Finanza sostenibile: nessun backlash sugli ESG
Contributo di Francesco Bicciato, Direttore Generale Forum per la Finanza Sostenibile
Nonostante una narrazione globale incentrata sul tema del “backlash” sugli ESG, i dati mostrano uno scenario differente e indicano che la sostenibilità rimane strategica per gli investitori: i fattori ESG sono fondamentali per garantire lo sviluppo economico e aumentare la competitività, in un’ottica coerente con i principi dello sviluppo sostenibile promossi dall’Agenda 2030. Infatti, i deflussi dai fondi d’investimento sostenibili sono stati contenuti e gli operatori finanziari non stanno arretrando sugli ESG, considerati uno strumento chiave per la gestione efficace dei rischi e per la creazione di valore nel medio-lungo periodo, soprattutto in relazione agli obiettivi legati alla transizione energetica e alla resilienza climatica. Di pari passo, l’economia sostenibile continua a offrire importanti opportunità di investimento.
Gli studi condotti dal Forum per la Finanza Sostenibile evidenziano come gli investitori istituzionali continuino a porre la sostenibilità al centro delle proprie scelte. Nel 2025, gli operatori previdenziali che hanno effettuato investimenti sostenibili sono passati da 79, nel 2024, a 95 e quelli che li estendono a una quota compresa tra il 75% e il 100% del proprio patrimonio sono saliti da 53 a 66. Anche le Fondazioni di origine bancaria confermano un impegno crescente: quelle che includono criteri ESG sono passate da 31 nel 2024 a 34 nel 2025 e, nel 65% dei casi, dichiarano l’intenzione di incrementare la quota di patrimonio investita in modo sostenibile.
Un segnale particolarmente significativo proviene dal settore assicurativo: nel 2025 la quasi totalità delle imprese assicurative incluse nel campione (99,7%) ha integrato i criteri ESG nelle proprie politiche di investimento, applicandoli a una quota del portafoglio compresa tra il 75% e il 100%. Inoltre, l’82% ha incluso tali criteri anche nelle politiche di sottoscrizione dei rischi, con un incremento marcato rispetto agli anni precedenti. Questa integrazione dimostra un ruolo sempre più attivo del settore finanziario nel contribuire alla mitigazione dei rischi climatici e ambientali, in linea con le aree di intervento centrali dell’Agenda 2030.
Questi dati dimostrano come la sostenibilità non sia interpretata dagli operatori finanziari come un elemento accessorio, bensì come fattore strutturale e come leva essenziale per accelerare la transizione verso un modello economico sostenibile.
In questo quadro, nonostante la retorica del “backlash”, i mercati dei capitali mostrano segnali di tenuta e, nonostante i deflussi, il saldo è nettamente positivo. Secondo Morningstar, nel 2025 il patrimonio globale dei fondi di investimento sostenibili ha superato i $3.900 miliardi: dalla fine del 2018, è cresciuto di oltre sei volte (da circa $600 miliardi). Una tendenza positiva connessa a varie dinamiche: il crescente interesse degli investitori per le questioni di sostenibilità, le normative – soprattutto europee – favorevoli, il miglioramento in qualità e disponibilità dei dati ESG e l’innovazione di prodotto.
Il 2025 e l’inizio del 2026 hanno segnato una fase particolarmente intensa per la regolamentazione europea in materia di finanza sostenibile. L’Unione europea sta progressivamente riesaminando l’architettura costruita a partire dal 2018 con l’Action Plan sulla finanza sostenibile, con l’obiettivo dichiarato di ridurre gli oneri burocratici per le imprese e gli operatori finanziari e di rafforzare la competitività del sistema economico.
Anche in un contesto di riduzione degli obblighi normativi, le imprese continueranno a essere incentivate a dotarsi di presidi ESG solidi, a pubblicare informazioni di qualità e a sviluppare piani di transizione credibili. Gli operatori finanziari non arretreranno sul fronte della sostenibilità, che si conferma la strategia fondamentale per creare e preservare valore nel medio-lungo termine e per gestire i crescenti rischi che abbiamo di fronte.