Le voci dei protagonisti: intervista a BPER Banca

Le voci dei protagonisti: intervista a BPER Banca

Intervista a Giovanna Zacchi, Responsabile Sustainability & ESG Management di BPER Banca. 

L’impegno di BPER Banca per la sostenibilità è stato premiato con l’inserimento della società nel nuovo indice MIB ESG di Borsa Italiana che raggruppa i grandi emittenti italiani quotati che presentano le migliori pratiche ESG. Cosa vi ha portato a questo risultato?

È ferma convinzione del nostro Management perseguire obiettivi di crescita economica che abbraccino contemporaneamente anche tematiche di Sostenibilità e l’annesso controllo dei rischi. Per gli operatori dei mercati finanziari, infatti, valutare le performance di Sostenibilità significa ragionare anche in termini di derisking degli investimenti, come conferma l’attività svolta dalle agenzie di rating nel valutare le imprese del settore. È anche in quest’ottica che a ottobre 2021 è nato il Comitato Sostenibilità di BPER Banca, organo endoconsiliare presieduto dalla Presidente Flavia Mazzarella, che svolge funzioni consultive e propositive in merito alle tematiche ESG ed è a diretto supporto delle attività del Consiglio di Amministrazione. Proprio a dimostrazione dell’importanza del lavoro svolto dalla Banca negli ultimi anni abbiamo ottenuto l’importante riconoscimento di appartenenza all’Indice MIB ESG di Borsa Italiana. Nel 2021 abbiamo rafforzato il nostro impegno aderendo anche ai Principles for Responsible Banking (PRB) dell’ONU, documento programmatico per la sostenibilità del settore bancario sviluppato in partnership con la Finance Initiative dell’UNEP (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente). Inoltre, lo scorso marzo, abbiamo deciso di aderire alla Net-Zero Banking Alliance, l’iniziativa promossa dalle Nazioni Unite, con l’obiettivo di accelerare la transizione sostenibile nel settore bancario attraverso l’impegno delle banche aderenti ad allineare il proprio portafoglio di prestiti e investimenti al raggiungimento zero emissioni entro il 2050. Oltre a ciò, la nostra Dichiarazione consolidata non finanziaria 2021 è allineata alle best practice di rendicontazione climate related definite dalle Linee Guida della TCFD, cioè la task Force on Climate related Financial Disclosure e rendiconta le attività contenute nel Piano di Sostenibilità 20-21 che ha definito le linee guida di sviluppo nei processi aziendali, in complementarietà al Piano Industriale 2019-21, utili per l’avviamento di una trasformazione che ha coinvolto Governance, strategie e modelli di business. Questo al fine di contribuire alla realizzazione di “un’economia globale più inclusiva e sostenibile”. Tutto ciò, tradotto in azioni concrete, significa riaffermare la vicinanza ai territori con prodotti e servizi che garantiscano, da un lato, una maggiore inclusione sociale e dall’altro un aiuto concreto alle aziende per affrontare la transizione energetica con a fianco un partner finanziario affidabile e competente.

Tra i progetti di BPER in ambito di sostenibilità risaltano le iniziative a favore di una società più inclusiva. Per quale motivo avete scelto di dedicare particolare attenzione al tema dell’inclusione? E come affrontate le tematiche D&I nella gestione del personale?

