Intervista a Federica Romagnoli ed Enrico Dallò, Co-Fondatori Stand Up City
All’interno dei gruppi aziendali possono nascere difficoltà legate all’intergenerazionalità. Quali sono gli strumenti oggi disponibili per intervenire?
Stand Up City è una “palestra” di relazioni tra generazioni, un programma per fare pratica a cadenza regolare in contesti percepiti come sicuri, rilassati. Dotarsi di ambienti dedicati è fondamentale per abbassare le difese e sperimentare modi di essere non consueti. I dati dimostrano che così si formano nuove abitudini, perché si esce da quella distratta monotonia quotidiana in cui non ci ascoltiamo davvero.
Quando poi entrano in gioco bias generazionali, collaborare diventa ancora più complesso. Per superare queste barriere serve una motivazione forte, capace di spingere le persone a mettersi realmente in discussione. Per questo scegliamo di fare esercizio nelle scuole pubbliche, portando competenze preziose dove spesso non arriverebbero, mentre adulti e professionisti lavorano allo stesso tempo anche su sé stessi. La luce negli occhi di giovani e adulti che dialogano, è una motivazione sufficiente per lasciarsi coinvolgere qualche ora? L’adozione crescente di questa pratica nelle imprese, ci dice proprio di sì!
IA e cultura digitale rappresentano la quotidianità per i giovani, come possibile aiutarli a utilizzare i device nel modo corretto e a non disconnettersi dalla realtà?
Dobbiamo cambiare punto di vista: se qualcuno conosce meglio i meccanismi di piattaforme digitali, social ed AI probabilmente non sono le generazioni più anziane. Ciascuna generazione ha costruito nel tempo competenze e sensibilità diverse: è più utile combinarle in una cultura digitale condivisa, per un migliore equilibrio tra sicurezza, pensiero critico ed arricchimento delle esperienze di vita e lavoro.
Quando le generazioni smettono di dialogare, rischiano di isolarsi anche attraverso gli strumenti che utilizzano. Al contrario, quando imparano a collaborare, la tecnologia può diventare uno spazio di incontro e non di separazione.
Noi proponiamo come esercizio il “Cestino Intelligente”, dove dipendenti di ogni età e studenti insegnano insieme all’AI come differenziare rifiuti. Da questa esperienza di collaborazione gioiosa germoglia un dialogo più consapevole su come la tecnologia può potenziare le rispettive idee.
Poter intervenire nelle scuole è molto interessante ma rappresenta anche una grande responsabilità: quali sono le modalità migliori per ingaggiare i ragazzi?
Noi siamo “l’ora di relazioni”, con poi temi aggiuntivi e più specifici. Il nostro metodo forma competenze per orientarsi nella vita offrendo sempre uno “specchio”, per lavorare su di sé a prescindere dall’età. Chi partecipa al nostro progetto ha sempre voglia di rifarlo nei propri team, con i propri figli o genitori.
Visti dalle generazioni più giovani poi, restiamo impressi come esempi di ambienti sereni e costruttivi, che loro cercano ancora prima di scegliere il settore in cui inserirsi. Infine, conta il bisogno bilaterale di ciò che si diffonde. Cultura digitale, gioco di squadra, e realizzazione di idee sono tre grandi aree di competenza che il sistema scolastico non riesce ad affrontare in autonomia, che la vita moderna richiede sempre più e che le imprese ricercano.