Le voci dei protagonisti: Fairtrade Italia

Intervista a Thomas Zulian, Direttore Commerciale Fairtrade Italia

Thomas Zulian

In uno scenario internazionale caratterizzato da crescente incertezza socio-economica, quali sfide deve oggi affrontare Fairtrade Italia per portare avanti la sua mission?
In un contesto internazionale segnato da crisi geopolitiche, inflazione e accelerazione del cambiamento climatico, la sfida principale di Fairtrade Italia è trasformare l’incertezza in opportunità di resilienza per i produttori del Sud globale, agendo in partnership con le imprese italiane. Con l’entrata in vigore di regolamenti europei cruciali, come la EUDR sulla deforestazione, la CSDDD sulla due diligence (in fase di recepimento nell’ordinamento italiano) e il recente decreto sui Green Claims contro il greenwashing Fairtrade sta investendo massicciamente in innovazione digitale e tracciabilità. L’obiettivo è duplice: supportare i produttori affinché si conformino ai nuovi standard, evitando l’esclusione dai mercati internazionali, e affiancare le aziende del nostro Paese per renderle pronte e competitive di fronte ai cambiamenti normativi in corso.

Come avviene il processo di selezione e verifica dei requisiti delle aziende che entrano nella rete Fairtrade Italia?
Nel primo contatto e nella fase di analisi preliminare, l’azienda interessata si rivolge a Fairtrade Italia, che valuta il modello di business e la filiera produttiva per verificarne la coerenza con i principi Fairtrade. In questa fase si accerta anche la possibilità di utilizzare materie prime certificate e l’azienda viene orientata verso il percorso più adeguato, come la certificazione o la licenza del marchio. Fairtrade Italia non svolge direttamente l’attività di certificazione, ma funge da collegamento tra le imprese e il sistema Fairtrade internazionale: agisce come interfaccia nazionale, gestisce le licenze per l’uso del marchio e supporta le aziende nello sviluppo di filiere sostenibili. Nel caso in cui l’azienda acquisti materie prime certificate e le trasformi in prodotti finiti, deve presentare domanda all’ente certificatore indipendente FLOCERT, dimostrando il rispetto degli standard sociali, ambientali ed economici richiesti. Segue quindi un audit di controllo, basato su ispezioni e verifiche concrete. Se l’esito è positivo, l’azienda ottiene la certificazione ed entra nella rete Fairtrade; successivamente, sono previsti controlli periodici per garantire il mantenimento degli standard nel tempo.

Quali iniziative mette in campo Fairtrade Italia per sensibilizzare gli enti della Pubblica amministrazione ai valori della sostenibilità ambientale e sociale?
Attraverso la campagna nazionale Territori Equosolidali cerchiamo di rendere la sostenibilità sociale una priorità politica a livello locale. I filoni di lavoro sono principalmente due, ovvero il Green Public Procurement e la promozione culturale sul territorio. Con il primo punto, incentiviamo gli enti locali nella promozione dei Criteri Ambientali Minimi nei bandi di gara, che comprendono la scelta di prodotti Fairtrade nella categoria dei “prodotti esotici” nelle mense scolastiche, negli uffici pubblici e negli ospedali. è risaputo il fatto che, nonostante i CAM siano obbligatori per legge, la loro applicazione pratica non trova ancora pieno adempimento da parte della PA. Con il secondo punto ci riferiamo alla promozione dei valori attraverso l’organizzazione di incontri, manifestazioni, rassegne culturali che favoriscono scelte di consumo consapevole che premia i valori della sostenibilità sociale e ambientale.