Le Persone sono la nostra vera forza e sono al centro del nostro progetto imprenditoriale. A comprovarlo, il premio “Top Employers Italia 2022” ricevuto da BPER. Riconosciamo nel valore della diversità una risorsa chiave per l’innovazione, la produttività e la crescita dell’azienda e del Paese. Per generare il cambiamento culturale necessario e favorire un ambiente inclusivo che non discrimini, promuoviamo iniziative, attraverso il programma “A Pari Merito”, volte al rispetto dei valori di equità e obiettività e tuteliamo la massima espressione del potenziale del singolo quale elemento di distintività. Abbiamo costituito il Team Diversity, un nucleo operativo interfunzionale, con il compito di progettare e realizzare le iniziative del programma, oltre che monitorare e rendicontare i risultati raggiunti sulla base degli obiettivi e dei relativi indicatori di performance definiti. Nel 2021 è stata deliberata dal nostro CdA la “Policy per la valorizzazione delle diversità”, documento programmatico per creare un ambiente lavorativo inclusivo e valorizzare il contributo professionale di tutte le persone. Alla Policy è affiancato un piano di azione, nel quale sono stati definiti obiettivi e risultati attesi. Tra queste cito il percorso di sviluppo Exempla2, dedicato alla crescita professionale delle persone che lavorano in posizione di responsabile o professional e che in ambito D&I persegue l’obiettivo di sostenere e accelerare il potenziamento manageriale di figure femminili. Riguardo le politiche retributive, sono svolte analisi e confronti con il mercato per verificare e garantire l’equità retributiva in coerenza con il ruolo svolto, la complessità gestita e il merito. Obiettivi ESG sono contenuti sia negli MBO che negli LTI. L’offerta di servizi e strumenti di welfare aziendale a sostegno delle esigenze di conciliazione vita-lavoro, delle situazioni di fragilità individuale, della salute e del benessere è da sempre molto ampia, come poi l’offerta formativa in ambito D&I, rivolta a tutti i dipendenti. Abbiamo creato un piano editoriale di contenuti sui canali social e sul nostro sito, progetti editoriali esterni e podcast finalizzati a orientare la comunicazione esterna di brand sui temi D&I, per diffondere la cultura dell’inclusione, e avviato un programma di educazione finanziaria rivolto alle donne. BPER fa parte, in qualità di socio ordinario, di Valore D e aderisce alla “Carta Donne in banca: valorizzare la diversità di genere”, di ABI. Nel 2021 ha aderito, infine, alla “Carta per le Pari Opportunità e l’Uguaglianza sul Lavoro” di Fondazione Sodalitas.

Quali sono le altre priorità di BPER tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile?

BPER persegue ad oggi 11 dei 17 SDGs dell’Agenda ONU. Il Gruppo, in coerenza con quanto indicato nella sua “Policy sui temi di sostenibilità”, intende proseguire a inquadrare la propria rendicontazione di sostenibilità all’interno di questo framework di livello internazionale sottolineando così la forte relazione che intercorre tra il perseguimento di obiettivi di business e obiettivi di sostenibilità che abbraccino un’economia globale più green, accessibile ed equa. La tutela dell’ambiente è uno dei temi centrali nelle strategie di BPER che, nel 2021, ha evitato di immettere nell’ambiente oltre 44 mila tonnellate di CO2 e che la investe di una grande responsabilità verso le generazioni future. Da un lato è impegnata a ridurre le proprie emissioni, con obiettivi allineati ai target dell’Agenda e con progetti di risparmio energetico, riciclo di carta, utilizzo di energia rinnovabile, di sensibilizzazione alla sostenibilità; dall’altro, vuole accompagnare con finanziamenti dedicati la transizione ecologica di famiglie e imprese. La Finanza ESG è il giusto mezzo che permetterà ad un numero sempre più ampio di imprese di beneficiare dei flussi di risorse provenienti dagli investimenti sostenibili. L’attenzione della Banca è quindi rivolta allo sviluppo di prodotti che siano accessibili in ottica di inclusione finanziaria e transizione ecologica e che abbiano un forte carattere innovativo: nel 2021 la raccolta netta di investimenti ESG ha raggiunto circa 1,7 miliardi di euro. Ha poi in programma di redigere e adottare nel prossimo futuro una policy relativa agli investimenti ESG, e adeguerà i processi di investimento con logiche e fasi coerenti con l’approccio che sarà alla base delle linee guida della policy stessa. Degli oltre 2,8 miliardi di euro di ricchezza generata, circa il 96% è stato redistribuito da BPER agli stakeholder e ai territori in cui è presente e che intende continuare a valorizzare attraverso iniziative di partnership, sponsorizzazioni e liberalità. Nel 2021, oltre 14 milioni di euro sono stati destinati ad attività legate a welfare, sviluppo delle realtà culturali e sostegno alle giovani generazioni, con oltre 128 mila ragazzi coinvolti in attività di educazione finanziaria.

Misurare il cambiamento: come e perché valutare l’impatto

Il Salone EXTRA – EVENTI

21 giugno 2022 | ore 17.30
Evento online

In un momento in cui molte organizzazioni dichiarano di essere impegnate in progetti legati alla sostenibilità, valutare l’impatto significa avviare un processo per valorizzare un’iniziativa e definire, insieme agli stakeholder, se ha realmente generato i cambiamenti attesi.
La valutazione mette in luce l’efficacia dell’iniziativa e il ruolo dell’organizzazione per promuovere un reale cambiamento; inoltre contribuisce a migliorare la trasparenza delle organizzazioni che rendicontano il proprio operato e condividono il valore prodotto con i propri stakeholder.
Un appuntamento per presentare la prima edizione del Premio Impatto, lanciato dal Salone della CSR e rivolto a tutte le organizzazioni profit e non profit con sede in Italia che abbiano valutato l’impatto di un progetto realizzato tra il 2019 e il 2021.

