Intervista a Noemi Ombrosi, Coordinatrice Area Aziende Fondazione IEO-MONZINO
In un momento storico segnato dallo scetticismo verso la ricerca medico-scientifica, Fondazione IEO-MONZINO finanzia progetti di ricerca e borse di studio traslazionali. Come trasmettete agli stakeholders il valore dell’adesione ai vostri progetti come atto di fiducia verso il futuro?
In un contesto in cui la fiducia nella scienza non può essere data per scontata, riteniamo che il primo passo sia rendere la Ricerca riconoscibile nella sua dimensione umana, prima ancora che tecnica. La partecipazione dei nostri stakeholder non si esaurisce nel sostegno economico, ma si inserisce dentro un percorso condiviso, in cui la conoscenza viene costruita progressivamente e restituita con trasparenza e continuità. Cerchiamo di raccontare non solo i risultati, ma anche il processo; le domande aperte, le incertezze, le traiettorie che la Ricerca intraprende. In questo senso, l’adesione ai nostri progetti diventa un atto di fiducia in un processo di Ricerca che richiede tempo, continuità e responsabilità condivisa tra i diversi attori.
Investite perché giovani talenti possano portare avanti le loro ricerche in Italia. Quali risultati significativi avete ottenuto negli ultimi anni?
I risultati dei nostri progetti non si misurano solo dai singoli esiti scientifici, ma dalla capacità di costruire continuità. Sostenere giovani ricercatrici e ricercatori ha significato permettere a percorsi di Ricerca di non interrompersi, di consolidarsi e, in molti casi, di evolvere in linee di lavoro autonome e riconosciute anche a livello internazionale. In particolare, abbiamo contribuito a rafforzare la Ricerca traslazionale, ovvero il dialogo tra ricerca di laboratorio e pratica clinica, con l’obiettivo di tradurre le scoperte scientifiche in applicazioni concrete per i pazienti. Questo ha favorito una maggiore integrazione tra ricercatori e clinici e una Ricerca più vicina ai bisogni reali del paziente. Abbiamo visto nascere e consolidarsi connessioni che hanno reso la comunità scientifica più integrata e orientata alla collaborazione.
Proponete la possibilità di condurre presso la vostra Fondazione attività di volontariato aziendale. Quali sono le caratteristiche di una partnership ben riuscita?
Una partnership ben riuscita non è una somma di attività, ma un percorso condiviso. Si fonda su una visione comune della missione e sulla capacità di trasformare la collaborazione in una relazione continua, non episodica. Le esperienze più solide nascono infatti quando c’è un reale allineamento sul perché si sceglie di sostenere la medesima missione e su quale impatto si vuole generare insieme. In questo contesto, il volontariato aziendale diventa un accesso diretto alla complessità del lavoro che la Fondazione porta avanti ogni giorno. Da qui prende forma una relazione che va oltre il singolo progetto e che nel tempo rafforza sia la Fondazione sia le organizzazioni partner.