiato per la sperimentazione, e di conseguenza per il cambiamento. Vale in campo tecnologico, come in campo ambientale. Basti pensare allo sviluppo di attrezzatura sportiva e di strumenti per la sicurezza nel primo caso (es. airbag indossabili), e prodotti alimentari nel secondo caso. Penso alle capsule edibili ripiene d’acqua o integratori salini distribuite in alcune maratone per l’idratazione degli atleti al posto di bottiglie o bicchieri monouso. In quest’ottica lo sport funge da acceleratore per l’adozione di nuove soluzioni.
In conclusione, lo sport è un sistema che ricalca sistemi di più ampia scala, con dinamiche e valori trasversali a molte discipline. Per questo, rappresenta un ambiente decisamente fertile per studiare e coltivare il cambiamento che vogliamo.
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