Intervengono
Rossella Sobrero, Presidente Koinètica
Giorgio Fiorentini, Professore Associato – Docente senior Università Bocconi
Federico Mento, Segretario generale Social Value Italia
Cristiana Rogate, Fondatrice e Presidente Refe – Strategie di sviluppo sostenibile

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Le voci dei protagonisti: intervista a Enel

Le voci dei protagonisti: intervista a Enel

Intervista a Filippo Rodriguez, Responsabile Sostenibilità Enel Italia e Consigliere Delegato di Enel.

Filippo Rodriguez Enel

Enel negli anni è passata da monopolista di Stato a multinazionale dell’energia, presente in più di 30 Paesi, fortemente impegnata nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e nell’integrazione della sostenibilità nel proprio business: come è stato portato avanti questo percorso?

Proprio quest’anno Enel compie 60 anni. Siamo nati con la missione di elettrificare l’Italia, contribuendo allo sviluppo del Paese, alla sua crescita sociale ed economica. Dal 2015 abbiamo trasformato la nostra strategia, impegnandoci al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, considerandoli l’unica strada per una crescita capace di generare valore condiviso e di lungo periodo. Questi obiettivi sono diventati per noi un riferimento e hanno consolidato il nostro impegno verso un modello di business sempre più sostenibile – lungo l’intera catena del valore – grazie anche alle sinergie tra le diverse aree di business e alla solida struttura di indirizzo e supervisione della nostra governance: gli investimenti previsti per il triennio 2022-2024 sono per il 94% allineati con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Quali sono i vostri principali obiettivi tra i sustainable development goals dell’Agenda 2030?

Gli obiettivi che abbiamo integrato nella nostra strategia sono i seguenti: 13 “Lotta al cambiamento climatico”, 7 “Energia pulita e accessibile”, 9 “Industria, innovazione e infrastrutture” e 11 “Città e comunità sostenibili”; ma puntiamo a contribuire al raggiungimento di tutti e 17 gli obiettivi dell’Agenda 2030.
Per generare valore nel tempo occorre coinvolgere anche l’intero contesto in cui si opera e, quindi, nei territori maggiormente impattati dalla transizione energetica sosteniamo la riqualificazione e il potenziamento delle professionalità – sia interne che esterne all’Azienda – attraverso programmi di upskilling e reskilling. Inoltre, promuoviamo a livello locale iniziative di formazione per gli studenti di ogni ordine e grado, supportando in particolare le fasce più vulnerabili e sostenendo l’ecosistema nel suo insieme. Contribuiamo in questo modo in particolare agli obiettivi di sviluppo sostenibile 4 “Istruzione di qualità” e 8 “Lavoro dignitoso e crescita economica”.

Quali target intermedi prevede il percorso di Enel per il raggiungimento del risultato “Net Zero” emissions?

Al 2030 abbiamo confermato i nostri target di riduzione dell’80% delle emissioni dirette di gas serra (Scope 1) rispetto al 2017, in linea con lo scenario 1,5 °C (certificato dalla Science Based Targets Initiative), e quelli relativi alle emissioni indirette.
Abbiamo preso l’impegno di anticipare di 10 anni, dal 2050 al 2040, il nostro traguardo “Net-Zero” sia per le emissioni dirette sia per quelle indirette, attraverso il progressivo abbandono della generazione a carbone entro il 2027 e della generazione e vendita di gas entro il 2040. È un obiettivo ambizioso, anche perché contiamo di arrivarci senza l’utilizzo di alcuna tecnologia di rimozione del carbonio o di soluzioni nature-based. “Net Zero” emissions è un traguardo raggiungibile, non solo con l’aumento della capacità installata da fonti rinnovabili come comunemente si crede, ma anche aumentando l’elettrificazione degli usi finali rendendo tutto il sistema più efficiente e integrato anche con i Battery Storage Energy Systems (BESS).

Le voci dei protagonisti: intervista al Gruppo Hera

Le voci dei protagonisti: intervista al Gruppo Hera

Intervista a Filippo Bocchi, Direttore Valore Condiviso e Sostenibilità del Gruppo Hera.

