Intervista a Laura Mariani, Responsabile Marketing I Provenzali – Gianasso (Gruppo Mirato)

In un mercato oggi sempre più attento alla sostenibilità, come bilanciate l’evoluzione delle vostre formulazioni e del packaging con la necessità di chiarezza e trasparenza?
Rispondere alle esigenze di sostenibilità e trasparenza fa parte del nostro DNA: da più di 25 anni creiamo cosmetici ispirati alla tradizione erboristica e cosmetici biologici certificati. Per noi il miglioramento continuo passa attraverso decisioni concrete, a partire dall’attenta selezione degli ingredienti fino allo studio di packaging con impatto sull’ambiente sempre minore. L’obiettivo rimane sempre lo stesso: unire la massima qualità della formula a un’informazione chiara e verificabile su tutto ciò che facciamo.
In che modo analizzate e monitorate la provenienza delle vostre materie prime?
Per quanto riguarda la selezione delle materie prime per le nostre formulazioni, in fase di progettazione la nostra Ricerca & Sviluppo analizza una corposa documentazione fornita dai partner, verificandone la rispondenza al nostro Disciplinare Tecnico. Prevediamo un’attenta valutazione del rischio, seguendo criteri molto rigidi sulla tipologia della materia (naturale, vegetale, alimentare) e sul paese di origine. Ci chiediamo sempre quale impatto possa avere ogni componente (in base al consumo stimato), che sia alimentare, ambientale o etico. Per l’olio di mandorle dolci, ad esempio, valutiamo l’impatto alimentare, ovvero consideriamo attentamente la non-sottrazione di risorse al consumo alimentare. Per il truciolo dei nostri saponi, caratterizzato da un impatto composito, abbiamo deciso di aderire al sistema RSPO, acquistando esclusivamente truciolo certificato Mass Balance.
Per quanto riguarda la provenienza geografica, individuiamo le zone a maggior impatto etico (come Africa, Asia centrale/orientale, America centrale/meridionale e India) rispetto a quelle a medio impatto (come alcune nazioni europee). Ai fornitori di queste aree richiediamo un impegno vincolante al rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori: dal divieto assoluto di lavoro infantile o forzato, alla garanzia di standard rigorosi su salute, sicurezza, equità salariale e libertà di associazione.
Nella primavera 2025 avete collaborato con Masseria Antonio Esposito Ferraioli, piantando 80 ulivi in un terreno sequestrato alla criminalità organizzata. A distanza di oltre un anno, qual è il bilancio dell’iniziativa?
Gli 80 ulivi si inseriscono all’interno di un piano forestale più ampio sostenuto con Treedom presso la Masseria Ferraioli, che conta complessivamente circa 970 alberi in buono stato di salute al momento del monitoraggio (gli altri alberi sono stati finanziati da altre aziende). Ad oggi le giovani piante di ulivo sono in fase di crescita e non sono ancora produttive. Una volta raggiunta la maturità, le olive prodotte verranno impiegate direttamente dalla Masseria per la produzione dell’olio dell’azienda agricola, trasformando un gesto di rigenerazione ambientale in un presidio di economia sociale e legale sul territorio. Crediamo fermamente che fare impresa significhi restituire valore alle comunità e sostenere chi lavora quotidianamente per la legalità e la rigenerazione dei territori. Progetti come questo dimostrano come la tutela dell’ambiente e il riscatto sociale possano e debbano camminare di pari passo.