FUTURO AL CUBO – Intervista a Paolo Schipani, Welfare Come Te

Intervista a Paolo Schipani, Direttore Generale Welfare Come Te 

Paolo Schipani

Come sta il Welfare Aziendale in Italia?
Mi verrebbe da dire che il welfare aziendale è come un attore non protagonista in un film d’azione: potrebbe rubare la scena, ma per ora si accontenta di fare la comparsa!
Il contesto socio-demografico rappresenta una situazione dove il contributo (e il protagonismo) del welfare aziendale sarebbe fondamentale per affiancare e integrarsi con gli altri pilastri del welfare in Italia; purtroppo, però, è ancora troppo spesso rilegato a soluzione tattica a traino delle opportunità fiscali rese dalla normativa. Il risultato è credere di fare welfare soltanto attraverso una piattaforma quando, in realtà, questa soluzione non risponde ai reali bisogni delle persone e delle famiglie.

Quali sono questi bisogni?
Nel 2024 – con l’Università di Bologna e l’Istituto Ixè – Welfare Come Te ha realizzato il primo Osservatorio Nazionale sui bisogni di Welfare di lavoratrici e lavoratori con responsabilità di cura, con l’obiettivo di fotografare, attraverso un’indagine su un campione rappresentativo di lavoratrici e lavoratori, i bisogni di chi oltre a lavorare è anche caregiver.
In sostanza: il 69,9% dei lavoratori è anche un caregiver; di questi, il 36,5% si prende cura di figli minori, e il 46% deve gestire familiari anziani e/o fragili. Inoltre, più del 18% è cosiddetto “sandwich”: ha responsabilità di cura sia verso i figli, sia verso i genitori.

È evidente, allora, che questo è un target sensibile e molto diffuso. Tra l’altro, il 70% dei caregiver è “fai-da-te”: dice di occuparsi della cura dei propri cari e della conciliazione dei suoi tempi esclusivamente contando sulla propria capacità organizzativa e sulle proprie forze.

Abbiamo finalmente una fotografia chiara dei Caregiver in Italia allora…
Esatto: sono tanti, sono schiacciati tra la cura dei figli e la gestione dei familiari anziani, in molti pensano di lasciare il lavoro a causa delle difficoltà di conciliazione (20%), e quasi 7 su 10 (68%) sono in burnout psico-fisico. Se non bastasse, sono soli e disorientati. Praticamente, dei supereroi senza super poteri.

E il welfare aziendale in tutto questo che ruolo ha?
Non ce l’ha. Per il 41,3% del campione, mancano servizi di welfare aziendale in grado di sostenere le esigenze di conciliazione. Quando si parla di welfare aziendale, come dicevo prima, si parla quasi esclusivamente di “piattaforma” alla quale le persone danno una sufficienza stiracchiata (il voto medio sulla soddisfazione è 6,5 su una scala da 1 a 10). E le misure di welfare maggiormente presenti (al di là di quelle contrattuali: assicurazione sanitaria, previdenza, …) sono sconti, convenzioni, fringe benefit, buoni acquisto.

Un panorama “grigio”… c’è qualcosa di positivo?
Certo! Diverse organizzazioni – ormai da anni – stanno costruendo progettualità complesse: iniziative di welfare aziendale che vanno oltre la piattaforma e sviluppano servizi di cura e assistenza a supporto dei caregiver. Welfare Come Te è la società che la cooperazione sociale ha realizzato proprio per questo: affiancare le aziende nel design e nello sviluppo di progetti di people care che rispondano ai bisogni delle persone e delle famiglie, che aiutino i caregiver a uscire dal disorientamento e dalla solitudine attraverso il supporto di professionisti che – da anni – lavorano e presidiano la “frontiera della cura”.