Nel 2021 il Gruppo Hera, che persegue obiettivi di sostenibilità fin dalla sua costituzione, ha introdotto ufficialmente nel proprio statuto il “valore condiviso” come corporate purpose. Cosa comporta questa scelta?

Esplicitando nel nostro stesso statuto un purpose profondamente legato alla creazione di valore condiviso, abbiamo deciso di cristallizzare questo impegno, che dal 2016 orienta la nostra strategia e rispetto al quale rendicontiamo ogni anno in maniera trasparente. Forti di una storia aziendale da sempre orientata alla responsabilità sociale d’impresa e alla sostenibilità, dopo aver consolidato l’approccio alla creazione di valore condiviso ci è venuto “naturale” introdurlo nello statuto affinché diventasse un testimone da passare – idealmente e concretamente – ai manager di domani. Perché le grandi sfide della nostra epoca si vincono sul lungo periodo, tenendo la barra dritta e mostrando che un modo concreto per affrontarle esiste eccome. Il Mol a valore condiviso, infatti, è in costante crescita e nel 2021 ha raggiunto il 47% del Mol complessivo, percentuale che – come da piano industriale – contiamo di portare al 55% entro il 2025, per arrivare al 70% nel 2030.

Tra le novità principali del Bilancio di Sostenibilità 2021 troviamo la Just Transition e la tassonomia. In che cosa si distingue il Gruppo Hera?

Come l’Unione Europea, anche il Gruppo Hera lavora a una transizione che non è riducibile allo switch tecnologico fra un vettore energetico e l’altro e dev’essere piuttosto governata in tutte le sue dimensioni (economiche, sociali, culturali, di formazione, ecc.). Abbiamo quindi voluto dare evidenza anche nel bilancio di sostenibilità di questo nostro impegno per una “transizione giusta”, capace di saldare azione per il clima e inclusione sociale e quindi anche di procedere – senza fughe in avanti – all’insegna di un reskilling diffuso, valorizzando fino in fondo il contributo che le persone e gli asset esistenti, reti gas in primis, possono fornire alla carbon neutrality.
Nel bilancio di sostenibilità, inoltre, abbiamo anche esplicitato – in anticipo sul regolamento europeo che lo impone a partire dal 2023 – le quote di fatturato, opex, capex e margine operativo lordo relative alle nostre attività allineate alla tassonomia europea sulle attività economiche ambientalmente sostenibili, con riferimento in particolare agli obiettivi di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. Si tratta perlopiù di impegni a cui lavoriamo da anni, perché abbiamo sempre cercato di anticipare gli orientamenti e le regolazioni anche nell’ambito della sostenibilità. E la stessa nuova edizione del nostro Green Financing Framework va proprio in questa direzione, rivolgendosi agli investitori che vogliono conoscere le aziende realmente attive sui fronti indicati dalla tassonomia.

Il coinvolgimento del management è un fattore fondamentale per la realizzazione degli obiettivi di sostenibilità. Cos’è la balanced scorecard adottata dal Gruppo?

È il nostro modo di fare sul serio, perché crea un collegamento diretto tra strategia e gestione quotidiana dell’azienda. Ogni volta che presentiamo un piano industriale, infatti, mappiamo i nostri obiettivi strategici, che perlopiù riguardano i driver con cui creiamo valore condiviso, e colleghiamo al loro conseguimento una quota significativa della remunerazione di quadri, dirigenti e direttori. Nel 2021, il 38% della retribuzione variabile dei dirigenti e quadri del Gruppo è collegata a progetti-obiettivo di sostenibilità, con un peso dei progetti-obiettivo orientati alla creazione di valore condiviso pari al 24%.

Le voci dei protagonisti: intervista a Fastweb

Le voci dei protagonisti: intervista a Fastweb

Intervista a Anna Lo Iacono, Sustainability Senior Manager di Fastweb.

Nel 2021 Fastweb ha raggiunto la Carbon neutrality per tutte le emissioni dirette e per quelle legate all’erogazione dei servizi ai clienti. Come avete raggiunto questo importante risultato e quali strategie avete in atto per raggiungere l’ambizioso obiettivo di diventare completamente Carbon neutral entro il 2025?

