Le voci dei protagonisti: Gruppo CAP

Intervista a Matteo Colle, Direttore Relazioni Esterne e Sostenibilità Gruppo CAP

In che modo Gruppo CAP contribuisce alla lotta contro il cambiamento climatico?
intervistato Matteo Colle, Gruppo CAPPer un gestore del servizio idrico, contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico significa ridurre il proprio impatto e rendere il territorio più resiliente. Gruppo CAP lavora su entrambi i fronti, integrando investimenti infrastrutturali, transizione energetica, economia circolare e innovazione.

Nel 2025 abbiamo realizzato investimenti record per 164,5 milioni di euro, destinati a reti, impianti, digitalizzazione, riduzione delle perdite e qualità del servizio. Con l’aggiornamento del Piano Industriale e di Sostenibilità, il Programma degli Interventi 2026-2033 raggiunge 925,4 milioni di euro e, grazie al prolungamento dell’affidamento al 2037, supera la soglia del miliardo. Una parte importante di queste risorse è dedicata all’adattamento climatico: 83 milioni di euro per potenziare il sistema fognario, ridurre le acque parassite, realizzare vasche di laminazione e rafforzare la capacità del territorio di affrontare piogge intense e fenomeni estremi.

Sul fronte della decarbonizzazione, Gruppo CAP ha assunto obiettivi validati dalla Science Based Targets initiative: ridurre entro il 2030 del 42% le emissioni di Scope 1 e Scope 2 e del 25% le emissioni di Scope 3 incluse nel perimetro del target validato. Nel 2025 abbiamo ridotto i consumi energetici complessivi del 2% e rafforzato il percorso di transizione energetica attraverso nuovi impianti fotovoltaici, interventi di efficientamento e una crescente valorizzazione dell’energia prodotta nei processi aziendali.

Il terzo pilastro è l’economia circolare. Fanghi di depurazione, FORSU, rifiuti liquidi e biogas entrano in filiere capaci di generare energia, biometano, calore e nuova materia. Nel 2025 questa capacità di valorizzazione si è ulteriormente rafforzata, con un aumento del 29% della produzione di energia green grazie ai nuovi impianti fotovoltaici e alla valorizzazione del biogas prodotto nei poli di Bresso e Sesto San Giovanni. La BioPiattaforma di Sesto San Giovanni, insieme ai progetti sviluppati da CAP Evolution, ZeroC, Neutalia e AEMME Linea Ambiente, racconta questa evoluzione: acqua, energia e rifiuti diventano parti di un’unica infrastruttura ambientale al servizio delle comunità. Anche per questo, nel 2025 abbiamo confermato l’obiettivo di zero fanghi inviati in discarica.

Cos’è il progetto Biomethaverse e cosa si aspetta di ottenere Gruppo CAP entro la sua conclusione nel 2027?
Biomethaverse è un progetto europeo di ricerca e innovazione finanziato dal programma Horizon 2020, nato per sviluppare nuove tecnologie in grado di aumentare la produzione di biometano. Coinvolge 24 partner di 8 Paesi e 5 casi studio, tra cui quello italiano, guidato da Gruppo CAP presso l’impianto di depurazione di Bresso-Niguarda.

Per CAP il progetto ha un valore strategico perché parte da un impianto già all’avanguardia: a Bresso è operativo il primo impianto italiano capace di produrre biometano da fanghi di depurazione civili. Biomethaverse permette di sperimentare su scala reale due soluzioni innovative. La prima è l’ozonolisi, cioè il pretrattamento dei fanghi con ozono prima della digestione anaerobica, per aumentare la resa in biometano. La seconda è la biometanazione, un processo biologico che trasforma la CO2 derivante dall’upgrading del biogas in nuovo metano, combinandola con idrogeno.

L’obiettivo, entro il 2027, è raccogliere dati solidi e verificare se queste tecnologie possano essere industrializzate nei nostri impianti. Le stime indicano un possibile incremento della produzione di biometano tra il 15 e il 20%. Se i risultati saranno confermati, Gruppo CAP potrà rafforzare il ruolo dei depuratori come hub energetici: impianti capaci di trattare le acque reflue, recuperare materia, produrre energia rinnovabile e contribuire alla riduzione delle emissioni.

Biomethaverse è quindi un tassello della nostra visione di green utility pubblica: trasformare infrastrutture tradizionali in piattaforme circolari, capaci di generare valore ambientale, industriale ed economico per il territorio.