Intervista a Chiara Zanetti, Child Rights and Business Manager UNICEF

In che modo UNICEF affianca le aziende nel percorso verso l’adozione di politiche family-friendly?
Le aziende hanno un ruolo decisivo nel sostenere le famiglie, non solo con misure di conciliazione, ma anche con una visione più ampia della genitorialità come risorsa, iniziando a leggere il benessere dei figli dei dipendenti come aspetto materiale per le imprese, in quanto concorre a definire i livelli di turnover, assenteismo, produttività, costi di recruiting ed employer branding. Per questo, l’UNICEF ha lanciato la Family Friendly Workplace Initiative (FFWI), un percorso modulare che aiuta le grandi aziende a integrare politiche family-friendly, con un livello di engagement scalabile in base alle priorità, alle risorse e alle ambizioni di impatto di ciascuna organizzazione.
Si è da poco conclusa la prima edizione del Premio Family Friendly Workplace: qual è il bilancio dell’iniziativa?
Il Premio 2026, promosso dall’UNICEF Italia con SDA Bocconi School of Management, premia le imprese che integrano in modo strutturato politiche family-friendly, valutandone l’impatto sul benessere dei bambini e i riflessi positivi su lavoratori e organizzazioni. È emerso che le aziende spesso anticipano le politiche nazionali (es. congedi di paternità), andando oltre gli obblighi di legge: sono change maker che uniscono l’idea imprenditoriale a una promozione concreta del benessere sociale. Da qui l’UNICEF intende partire per integrare la lente dei diritti dei bambini nelle strategie di business. Tra le pratiche più significative rilevate: incremento dei congedi di paternità, asili nido aziendali, percorsi di accompagnamento alla genitorialità prima e dopo la nascita. Nei prossimi mesi comunicheremo i dettagli per partecipare alla seconda edizione del Premio.
Quali sono i benefici misurabili per le imprese che scelgono di implementare nelle loro strategie aziendali iniziative basate sul framework UNICEF?
Gli investimenti in politiche family-friendly non sono solo etici ma producono ritorni quantificabili. Lo studio “Family Policies, Employment and Poverty among Partners and Single Mothers” mostra un ROI di 3:1: grazie a minor turnover, maggiore fidelizzazione e meno assenze legate alla salute dei figli; le aziende con servizi per la prima infanzia registrano in media un -25% di turnover tra chi ne usufruisce. La Curva di Heckman conferma che gli investimenti in capitale umano rendono di più quanto prima avvengono nel ciclo di vita: gli interventi in prima infanzia generano un rendimento del 13% annuo, con effetti su competenze cognitive, socio-emotive, salute e istruzione. Dare a genitori e caregiver più tempo da dedicare ai figli nelle fasi cruciali della crescita favorisce sviluppo cognitivo, competenze relazionali e benessere in adolescenza. In Italia molte aziende offrono già flessibilità, congedi ampliati e servizi di cura, ma manca ancora un approccio strutturato centrato sui bambini: integrarlo diventa leva di innovazione con ricadute positive sull’intera società.