In Fastweb da anni portiamo avanti una strategia di sostenibilità ambientale volta alla riduzione delle emissioni di C02 in linea con gli obiettivi internazionali di lotta ai cambiamenti climatici. Per misurare questo nostro impegno abbiamo aderito a “Science based target initiative”, organismo internazionale che ha un metodo scientifico di valutazione dei target delle aziende. Inoltre, già dal 2015 acquistiamo il 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili a emissioni zero e dall’anno scorso compensiamo tutte le nostre emissioni dirette e quelle relative all’erogazione dei servizi ai nostri clienti. La carbon neutrality è un obiettivo ambizioso che raggiungeremo anche grazie alla radicale trasformazione dei processi e al progressivo coinvolgimento delle aziende partner della filiera, per ridurre l’impatto sul pianeta. Infine, vogliamo anche aiutare tutte le aziende e le PA a valutare la quantità di emissioni di C02 che potranno evitare acquistando i nostri servizi digitali.

Dal 1° gennaio 2022 Fastweb è una Società Benefit. Cosa vi ha portato ad assumere questa qualifica giuridica e quale impatto avrà la scelta nelle strategie future dell’azienda?

Il lancio della strategia “Tu Sei Futuro” ha avviato un percorso di trasformazione dell’identità di Fastweb, con l’obiettivo di garantire alle persone un futuro più connesso, inclusivo ed ecosostenibile, supportando la disponibilità e l’utilizzo di reti ultra-performanti, incoraggiando la diffusione sempre più ampia di competenze digitali, coltivando la crescita dei talenti e sostenendo la lotta ai cambiamenti climatici. Proprio per rendere questa mission ancora più efficace e tangibile, abbiamo deciso di adottatore lo status di Società Benefit, assumendo precisi obblighi formali e un nuovo modello di gestione che sarà cruciale nel garantire il bilanciamento degli obiettivi di core business e di quelli di bene comune. Un’ulteriore conferma della volontà di imprimere in modo indelebile nel nostro DNA, nella nostra quotidianità e nelle future generazioni di amministratori e manager, l’approccio a favore della sostenibilità che da sempre ci distingue.

Il 31 di Maggio Fastweb inaugurerà a Milano STEP, uno spazio ideato per “scoprire il prossimo futuro attraverso se stessi”. Di cosa si tratta?

STEP è lo “spazio di connessione con il futuro” pensato per aiutare le persone a orientarsi in un mondo che cambia continuamente sotto la spinta delle nuove tecnologie e per costruire così una società digitale davvero inclusiva dove chiunque, nessuno escluso, possa scoprire gli strumenti e le competenze necessarie per costruire il proprio futuro. Un percorso interattivo in 10 tappe attraverso il quale i visitatori hanno l’opportunità di acquisire una maggiore consapevolezza sulla trasformazione digitale in corso attraverso informazioni, contenuti e stimoli sui temi del futuro digitale, delle professioni del domani e dei macrotrend tecnologici già oggi in atto e che, nei prossimi anni, cambieranno completamente volto alla società e al mondo del lavoro. Un viaggio formativo e coinvolgente per iniziare in maniera concreta a tracciare un percorso personale verso il domani che ci aspetta.

L’amore non uccide. Femminicidio e discorso pubblico: cronaca, tribunali, politiche

Il Salone EXTRA – LIBRI

26 maggio 2022 | ore 16
Evento online

Evento di presentazione della ricerca contenuta nel volume L’amore non uccide. Femminicidio e discorso pubblico: cronaca, tribunali, politiche” di Pina Lalli.
Partecipano Pina Lalli e Rossella Sobrero.

L’e-book presenta a scopo divulgativo, utilizzando soprattutto immagini e infografiche, una sintesi dei risultati ottenuti da 5 gruppi di ricerca di altrettante Università italiane, all’interno di un progetto sulle rappresentazioni del femminicidio nel discorso pubblico. L’analisi completa si trova nel volume a cura di P. Lalli, L’amore non uccide, Bologna, Il Mulino, 2021. Nell’e-book si trovano 4 parti: la prima illustra le informazioni rilevate su 408 donne uccise in Italia nel triennio 2015-2017; la seconda è relativa all’analisi delle caratteristiche discorsive della cronaca nazionale e locale sugli eventi di femminicidio; la terza riporta i principali dati rilevabili in 370 sentenze emesse in relazione a 400 omicidi femminili; la quarta si occupa delle politiche di contrasto, per come sono narrate sia nella cronaca sia nelle campagne antiviolenza.

Per scaricare l’e-book clicca qui 

Le voci dei protagonisti: intervista a Opyn

Le voci dei protagonisti: intervista a Opyn

Intervista a Greta Antonini, Marketing Manager di Opyn.

Nel 2021 si è assistito ad un forte incremento di flussi, oltre 500 miliardi di dollari, confluiti in fondi che tengono conto dei fattori ESG. In che modo Opyn integra i criteri Environmental, Social e Governance nelle proprie attività?

In quanto realtà digitale e giovane, abbiamo un carattere nativamente green. Ma siamo attenti alla sostenibilità anche delle aziende che finanziamo: per questo abbiamo scelto di escludere alcuni settori merceologici controversi e stiamo continuando a lavorare per poter premiare le aziende maggiormente sostenibili. È un progetto che durerà a lungo perché, ad oggi, valutare le PMI su questi temi è molto complesso ma siamo sicuri che con il tempo riusciremo a trovare le modalità più giuste.

Quale può essere il ruolo del fintech nella promozione dell’imprenditoria femminile e più in generale per una maggiore inclusione sociale?

Per noi alla base di tutto c’è la tecnologia: siamo promotori dell’inclusione finanziaria grazie al nostro software proprietario che, attraverso machine learning e intelligenza artificiale, svolge analisi che prima non erano pensabili, come quella della web reputation e quella dei conti correnti. Le migliaia di dati raccolti ci permettono di prendere decisioni più accurate e valutare altri parametri oltre lo stato patrimoniale, rendendo possibile l’accesso al credito ad aziende che prima non avevano nessuna chance. Gli imprenditori e le imprenditrici non devono già avere un rapporto precedente con noi. I richiedenti sono tutti uguali e possono accedere a un prestito semplicemente compilando una application online. Questo ovviamente ha dei risvolti positivi per l’imprenditoria femminile, da sempre vittima di pregiudizi. Quello del gender gap è un tema a noi molto caro e cerchiamo di colmarlo in primo luogo internamente. Secondo il Tech Monitor, meno del 30% dei dipendenti delle fintech nel mondo sono donne. Opyn, invece, è un esempio virtuoso di balance interno, con il 41% delle risorse costituite da donne.

Una delle principali difficoltà relative alla misurazione della sostenibilità è la mancanza di strumenti uniformi. Quali indicatori adotta Opyn per valutare l’impatto ambientale, sociale ed economico delle attività d’impresa dei propri clienti?

Banca d’Italia nel suo documento Aspettative di vigilanza sui rischi climatici e ambientali evidenzia l’importanza di costruire un sistema di misurazione univoco per comunicare al meglio le modalità con cui vengono integrate le varie metriche utilizzate per valutare i rischi climatici e gli obiettivi di sostenibilità.
Ad oggi il tema della comparabilità delle informazioni connesse alle politiche di sostenibilità è purtroppo ancora poco chiaro. Il Regolamento (EU) 2020/852 sulla Tassonomia ha istituito un sistema comune di classificazione delle attività economiche ecosostenibili a livello UE ma è in continuo aggiornamento. Pertanto, anche noi continueremo a lavorare in modo da avere degli indicatori di valutazione sempre più adeguati.

Le voci dei protagonisti: intervista a MESA Group

Le voci dei protagonisti: intervista a MESA Group

Intervista a Matteo Giudici, Chief Executive Officer di MESA Group. 

Il Gruppo Mesa si distingue per la ricerca costante di soluzioni tecnologiche e metodologiche innovative ai processi aziendali. In che modo l’innovazione tecnologica e digitale può supportare lo sviluppo sostenibile delle organizzazioni?

Il digitale e la sostenibilità sono le chiavi del futuro. Applicando le più avanzate tecnologie di Digital Transformation, le aziende possono infatti raggiungere con maggiore facilità ed efficienza i propri obiettivi di governance e sostenibilità.
La tecnologia permette la riduzione dei costi di gestione delle attività di reporting e di conformità liberando energie per le iniziative di sostenibilità attraverso una gestione integrata e automatizzata, migliora la puntualità delle scadenze e permette ai CSR Manager di concentrarsi sui progetti strategici individuando facilmente aree di miglioramento degli obiettivi ESG. La scelta della tecnologia è importante perché deve garantire di poter raggiungere questi traguardi con la massima semplicità d’uso e adozione da parte di tutti gli utenti dell’organizzazione e degli stakeholder esterni.
Ora più che mai, adottare una strategia sostenibile, stabilire, mantenere e migliorare le relazioni di fiducia con i principali stakeholder, è più che un’opportunità, è l’unica strada da scegliere e percorrere per garantire la crescita del valore sul lungo periodo.

Quali benefici hanno le aziende che investono nell’engagement dei propri dipendenti? E quali sono i principali strumenti di coinvolgimento che possono adottare?

In questo periodo si legge spesso del “fenomeno delle grandi dimissioni” e di prestazioni di lavoro “sottotono” e di conseguenza si parla molto di engagement dei dipendenti e retention dei talenti.
Il mondo del lavoro cambia ma anche la percezione che hanno le persone del senso del lavoro cambia. Ma come si può capire di cosa abbiano davvero bisogno le persone in azienda? Qui entra in gioco la tecnologia. Gli strumenti digitali possono aiutare ad attivare una vera comunicazione bidirezionale, possono creare legami e riconoscimento identitario aldilà della presenza fisica e, anche grazie all’intelligenza artificiale, possono individuare e offrire le opportunità di crescita che rispondono alle aspettative al momento giusto.

In Italia solo il 20% delle studentesse sceglie di intraprendere una carriera in ambito STEM e, secondo l’indagine ValoreD4STEM, tra le donne laureate solo il 38% di esse ricopre una posizione manageriale. Qual è l’impegno di Mesa in questo ambito?

Il Gruppo MESA da sempre incoraggia l’affermazione delle ragazze nelle discipline STEM. Crediamo sia fondamentale abbattere gli stereotipi che impregnano il settore tecnologico e digitale, e per questo motivo mettiamo in campo iniziative ad hoc per rimuovere gli ostacoli che ancora oggi impediscono alle donne di autodeterminarsi a livello professionale.
Nel 2022, in occasione della Giornata Mondiale per le ragazze e le donne nella Scienza, abbiamo realizzato la campagna #MESA4STEM per proporre delle role model a testimonianza e conferma del talento, del potenziale e del valore delle donne nelle materie scientifiche.
Abbiamo intervistato giovani donne che hanno iniziato il loro percorso professionale con MESA come Data Scientist e Business Analyst e docenti di OverNet, azienda del Gruppo MESA, che hanno raccontato le loro competenze sul processo di sviluppo del software, sui linguaggi di programmazione e sul project management.

Le voci dei protagonisti: intervista a CiAl

Le voci dei protagonisti: intervista a CiAl

Intervista a Stefano Stellini, Direttore Comunicazione e Relazioni Esterne di CiAl. 

CiAl rappresenta un modello di eccellenza nel panorama europeo dei sistemi basati sulla responsabilità estesa del produttore nella gestione dei rifiuti di imballaggio. Come interpretate il concetto di “economia circolare” all’interno della vostra realtà?

Il concetto di economia circolare è intrinseco nella natura stessa dell’alluminio. Potremmo dire che la filiera dell’alluminio è un vero e proprio precursore dell’economia circolare grazie al modello “metal to metal loop” che da sempre caratterizza l’impiego di questo materiale. Basti pensare che il 75% dell’alluminio da sempre prodotto è tutt’ora in circolo. È un materiale durevole, permanente, che possiamo definire il “material sharing” per eccellenza: è come se venisse momentaneamente impiegato in un bene per poi diventare qualcosa di nuovo, in svariate applicazioni, e così infinite volte conservando sempre le proprie caratteristiche originarie.
Il 100% dell’alluminio prodotto in Italia proviene dal riciclo, impiegando solo il 5% dell’energia necessaria a produrre il metallo primario, e ciò rende il nostro Paese uno dei leader mondiali dell’industria metallurgica sia in termini quantitativi sia in termini qualitativamente sostenibili. In un continuo trend di crescita la quota di riciclo si attesta oggi al 67,5%, superiore quindi agli obiettivi fissati dalle direttive europee non solo al 2025, ma anche al 2030.
Un ulteriore elemento riguarda l’impegno delle imprese della nostra filiera che, grazie ai continui miglioramenti introdotti dall’innovazione tecnologia – ottimizzazione e riduzione di peso e spessori, facile e completa riciclabilità – rendono il packaging in alluminio sempre più affine e coerente con i principi della prevenzione e quindi con le politiche e i modelli di sviluppo socio-economico della green economy.

Quali sono gli strumenti e le strategie di comunicazione ambientale che mettete in atto?

Sulla base delle considerazioni espresse prima, dei nuovi scenari legati all’economia circolare e al percorso intrapreso per garantire una reale e concreta transizione ecologica del nostro Paese, abbiamo recentemente rinnovato la nostra immagine e quella della filiera del packaging in alluminio per promuovere e favorire una maggior consapevolezza e responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti in questo importante processo ispirato ai principi di una moderna economia circolare. La nuova firma “Responsabilità circolare” nasce proprio con l’intento di affermare che la sostenibilità e la transizione ecologica sono un obiettivo praticabile e perseguibile da tutti. A lanciare il nuovo posizionamento strategico è la campagna “Naturalmente green” che mette al centro e sottolinea i tratti distintivi – unici, naturali e positivi – che accomunano le persone e il materiale. Sviluppata in forma di multi-soggetto, si basa sul coinvolgimento di persone autentiche, selezionate per essere rappresentative di età, etnie, stili trasversali e universali.
Debutta inoltre, naturale sintesi visiva del pensiero strategico e creativo, il nuovo logo “AL 100% responsabile” che, partendo dal simbolo chimico dell’alluminio nella tavola degli elementi (Al 13), affianca e attribuisce agli stessi imballaggi in alluminio quell’assunzione di responsabilità che sempre più, nella strategia di CiAl, vuole essere minimo comune denominatore di tutti gli attori della filiera: istituzioni, produttori, utilizzatori, operatori della raccolta differenziata, cittadini.
La campagna di comunicazione CiAl vuole essere un contributo reale e concreto al processo di transizione ecologica del nostro Paese che deve esprimersi nella vita di tutti.

Intervista a Stefano Girardi, regista del video “The Box”

Intervista a Stefano Girardi, regista del video “The Box”

Intervista a Stefano Girardi, Regista e VFX Artist. 

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In occasione del suo decimo anniversario, il Salone della CSR ha voluto lanciare un messaggio importante e ha scelto di farlo con un linguaggio nuovo. Ci racconta come è stato realizzato il video e le potenzialità dello strumento?

Il video è stato realizzato completamente al computer, o meglio, in computer generated imagery (CGI), termine che abbiamo imparato a conoscere con i film della Pixar. Ed è infatti allo stile della nota Casa di Produzione della Disney che mi sono ispirato per creare questa storia. Attualmente la tecnologia ci permette di realizzare prodotti video che, fino a qualche anno fa, erano ad esclusivo appannaggio dei film hollywoodiani. Fortunatamente l’evoluzione dei computer e, soprattutto, lo sviluppo di software nati per il gaming, hanno permesso di ridurre questo gap. Nel mio caso specifico l’utilizzo di un programma come Unreal Engine, che lavora gli effetti in real time, mi ha permesso di abbattere tempi e costi a favore di una maggiore libertà creativa. Oggi posso dire che, con questo pacchetto tecnico, posso spaziare dalla
fantascienza al film storico ed avere uno stile di realizzazione che va dal cartoon all’iperrealismo. Il limite adesso è veramente solo nella nostra fantasia.

Non è la prima volta che si occupa della regia di reportage, documentari e cortometraggi dedicati a cause sociali o ambientali. Come si è avvicinato a queste tematiche?

Ho sempre avuto una passione per le tematiche sociali e la comunicazione. Ho iniziato nel 2004 realizzando reportage e documentari. Ho visitato post bellissimi e affascinanti, ma la cosa che più mi colpiva erano le persone. Le storie di vita nascoste dietro ai loro occhi. Uno sguardo empatico verso l’altro che non ho mai abbandonato. Nel 2020, insieme ad un gruppo di amici e professionisti della comunicazione, abbiamo creato una Think Tank che prende il nome di MoovieOn e che ha come obiettivo quello di creare progetti sociali attraverso un approccio multidisciplinare.

In che modo i nuovi strumenti tecnologici aiutano i creativi a comunicare la sostenibilità?

La tecnologia sta diventando sempre di più un’estensione dei nostri sensi e, diversamente da come si potrebbe pensare, non lavora solo sulla nostra parte logica, ma funziona molto bene quando non la percepiamo più come altro da noi. Pensate alla Virtual Reality che simula una realtà parallela. Applicata a degli scenari sociali ci consentirebbe un approccio immersivo e all’interno della problematica, attivando così dei progressi emotivi ed esperienziali che altrimenti non potremmo provare. Ad esempio l’esperienza VR “Carne Y Arena”, creata dal regista Alejandro Inarritu, fa provare le sensazioni di un immigrato clandestino nel tentativo di superare una frontiera. In buona sostanza una sensazione è più forte di 1000 parole! Per questo anch’io, nel mio piccolo, sto cercando di realizzare progetti educatonal che sfruttino questa tecnologia. Sono all’inizio, ma ci credo molto.